Ipse dixit: non è forse l’attesa del Cambiamento il Cambiamento stesso?

«Buonasera a tutti». 

Belli e vicepremier.

 

«Sabato scorso ci sono state al Quirinale le celebrazioni della Festa della Repubblica e, ricordo, anche il primo compleanno del governo da me presieduto». 

Eppure il regalo l’ha ricevuto solo a Salvini.

 

«Il primo giugno 2018, insieme a tutti i miei ministri, abbiamo prestato giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica. Ricordo quel momento». 

Figurati noi…

 

«L’insediamento del mio governo è stato accompagnato da molto entusiasmo». 

Del Ministro Toninelli.

 

«E da molto scetticismo da parte dei commentatori».

“Gombloddo!!!1!”.

 

«Le notazioni critiche si sono appuntate soprattutto su due aspetti. Il primo, il fatto che avessimo deciso di porre a fondamento dell’azione di questo governo un vero e proprio contratto». 

Senza nemmeno recarsi da Bruno Vespa. 

 

«Il secondo, il fatto che nel ruolo di Presidente del Consiglio era stato investito il sottoscritto».

Come un gatto in tangenziale.

 

«Una terza figura investita del compito di garanzia dell’attuazione del contratto e ovviamente di operare la necessaria sintesi politica». 

Tra le innumerevoli antitesi.

 

«Confesso adesso, a distanza di un anno, che quanto al primo aspetto non mi sono mai preoccupato. […] Quanto al secondo aspetto, riguardante il ruolo del presidente, anche qui l’ho affrontato con relativa tranquillità».

Le preoccupazioni sono iniziate quando Di Maio ha iniziato a sporgersi troppo dal balcone.

 

«Mi piace ricordare a distanza di tempo anche le parole che ho declamato quando ho prestato quel giuramento nelle mani del presidente Mattarella: “Giuro di esser fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”. Non ho mai giurato altra fedeltà all’infuori di questa». 

O Conte sta pagando eccessivamente i primi caldi, o ha preso Wanda Nara come agente e vuole rinegoziare il contratto. Oppure s’è semplicemente rotto il cazzo.

 

«Quel giuramento è stato e sempre sarà il faro della mia azione come Presidente del Consiglio». 

E delle navi a Venezia.

 

«Sin dall’insediamento, lo ricordate tutti, abbiamo rivendicato questa formula: di essere il “governo del cambiamento”. Questo perché il nostro governo, il mio governo, è nato dall’incontro di due forze politiche entrambe consapevoli che il Paese avesse bisogno di un cambio di passo».

I problemi sono arrivati quando una delle due forze ha iniziato a voler mettere un piede a Lione.

 

«Un Paese non può avere un futuro di sviluppo se ampie fasce della sua popolazione rimangono ai margini».

Senza nemmeno farle morire nel Mediterraneo.

 

«Siamo intervenuti per rispondere anche più efficacemente al bisogno di sicurezza diffusamente avvertito dalla popolazione».

Dopo averglielo fatto avvertire.

 

«Abbiamo adottato lo Spazzacorrotti, introducendo una delle legislazioni più avanzate al mondo per contrastare episodi di corruzione».

C’è scritto su Google, chiedete a Siri.

 

«Abbiamo, ancora, modificato l’articolo 416 ter del Codice penale. […] Abbiamo, per la prima volta in Italia, varato un Piano nazionale per mettere in sicurezza il nostro territorio. […] Attenzione, non è questo un bilancio».

Metti che l’Europa ascolti…

 

«Questi provvedimenti non si accompagnano da soli una volta introdotti».

Serve qualcuno che li porti in Svizzera. 

 

«Abbiamo svolto un lavoro di squadra incredibile con i miei due vicepresidenti».

Considerato che uno leggeva e l’altro scriveva. E un terzo ci ficcava una manina.

 

«Ma anche con i parlamentari di maggioranza, che voglio qui ringraziare, perché spesso in contesti molto delicati hanno operato a sostegno del Governo con grande competenza e grande abnegazione».

Aspettando che Rousseau tornasse a funzionare.

 

«Questa esperienza di Governo ha però dovuto convivere, soprattutto negli ultimi mesi, con varie consultazioni elettorali, locali e da ultimo europee». 

Insomma, tutto andava bene, poi è sopraggiunta la democrazia…

 

«È stato un ciclo serrato di tornate elettorali che ci ha costretto di convivere con una campagna elettorale pressoché permanente». 

E senza IVA al 22%.

 

«Ne ha risentito inevitabilmente il clima di coesione che ha sin qui caratterizzato le forze di governo». 

