ESCLUSIVA ATLAS: Intervista a Francesco Borghetto, Presidente di European Youth Network: “Rilanciare una UE diversa, più integrata e strutturata”

ATLAS – Il Blog di Vita Activa ha intervistato in esclusiva Francesco Borghetto, studente di Scienze Internazionali e Diplomatiche classe ’94, Presidente dell’associazione italiana European Youth Network. Abbiamo parlato dei progetti dell’associazione e delle tematiche che riguardano l’Unione Europea, tenendo conto, in particolare, degli scenari internazionali che si sono andati a creare di recente. Ringraziando Francesco per la disponibilità, vi auguro buona lettura.

 

Cos’è European Youth Network e come nasce?

European Youth Network è un’associazione italiana che nasce dall’incontro di diversi background, racchiude spiriti diversi provenienti dal mondo istituzionale, accademico e sociale. Nasce in un contesto in cui, supportati dal Ministro per gli Affari Europei tedesco, Michael Roth, abbiamo (gruppo di ragazzi universitari provenienti da Italia e Germania) sentito la necessità di creare una piattaforma che potesse favorire una discussione su questioni di ordine europeo in grado, non solo di rimanere a mero dialogo, ma di andare oltre e sviluppare l’incontro tra generazione erasmus e mondo istituzionale. Questo punto si è concretizzato con diversi incontri avvenuti tra una nostra delegazione e alcune figure istituzionali, tra i quali lo stesso Michael Roth, il Ministro per gli Affari Europei greco Ioannis Amanatidis e il Console Generale del Kosovo presso Strasburgo, Edon Cana. Considerato ciò, è fondamentale sottolineare che European Youth Network non nasce solo ed esclusivamente per questo, ma porta con sé anche aspetti educativi e formativi dedicati esclusivamente a ragazzi provenienti dal mondo delle scuole superiori con l’obbiettivo di avvicinarli al mondo istituzionale attraverso progetti mirati. Infine posso dire che European Youth Network per poter congiungere da un lato l’incontro con le istituzioni e dall’altro lo sviluppo di progetti mirati all’avvicinamento del “giovane” all’istituzione ha ottenuto l’accreditamento presso l’Assemblea europea delle Regioni e l’inserimento all’interno del Registro di Trasparenza della Commissione Europea (che ci permette di essere parte integrante del corpo quotidianamente consultato dalla Commissione Europea).

 

Quali sono stati i progetti finora realizzati e quali sono quelli per il futuro?

European Youth Network, al di là degli incontri con il mondo istituzionale, ha concretizzato progetti mirati che, come ponti, hanno messo in contatto tutti quei giovani del mondo delle scuole superiori con le istituzioni italiane. Ciò è avvenuto attraverso Parliament 2.0 e UN Security Council, format molto comuni di simulazione parlamentare e del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il punto innovativo su cui abbiamo puntato per sviluppare al meglio e raggiungere l’obbiettivo è la partecipazione esclusiva di soggetti coinvolti nei lavori istituzionali come Francesco Spano, ex membro della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Andrea Causin, delegato della Camera dei Deputati all’Assemblea parlamentare della NATO, oltreché parlamentari italiani appartenenti a delegazioni come quella presso il Kosovo e presso l’Iran. In più questi progetti, non sono stati solo semplici format di simulazione dei lavori istituzionali, ma hanno visto la partecipazione anche della stampa che ha garantito una maggiore pressione sui ragazzi ponendoli realmente di fronte ai problemi in discussione.

European Youth Network ha sviluppato anche altri format, oltre alle simulazioni delle istituzioni. Abbiamo avviato da tre mesi un percorso di interviste, iniziate con
Antonio Villafranca dell’ISPI, per approfondire tematiche specifiche appartenenti al contesto europeo ed internazionale.
Sulla scia di questi progetti svolti e in svolgimento, intendiamo proseguire nella strutturazione sempre più ampia e fitta di un network con altri enti e istituzioni nazionali ed europee in grado di soddisfare sempre gli obbiettivi statutari.

 

L’Unione Europea sta attraversando un periodo molto difficile a livello politico ed economico. Quali sono, a tuo avviso, le “ricette” giuste per uscire dall’impasse?

