Ipse Dixit: pallone sgonfiato

Lotta e governo.

Carlo Tavecchio: «Optì Pobà è venuto qua, prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio. E va bene così».

Senza parole.

 

Carlo Tavecchio: «Se la Lazio ha undici [stranieri] su undici, ma son tutti europei, è perfettamente inutile fare riflessioni politiche: questo è l’Europa. Noi non ci mettiamo il distintivo dell’Europa, ci mettiamo [il distintivo] dell’Italia, diciamo: “Ne vogliamo solo cinque, di stranieri, o solo sei”».

Più che di distintivo, parlerei di pistola.

 

Carlo Tavecchio: «L’assassino di John Kennedy non ha subito quello che ho subito».

Ma solo perché almeno lui andò a segno.

 

Carlo Tavecchio: «Finora si riteneva che la donna fosse un soggetto handicappato rispetto al maschio sulla resistenza, sul tempo, sull’espressione anche atletica, invece abbiamo riscontrato che sono molto simili».

Anche nelle retromarce.

 

Carlo Tavecchio: «Abbiamo un handicap sugli stadi».

Hanno nomi femminili.

 

Carlo Tavecchio: «Negli stadi non si deve solo giocare a calcio».

Eppure iniziare da lì non parrebbe tanto male.

 

Carlo Tavecchio: «Negli stadi non si deve solo giocare a calcio. Ci deve essere la farmacia, il cinema, la lap dance».

Per mandare meglio una qualificazione a puttane.

 

Carlo Tavecchio: «Gli effetti positivi dell’applicazione della tecnologia sulla linea di porta sono sotto gli occhi di tutti».

Effettivamente gli anziani sbronzi al bar il lunedì mattina sono in calo.

 

Carlo Tavecchio: «Il campionato viene esercitato in stadi che sono inferiori alla media europea anche sotto il sistema della sicurezza».

E pensare che per anni ci accusavano di pensare solo alla difesa.

 

Carlo Tavecchio: «Io non ho nulla contro [i gay], però teneteli lontani da me. Io sono normalissimo».

Metti che poi gli omosessuali, per prossimità, diventino dei normalissimi pluripregiudicati democristiani.

 

Carlo Tavecchio: «Non ho niente contro gli ebrei, ma meglio tenerli a bada».

Cercherà una soluzione (in) finale.

 

L’Adieau

Carlo Tavecchio: «Mi sono dimesso per un atto politico e non sportivo».

L’Italia è la Nazionale che ama.

 

Carlo Tavecchio: «Quando oggi ho avuto la sensazione che la mia componente [la Lega Dilettanti, ndr], nella quale ho vissuto per diciotto anni, ha fatto considerazioni che non promettevano sostegno, non ci ho pensato un attimo».

Lo hanno mandato allo sbaraglio.

 

Carlo Tavecchio: «Se ritengo di avere colpe per la mancata qualificazione al mondiale? Forse non essere intervenuto a Milano per cambiare allenatore alla fine del primo tempo».

Ma non ha ancora capito che nessuno lo voleva in campo?

 

Carlo Tavecchio: «Ce l’ho messa tutta, ma so fare qualche tiro col portiere fuori, ai cross ci arrivo a malapena e i rigori non li so tirare. Altrimenti forse, in Francia, ci qualificavamo».

Solo ai cross ci arriva. E a malapena.

 

Carlo Tavecchio: «Siamo arrivati a un punto limite di speculazioni».

Infatti siamo all’equivalente della Lehman Brothers.

 

Carlo Tavecchio: «Non dobbiamo riverenze a nessuno, abbiamo dato al Coni trenta milioni in questi ultimi anni».

Facendogliene perdere più di cento per la mancata qualificazione.

 

Carlo Tavecchio: «Ventura non lo ha scelto Tavecchio».

Ma, nonostante tutte le colpe di Ventura, nemmeno viceversa.

 

Carlo Tavecchio: «Il c.t. lo ha scelto Lippi».

Lo voleva in Sudafrica nel 2010.

 

Carlo Tavecchio: «Tavecchio paga per Ventura».

Un po’ come tutti noi.

 

Carlo Tavecchio: «Pensate che a 74 anni ho bisogno di sedermi su una sedia?».

Solo di una poltrona.

 

Carlo Tavecchio: «Volevo la Var dal 2014, sono stato il primo a chiamare Blatter».

È che è andato al rallenty.

 

Carlo Tavecchio: «Var? L’ho proposto io, prima di me c’era stato solo quel giornalista là, quello della Rai che è morto [Biscardi, ndr]».

È stato un lungo processo.

 

Carlo Tavecchio: «Ho parlato con quattro-cinque grandi allenatori. Sono tutti impegnati».

Hanno le loro cose.

 

Verba Volant

Massimo Moratti: «Bisogna voler bene alla Nazionale. Serve qualcuno che  la prenda con onore e con il cuore».

O che con onore e cuore lo prenda.

 

Massimo Moratti: «Per [Tavecchio] è stato uno choc, l’ha presa male, ce l’aveva con il destino».

Non con l’evoluzionismo?

 

Massimo Moratti: «Comunque, in generale, come Nazionale ce la siamo sempre cavata con grossi colpi di fortuna».

Ci daranno un Mondiale di cartone.

 

Urbano Cairo: «Tavecchio negli anni passati [ha fatto] buone cose».

Salutava sempre.

 

Silvio Berlusconi: «Tavecchio? Ha operato bene in tanti settori».

Tant’è che lo ha battuto per numero di condanne.

 

Matteo Salvini: «Troppi stranieri in campo».

Qualcuno gli spieghi che nella Nazionale giocano solo calciatori italiani.

 

Matteo Salvini: «Troppi stranieri in campo dalle giovanili alla Serie A: questo è il risultato».

Insomma, non ci aiutano a casa nostra.

 

Matteo Salvini: «#stopinvasione e più spazio ai ragazzi italiani, anche sui campi da calcio».

Oltre che su quelli di Rosarno.

 

Giorgia Meloni: «Fuori dai Mondiali: per molti di noi sarà la prima volta da quando siamo nati».

Tranquilli, probabilmente nemmeno l’ultima.

 

Giorgia Meloni: «E vorrei poter dire che è stata colpa della sfortuna, dell’arbitro o di chissà che cosa».

Tipo dei negri?

 

Giorgia Meloni: «Il fatto è che nello sport, come in ogni altro ambito, se punti tutto sugli stranieri e trascuri gli italiani, poi ne paghi le conseguenze».

Cose nostre.

 

Giorgia Meloni: «Ora, per favore, ripartiamo dai nostri giovani. Viva l’Italia».

E w la Figc.

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