Quando Di Maio si è offeso perché Salvini gli ha chiesto di girarsi.

 

«Io stesso avevo sottovalutato questo aspetto». 

Effettivamente lui mica s’è dovuto far eleggere.

 

«In particolare, la consultazione europea si è rivelata molto aspra e intensa, al punto che ha finito per accreditare l’immagine di uno stallo nell’azione di Governo. Questa è una falsità».

“Sia chiaro, al momento non c’è nessuno stallo: l’unico armato è Salvini!”.

 

«Più in generale, dobbiamo lavorare a una manovra economica che, diciamolo francamente, si preannuncia complessa». 

Tanto che s’è preparato con una visita istituzionale in Vietnam.

 

«Saremo chiamati a fare scelte delicate».

Tria rischia di rompersi.

 

«Dovremo riuscire a perseguire una politica di segno espansivo, come fin qui abbiamo fatto, tenendo però in ordine i conti». 

Brindando poi con le mogli ubriache.

 

«Chi conosce i mercati sa che occorrono parole univoche e chiare da parte di tutti i componenti del governo».

“Al mio tre dite tutti vaffanculo: uno, due…”.

 

«Io stesso, insieme ai ministri competenti, sto lavorando ad alcuni progetti assolutamente strategici. […] Ne cito alcuni, di questi progetti».

Noi, invece, attendavamo di conoscere i ministri competenti.

 

«Alcune delle iniziative a cui stiamo lavorando già da tempo […] richiedono però visione, coraggio, tempo. Impongono di uscire dagli schemi limitati alle campagne elettorali, dei proclami lanciati a mezzo stampa, per abbracciare la prospettiva di una programmazione strategica, lungimirante». 

#bocchechiuse.

 

«Siamo chiamati a disegnare il futuro del Paese».

“E quello stronzo di Picasso ci ha fottuto la Guernica”.

 

«Una cosa un po’ diversa dal soddisfare gli umori della piazza info-telematica, dal collezionare like nella moderna agorà digitale». 

“Per tutto il resto, c’è Luca Morisi”.

 

«Analizziamo insieme la situazione in cui ci ritroviamo. La consultazione elettorale ha offerto un dato complessivo molto significativo». 

La Madonna sta con Salvini.

 

«A distanza di quasi un anno dall’inizio del governo, i cittadini italiani confermano e anzi rafforzano, seppur di poco, la fiducia verso questa esperienza di governo». 

Tanto che la metà si è già portata avanti non andando a votare.

 

«La distribuzione, però, del consenso all’interno delle forze di maggioranza si è notevolmente modificata. La Lega ha riscosso un successo molto significativo, il Movimento 5 Stelle è uscito fortemente penalizzato dall’ultima competizione, quella europea».

E allora il PD?!

 

«Purtroppo il clima elettorale non si è ancora spento, viviamo ancora i postumi di una condizione che ho definito di super eccitazione». 

Ce l’hanno più duro che mai.

 

«È un clima che non giova all’azione di governo». 

Piove. E gli pisciano addosso.

 

«Vorrei chiarire meglio, su questo punto. I miei rapporti personali sono buoni, sono ottimi con tutti i miei ministri».

Il punto Gigi.

 

«Lavorare però nell’interesse esclusivo del Paese […] significa predisporsi ad abbracciare un orizzonte temporale ben più ampio e un atteggiamento realmente costruttivo». 

Ma non c’erano le ruspe al governo?

 

«Il mio motto, lo sapete, è “sobri nelle parole, operosi nelle azioni”». 

In una parola: ape.

 

«Se continuiamo a indugiare nelle polemiche a mezzo stampa, nelle provocazioni coltivate per mezzo di veline ai quotidiani, nelle freddure sparate a mezzo social, non possiamo lavorare». 

Nè finire Scienze Politiche.

 

«Le logomachie, questo eccesso di verbosità, questi perenni, costanti conflitti comunicativi inevitabilmente pregiudicano la concentrazione sul lavoro».

Tanto che Casalino non ci vinse nemmeno il GF.

 

«Gli italiani ci chiedono di proseguire nell’azione di governo e per fare questo dobbiamo operare con serietà, con impegno costante, con la massima concentrazione».

Ipse dixit:

 

«Io stesso posso fare e voglio fare di più per svolgere incisivamente il mio ruolo». 

Mangerà anche lui la Nutella.

 

«Le polemiche sterili, le discussioni inutili, dobbiamo esserne consapevoli, sottraggono energie preziose e distolgono dagli obiettivi di governo». 

“Perché nessuno pensa al sistema elettorale e Satana a Sanremo? Qualcuno pensi al sistema elettorale e Satana a Sanremo!”.