Credo che l’Unione Europea non stia attraversando un periodo “molto difficile” a livello politico ed economico. Per spiegare la mia affermazione partirei considerando i dati economici; secondo le stime di Eurostat, il Pil europeo è cresciuto dello 0,5% nei primi tre mesi del 2017 che, su base annua, equivale ad un incremento del 2% a dimostrazione che lo stato di salute economica dell’Unione Europea è in fase di crescita positiva. Questo dato ci aiuta a comprendere l’andamento generale dell’intero mercato europeo per quanto esso rappresenti l’Unione Europea e non il singolo Stato membro. Analizzando i singoli casi ci troviamo di fronte, secondo Altraeconomia, a Paesi emergenti come Lettonia e Romania che corrono, Paesi storici dell’UE come Spagna e Portogallo che rifiatano e ad una Germania con avanzi miliardari e un Pil in aumento su base annua dell’1,7%. È chiaro che dati come questi fanno pensare a tutt’altro che un periodo difficile. Certamente non possiamo considerarli come dati definitivi dal momento che siamo solo al primo trimestre, ma possiamo sfruttarli come punto di partenza per rendere ancora più efficiente il sistema produttivo europeo nel rispetto delle diversità nazionali. Sul piano politico, non è certo un periodo roseo, ne sono consapevole, soprattutto dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, avvenimenti come l’elezione di Trump negli USA e l’instabilità nell’area sudorientale (Corea del Nord). Credo però che tale periodo non si possa nemmeno considerare come “molto difficile”; se consideriamo due eventi: in questi giorni la Germania ha avviato, sotto l’egida europea, alcune sperimentazioni di esercito comune insieme a Paesi membri come la Romania e la Polonia rilanciando un’idea di Europa unita anche sulla questione difesa; la possibilità che la Francia ritiri la propria delegazione presso il Consiglio di Sicurezza in favore di una delegazione dell’Unione Europea; ci aiutano a comprendere come il sogno europeo non sia stato smaltito e anzi, proprio in questo periodo, sia più che mai viva la voglia di rilanciare un’Unione Europea diversa, maggiormente integrata e strutturata (situazione certificata anche dalle elezioni in Olanda e Francia nelle quali si è scelta l’Europa).

 

La politica estera di Trump è caratterizzata da un ritorno all’isolazionismo. Qual è il ruolo, in questo scenario, che può ritagliarsi l’Unione Europea?

Non sono uno statista, nemmeno un docente universitario, ma basandomi sui dati presenti e sulle dichiarazioni dei leader europei, essendo anche a contatto con il Ministero degli Affari esteri tedesco posso dire che, come primariamente ha dichiarato Angela Merkel per conto del Governo federale, l’Unione Europea non intende negoziare i propri valori, il clima ne è l’esempio, ed è disposta a mettere in discussione pure le proprie alleanze; in questo senso, credo che l’Unione Europea possa diventare davvero un’importante guida per tutti quei Paesi che non si riconoscono nei valori imposti dal modello trumpiano degli Stati Uniti o dalla Russia putiniana. L’Unione Europea in questo scenario deve continuare a lavorare sui propri valori e cercare di svilupparli al meglio nelle relazioni esterne, come per esempio con la Cina. Concludendo vorrei ricordare che l’Unione Europea e la Cina rappresentano i primi due mercati del globo e, ad oggi, stanno lavorando e costruendo un’intesa valoriale estremamente importante, non solo sul clima, che potrebbe diventare punto di forza contro scelte isolazionistiche. L’Unione deve puntare su questo: condividere i propri valori e costruire una forza in grado di smantellare soluzioni pericolose per l’equilibrio internazionale, per l’ambiente e per tutti gli ambiti di international policy.

 

Stati Uniti d’Europa: siamo vicini o lontani?

Stati Uniti d’Europa. Ammetto essere il mio sogno. Siamo ancora lontani purtroppo, gli Stati membri hanno ceduto sovranità negli ambiti di policy quali politiche agricola, economica, di occupazione e crescita, di sviluppo ambientale, di educazione e formazione, ma mantengono fortemente il controllo su ambiti vitali quali politica estera e difesa comune. La speranza è che il percorso intrapreso dalla Germania in campo di difesa comune funzioni cosi da spingere anche gli altri Stati membri a riconsiderare una possibile CED II evoluta e sviluppare dunque un’idea di Europa caratterizzata da una costituzione federale in cui ci sia meno sovranità nazionale nei settori più delicati quali politica economica, politica di sicurezza federale e politica estera, politiche ambientali, gestione del bilancio delle istituzioni UE e controllo di programmi, politiche e procedure federali, promozione e gestione delle politiche di contrasto al consumo e traffico di droga, politica commerciale. Concludendo, ammetto che non è un percorso facile, ma reputo sia possibile, soprattutto in questo momento storico.

 

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