Io alla Scuola di Politiche di Enrico Letta non ci volevo andare

UN’ONESTA PREMESSA
La Scuola di Politiche di Letta ha aperto le iscrizioni per il prossimo anno (scadono il 15 giugno). Io ne sono stato alunno quest’anno. Con questo articolo vorrei dunque raccontare la mia personalissima esperienza. Spero sia utile per chi è indeciso sul candidarsi. Specialmente spero lo sia per coloro che sono, come lo ero io, fortemente scettici poiché reputano la SdP distante dalle proprie convinzioni politiche. Ciò che segue è scritto in maniera forse non troppo formale. Ciò deriva dal fatto che non voglio raccontarvi che questo è il migliore progetto del mondo, nè che è il peggiore. Voglio solo darvi delle impressioni soggettive ma sincere, che possano essere un contributo originale e personale alla discussione su questo progetto. Buona lettura.


IO ALLA SCUOLA DI POLITICHE NON CI VOLEVO ANDARE

Io alla Scuola di Politiche di Enrico Letta non ci volevo andare. Non ci volevo andare per due motivi principali: non mi piace il PD e sono euroscettico. La Scuola di Politiche, invece, è ovviamente piena di piddini ed ha come valore fondamentale l’europeismo. Fino alla fine, dunque, ero deciso a non andarci.

Riflettendo meglio, però, anche spinto da un mio prof liceale, mi sono reso conto che forse questa poteva essere un’ottima occasione per conoscere il mio avversario (politicamente parlando, ovviamente): un modo per rafforzare le mie convinzioni o in alternativa aprirsi a nuovi mondi e nuove visioni.

A fine giugno, quindi, mandai la mia candidatura. Nel video di presentazione avevo esplicitamente manifestato il mio euroscetticismo e il voler partecipare per dibattere con chi la pensava molto diversamente da me. Un po’ con sorpresa, dunque, vengo a conoscenza di essere stato ammesso e la mia avventura ha inizio.

COME FUNZIONA LA SCUOLA

La giornata tipo della scuola consiste nel recarsi a Roma, una volta al mese, ed assistere, assieme ad una trentina* di altri ragazzi, ad una serie di lezioni che si tengono tra circa le 10 e le 18. A fine di ogni lezione, naturalmente, vi è spazio per domande e dibattito. Ci sono poi state delle eccezioni: incontri a Milano, Torino e soprattutto il viaggio a Bruxelles, di cui parlerò dopo.

Ricordo benissimo la prima lezione: era tenuta da un professore dell’Università della California e parlava di economia europea. Una lezione che suscitò fortissimo interesse in me, ero quindi molto contento di aver preso parte a questo progetto. Purtroppo però, non sempre i relatori mi hanno così entusiasmato: a volte gli argomenti trattati non erano interessanti, altre volte erano cose già trattate all’Università… ma ovviamente non si può pretendere che sia tutto fantastico.

una lezione tipo (da instagram: @scuolapolitiche)

La cosa bella delle lezioni è comunque il fatto che, essendo solo in una trentina, si può interagire per davvero con i professori (a differenza delle lezioni universitarie dove si è in 200 e il professore è solo una voce remota).

GLI ALTRI STUDENTI

Una delle cose che più arricchiscono di questa esperienza è il contatto con gli altri studenti. Personalmente, infatti, ho finalmente potuto conoscere quelle creature mistiche che sono gli studenti di Bocconi, Luiss e Cattolica. Gente della borghesia italiana che uno come me lo guardano dall’alto verso il basso. Ovviamente tutti i miei stereotipi da studente dell’Unibo sono stati smentiti: la persona con la quale ho più legato frequenta proprio la Cattolica.

A parte queste considerazioni non troppo serie, comunque, il contatto con gli altri studenti è stato davvero fortemente arricchente per il semplice fatto che il 90 per cento di loro aveva idee completamente differenti dalle mie. Gente che vota Pd, +Europa, che reputa Zingaretti un comunista e la Bonino la più grande statista italiana oggi vivente… insomma tutte opinioni pienamente legittime ma che personalmente non condivido.

Ciò è stato un bene, perché confrontarmi con gente che la pensa in maniera differente, ma è anche molto preparata e ferrata sugli argomenti, è qualcosa di arricchente in un modo assurdo. Mi ricordo le discussioni sul Jobs Act (con uno studente della Bocconi, appunto), quelle sulla globalizzazione, quelle sulla Banca Centrale Europea… tutte discussioni che ti fanno sicuramente sviluppare un quadro più completo della situazione e quindi convinzioni più consapevoli.