 

«Abbiamo un compito molto impegnativo: dobbiamo preservare il patrimonio di fiducia, e qui mi rivolgo direttamente ai cittadini, di cui voi ci avete investito sin dal primo giorno. A voi tutti ho promesso che questo sarebbe stato il Governo del Cambiamento e vi assicuro che sarà il Governo del Cambiamento sino all’ultimo giorno».

Che sarà anche quello bellissimo.

 

«Non posso essere certo della sua durata». 

Eppure alla Lega piace. 

 

«Ma posso garantirvi che sino all’ultimo giorno, sino all’ultima ora, questo sarà il Governo del Cambiamento».

Dopodiché ha buttato un occhio all’orologio.

 

«La premessa necessaria per agire in questa direzione è racchiusa in una formula chiave: leale collaborazione. […] Leale collaborazione è un concetto giuridico, ma anche etico. Significa tante cose». 

Soprattutto un cazzo.

 

«Significa che se facciamo una riunione politica e poi prendiamo una decisione, poi non dobbiamo cambiarla in modo arbitrario. Che se sopravviene un ripensamento dobbiamo informare di questo i colleghi e chiedere una nuova riunione». 

“Non si può avere la faccia come il libro”.

 

«Leale collaborazione significa anche che ciascun ministro si concentra sulla sua materia di competenza senza prevaricare e invadere sfere che non gli competono».

“Oh, se solo Razzi fosse Ministro dell’Interno…”.

 

«Leale collaborazione significa che si hanno delle questioni politiche, di qualsiasi tipo, da sollevare, lo si fa rispettando la grammatica istituzionale, quindi parlando in modo chiaro di queste questioni al Presidente del Consiglio e alle altre forze che compongono la maggioranza».

“Io volessi che Salvini smette di farebbe il Premier”.

 

«Leale collaborazione significa, ancora, e faccio un ulteriore esempio, che se il Ministro dell’Economia e il Presidente del Consiglio stanno interloquendo con le istituzioni europee per perseguire un obiettivo fondamentale per il sistema Paese, quello di evitare una procedura di infrazione che ci farebbe molto male, le due forze politiche non intervengono ad alterare questa delicata interlocuzione, riducendola ad ulteriore terreno di provocazione e di ulteriori polemiche».

Un esempio a caso. 

 

«Chiedo quindi a entrambe le forze politiche, e in particolare mi rivolgo ai rispettivi leader che rivestono un ruolo primario nella compagine di governo, di operare una chiara scelta e di dirmi, dirci, se hanno intenzione di proseguire nello spirito del contatto stipulato, con l’obiettivo di porre in essere le azioni per la realizzazione dei suoi contenuti».

Sponsorizzati.

 

«O se preferiscono riconsiderare questa posizione, semmai perché coltivano la speranza di una prova elettorale che valga a consolidare la propria posizione, e anche dall’altro lato a riscattare una sconfitta».

Insomma, una resa del Conte.

 

«Io personalmente resto disponibile a lavorare con la massima determinazione per continuare in un percorso riformatore che al termine naturale della legislatura potrà consegnare a noi stessi e ai nostri figli un’Italia migliore. Non solo più giusta, più equa, più inclusiva, ma anche più efficiente, più moderna, più competitiva, più attraente per gli stessi investitori. Non posso compiere queste scelte da solo». 

“Luigi: per me una coca e un cotto e formaggio. Matteo: che poltrona mi consigli?”.

 

«Le forze politiche che detengono la maggioranza in entrambe le Camere devono essere pienamente consapevoli di questo loro compito e delle rispettive responsabilità». 

Dopodiché Rousseau si premurerà di salvarle. 

 

«Certamente qui voglio esser chiaro con tutti i cittadini: non mi presterò in nessun modo a vivacchiare».

Non sarebbe un Bene.

 

 «Non mi appresterò a galleggiare al solo fine di protrarre la mia permanenza qui a Palazzo Chigi».

Eppure parlava dalla Sala dei Galeoni.

 

«Se non ci fosse una chiara assunzione di responsabilità come da me richiesto, e attenzione, se i comportamenti non fossero coerenti e conseguenti, molto semplicemente, con la trasparenza e con la lealtà della mia azione e nel rispetto delle procedure costituzionali, rimetterò il mio mandato nelle mani del Presidente della Repubblica».

Insieme alla patata bollente.

 

«Chiedo una risposta chiara, inequivoca e anche rapida perché il Paese non può attendere». 

La bile l’ha tenuta per sé.

 

«Grazie».

Al prossimo CdM.

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