Atlas intervista: FLYSUIT

In occasione del CampusFestival 03 Atlas – il blog, ha avuto l’opportunità di conoscere e raccontare le band e gli artisti che hanno partecipato all’evento.
I Flysuit, band forlivese emergente vincitrice del music-contest al CampusFestival del 2017, si sono raccontati ai nostri microfoni.

[Giulia Delaini, intervistatrice]: Qual è la storia dei Flysuit?

[Marco Ravaioli, chitarrista e voce dei Flysuit]: I Flysuit si formano nell’estate del 2014 a Forlì. Del progetto iniziale oggi rimaniamo solo in due, ci sono stati vari cambiamenti nel corso del tempo. La nostra veste, però, è sempre stata quella dell’indie-rock. All’inizio eravamo partiti come cover band, poi dopo qualche mese si è manifestata la voglia di fare dei pezzi che fossero nostri.

[G.D]: Avete anche pubblicato, nel 2016, un primo ep: Input. Qual è stato il punto di partenza di questo progetto?

[M.R.]: Siamo partiti ovviamente con le date e i concerti, e più andavamo avanti più avevamo dei brani nostri. Quindi ci è venuto in mente di fare un demo con due pezzi: uno è arrivato alla posizione 6 della chart di Reverbnation, su scala nazionale, dopodichè siamo andati avanti con i live, per tutto il 2016, suonando in ogni dove. Abbiamo pubblicato il nostro primo ep, Input EP 2016: cinque pezzi. Successivamente ci sono state delle divergenze artistiche con la vecchia formazione e ci siamo fermati per qualche mese. Siamo ripartiti a fine 2016 con l’attuale formazione [composta da Alessandro Amerio – voce, Marco ravaioli – chitarra e seconda voce, Francesco Magnani – basso e voce, Luca turoni – piano e tastiere, Francesco Berti – Batteria, ndr.]. La volontà era quella di scrivere nuovi pezzi con una nuova formazione, ma il comune denominatore è sempre rimasto quello di suonare tanto perché crediamo molto nei live. Abbiamo iniziato a suonare in ogni palco della regione dall’anno scorso e siamo molto contenti perché abbiamo ricevuto i nostri primi consensi e una fetta di pubblico che ha iniziato a seguirci sempre. A dicembre dell’anno scorso, poi, ci siamo chiusi in studio e abbiamo realizzato l’ep che adesso è uscito, Il Sogno EP.

[G.D.]: Raccontami di quest’ultimo lavoro.

[M.R]: Il Sogno EP parla, in quattro pezzi allacciati tutti fra loro, il cui denominatore è l’idea di persona, di un ragazzo (che in realtà potrebbe essere una persona di qualsiasi età), che vive la sua vita e a cui succedono le cose che potrebbero succedere a chiunque. Noi pensiamo che la vita perfetta non esista – il Mulino Bianco esiste solo nella pubblicità – e cerchiamo di dare sfogo anche a quei problemi adolescenziali e giovanili che nelle possono interessare le persone, ed è normale che sia così. Abbiamo cercato, attraverso la musica, di sfogarci e di dare sfogo a magari chi non ha la fortuna di salire su un palco. Questi quattro pezzi parlano tutti delle persone, dei problemi dei sentimenti e delle cose belle e brutte della vita. Nell’ep c’è anche un tributo a Luciano Foglietta, un grande giornalista romagnolo che scrisse I Matti di Seguno nel ’64. In questo senso è un ep che ha anche radici nella nostra bellissima terra, la Romagna.

[G.D.]: Da quello che mi racconti si sente tutta la fatica della gavetta, di cui adesso iniziate a vedere i risultati. Come state vivendo questa fase della vostra carriera?

[M.R.] La gavetta la stiamo facendo ancora, assolutamente, anche se nel nostro piccolo abbiamo già avuto parecchia esperienza. La strada per arrivare in palcoscenici come quello del Campus Festival è veramente lunghissima. L’anno scorso abbiamo vinto il contest delle band, che è stato il motivo per cui siamo qui stasera. Vedersi aumentare il consenso e i live è bellissimo, ma ci vuole sacrificio. Hai dei compagni di avventura con cui ci sono litigi e screzi, non sempre ci si capisce al meglio, però la cosa bella è che si crede in qualcosa comune: la musica e il raccontarsi.

[G.D]: Come vi siete avvicinati alla musica?

[M.R.]: Tutti in modo diverso, ma accomunati dalla passione e dal vedere suonare i nostri idoli. Ci siamo sempre ispirati ai Blastema, grande band qui di Forlì che ha fatto anche Sanremo nel 2015, ma anche ad altre band. Crediamo fermamente, anche se magari con accezioni diverse, e che nel 2018 il rock non è morto. Bisogna rispettare i generi, le tendenze e le mode ma la passione per questa musica non morirà mai finché ci sarà qualcuno con qualcosa da dire.

 

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