Un po’ di esempi della varietà delle persone delle quali sto parlando:
c’era uno dei più importanti esponenti di Volt Italia, c’era un attuale candidato al P.E. con +Eruopa, un consigliere comunale dei 5S, uno del Pd, un candidato consigliere con la Lega, gente di Articolo 1, Possibile, ma anche ingegneri, medici e biologi e anche una filologa, un filosofo e un giornalista. Almeno questi sono quelli che ho conosciuto (e che ora mi vengono in mente). Penso comunque che questo breve elenco basti a far capire la ricchezza del contesto nel quale si è inseriti.

La cosa più bella, comunque, è l’onestà intellettuale della quale molti erano dotati e che ha reso le conversazioni piacevoli e utili: si cercava più la verità che il far prevalere la propria posizione (con le dovute eccezioni, ovviamente).

IO CHE ROMPO (MA NON LO RIFAREI)

Personalmente, poi, ho scassato anche molto le palle ai relatori, oltre che ai colleghi. Il mio intervento tipico era contestare i loro discorsi a favore di europa-euro-pd mettendo in mezzo i vincoli economici europei privi di senso e il macello sociale in Grecia (tipo come faccio su questo blog). Ovviamente non ricevevo mai una risposta esauriente: ovviamente quelle persone erano lì per raccontaci quanto è bella l’Ue, non per denigrarla.

Ecco, potendo tornare indietro, dunque, farei interventi sicuramente non incentrati sul criticare, ma sull’approfondire ciò che il relatore esprime. Non potendo egli mai prendere certe posizioni, tanto vale comprendere al meglio la sua per poterla criticare al meglio. Questa è la cosa della quale più mi pento.

BRUXELLES

Uno degli interventi più critici l’ho mosso ad un’europarlamentare del PD che ci ha ospitato a Bruxelles. La Scuola, infatti, pagando tutto tranne i voli, ci ha ospitato a Bruxelles, dove abbiamo visitato il Parlamento Europeo e la Commissione (oltre a varie altre cose ovviamente).
Purtroppo la visita è stata viziata dalle imminenti elezioni europee e dunque abbiamo ascoltato alcuni interventi che avevano un leggero retrogusto propagandistico.

io e i altri colleghi al Parlamento Europeo, quello per il quale si vota il 26 (foto da instagram @scuolapolitiche)

Nel complesso, però, è stato molto formativo entrare a contatto con la realtà delle istituzioni politiche europee. Abbiamo discusso con europarlamentari, burocrati della Commissione e lobbisti. Non c’è bisogno di argomentare su quanto tutto ciò possa essere formativo, anche per chi, come me, le istituzioni europee vorrebbe farle scomparire.

io e i colleghi alla Commissione Europea, quella per la quale non votiamo mai

Ad esempio: il funzionario della Commissione che spiega che si può non seguire alla lettera il principio della divisione dei poteri di Montesquieu e comunque essere una democrazia, oppure il lobbista di Confindustria che dice che non conosce una legge del P.E. non fatta sotto la pressione di una qualche lobby.
Insomma, sicuramente ho capito molto meglio i concetti che portano certe persone a sostenere visioni politiche che io reputavo insostenibili.

BANKITALIA E CASSA DEPOSITI E PRESTITI: NEL CUORE DEL CAPITALE ITALIANO

Tornando in Italia, invece, anche a Roma c’è stato un giorno dedicato alla visita ad alcune istituzioni italiane come il Parlamento, Cassa Depositi e Prestiti e Banca d’Italia. Spinto dalla mia visione complottista (che preferisco definire realista) della realtà, ho optato per visitare l’ultima citata.

Esperienza assurda. Ci hanno portato in giro per queste stanza fatte con tipi di marmo che non sono più trovabili, ritratti di tutti i governatori della Banca fino a Draghi (vedi foto), io che mi sentivo male, nel covo dei nemici di classe numero uno.

Abbiamo anche avuto una breve introduzione sulla storia di Bankitalia e le sue funzioni. Ovviamente non ho potuto esimermi dal commentare dicendo che io Bankitalia la nazionalizzerei. Il relatore mi ha messo quindi a sedere evidenziando le mie lacune macroeconomiche (io comunque vorrei ancora nazionalizzarla, vabbè).

il dipinto che mi fa tremar le vene e i polsi

Un altro fondamentale evento è stata la lectio magistralis  del presidente di Cassa Depositi e Prestiti. Il presidente ha tenuto una lezione dove ha parlato del ruolo dello Stato nell’economia italiana, parallelamente allo svilupparsi della sua personale carriera.

Questa conferenza ricopre un posto speciale nel mio cuore, è infatti iniziata con varie citazioni di Reagan contro lo Stato interventista, ed è proseguita con questo tono. Affascinante poi come la carriera del Presidente sia stata un’altalena tra Goldman Sachs e il governo con Prodi. Quando ha raccontato che non riuscirono a privatizzare Alitalia perché venne eletto Berlusconi  mi sono per un attimo sentito berlusconiano. Che cosa pazzesca.

il nemico di classe (cioè il Presidente)

COSA HO IMPARATO

Quando mi chiedo cosa questa esperienza mi abbia dato ci rimango un’infinità a pensarci, per capire se ho sprecato o no il mio tempo. Alla fine, per ora, sono giunto alla conclusione che ciò che più mi ha donato è la consapevolezza. Mi sento infatti più consapevole di quella che è la realtà politica che mi circonda.

Incontrare quelli che prima genericamente definivo “i burocrati europei”, “i banchieri”, “gli eurocrati”, lo stesso Letta, mi ha fatto capire che è tutto ben più complicato di quello che vogliono farci credere i giornaletti (di destra come di sinistra), che dietro una semplice raffigurazione con i buoni da un lato e i cattivi dall’altro, vi è una realtà ben più complessa . Una realtà che può essere esplorata e capita solo abbandonando la pretesa di conoscere la verità assoluta su certi temi e aprendosi al dialogo con il differente.

Con questo, ovviamente, non voglio mica dire di essere diventato un europeista o che il 26 Maggio voterò Pd (state certi che non lo farò). Le mie convinzioni di base di prima sussistono, ma sono rette da argomentazioni ben più forti. Ma soprattutto sono consapevole che esse sono frutto di una visione che, essendo io un normalissimo piccolo ventenne italiano, è fortemente limitata e fragile:  basata molto più su ciò che voglio vedere (e che mi si vuole far vedere) rispetto a quello che è davvero.

Lo so che è un pensiero un po’ contorto, ma non è facile esprimere certi concetti (almeno per me).

CONCLUSIONE PERSONALISSIMA

Qual è, dunque, la mia conclusione? Vi consiglierei o no di iscrivervi alla Scuola di Politiche?

Beh, se siete dei liberali-liberisti-europeisti vi consiglierei di iscrivervi: sarà come stare in paradiso per voi.

Se per voi invece Pd-euro-Ue-Bonino sono il male d’Italia, iscrivetevi comunque: prenderete così tanti pugni in faccia che se riuscirete a rialzarvi, vi rialzerete forti come non mai.
Poi però c’è sempre il pericolo di stare così tanto a contatto con l’altro che si perde la consapevolezza di se stessi…vedete voi.

Se avete qualche domanda chiedete senza problemi!
In bocca al lupo a chi proverà ad essere ammesso!

Per maggiori info ed iscrizioni: qui.

MENZIONE AD HONOREM
(quello che “io sono venuto qui per provocare”)

In conclusione, però, vorrei fare una menzione ad honorem  ad un professore della Cattolica che, il penultimo giorno, ha secondo me fatto terra bruciata di quasi tutti quelli venuti prima di lui:

la ricetta “finanza+consumo” va sostituita da “sostenibilità + contribuzione”. Solo un coglione pensa di realizzarsi attraverso il consumo, l’ambito della realizzazione umana è il fatto che vogliamo partecipare a cose che hanno un senso, così siamo contributori, cittadini. (…) Alla sinistra l’unico mito che è rimasto è l’Io  (…) si diviene monade nel mondo, oggi sta implodendo questa idea autoreferenziale dell’Io, per gli Io la conseguenza è la servitù volontaria (de la Boetiè). (…) La libertà è relazione, non esiste solo slegarsi: se lo pensi, ti stanno fottendo, ti stai legando inconsapevolmente a un sistema tecnico-economico.

Ecco, niente da aggiungere.


*= gli studenti in tutto sono 100, ma si viene divisi in 3 classi 

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