Atlas recensisce: «Istruzioni per diventare fascisti» di Michela Murgia

Poiché infatti in politica metodo e contenuto coincidono, il metodo fascista ha il potere della trasmutazione alchemica: se applicato senza preclusione ideologica trasforma in fascista chiunque lo faccia proprio perché – come direbbe Forrest Gump – fascista è chi il fascista fa. Quelle che seguono sono quindi istruzioni di metodo e in particolare istruzioni di linguaggio, la struttura culturale più manipolabile che abbiamo.
(da Necessaria premessa di metodo in Istruzioni per diventare fascisti)

Uno dei libri che ha più fatto parlare di sé, nelle ultime due settimane, è Istruzioni per diventare fascisti di Michela Murgia. La scrittrice, attrice e politica sarda ha affidato la sua scrittura sagace e graffiante nelle mani della casa editrice Einaudi, che ha pubblicato il testo nel novembre 2018. Tuttavia il settimanale l’Espresso ne ha dato un breve assaggio pubblicando in anteprima quello che è stato chiamato il fascistometro. Quest’ultimo è un test basato su una serie di affermazioni (da «il suffragio universale è sopravvalutato» a «se ti piacciono tanto portateli a casa tua») che a seconda del punteggio ottenuto determina il grado di fascismo di chi sta facendo il test. Il fascistometro ovviamente si trova anche nel testo cartaceo, passando dall’essere un atto di guerrilla marketing all’essere un’appendice vagamente decontestualizzata e superflua di un pamphlet.

Metodologia, non ideologia

Sin dalla premessa Michela Murgia, in un atto di onestà intellettuale, afferma di non essere interessata a raccontare i dettagli del periodo fascista o di raccontare chi sono i fascisti del terzo millennio (definizione, quest’ultima, cara ai militanti di CasaPound). Il suo scopo è dimostrare – con un tono più provocatorio che ironico – che il fascismo può insinuarsi nelle pieghe della democrazia e che è indubbiamente un metodo di governo più comodo e semplice rispetto ad essa. Ovviamente la strada comoda non è sempre quella giusta.

Nella sua argomentazione l’autrice si serve del’espediente dialettico del manuale d’istruzioni e, in dieci brevi capitoli, spiega come i vantaggi del metodo fascista siano l’accentramento del potere nelle mani di un capo, il monopolio della violenza, la retorica banalizzante e semplicistica e l’individuare costantemente un nemico altro. Tutti fattori già conosciuti che non aggiungono nulla agli ultimi mesi di dibattiti ed editoriali sul populismo e sulle nuove destre.

Il testo poi si arricchisce spesso di allusioni che, purtroppo, risultano poco incisive. Si nominano situazioni più o meno note a tutti e non le si attribuisce ai principali responsabili. Gli 80€, il termine turbocapitalismo e la frase «È finita la pacchia», soltanto tre dei tanti riferimenti impliciti contenuti in Istruzioni per diventare fascisti, non sono attribuiti rispettivamente a Matteo Renzi, a Diego Fusaro e Matteo Salvini ma sono sacrificate nel nome dell’artificio retorico, in un ensemble di esempi abbandonati a sé stessi che diventano ridondanti.

È chiaro tuttavia che Murgia è consapevole di quale sia il proprio pubblico, dichiaratamente di sinistra. Purtroppo, nel tentativo di affascinarlo con la dialettica, si distanzia ancora di più da chi non la legge e ripete concetti sicuramente già noti ai suoi lettori abituali. Nel paese che ha sminuito le azioni di Traini, l’attentatore di Macerata, come quelle di un pazzo e folle lupo solitario, Istruzioni per diventare fascisti è un rischio che non viene corso fino fondo, un’occasione di educazione sprecata.

A sé stante

Va riconosciuto alla Murgia l’aver scritto, però, un ottimo saggio sulla retorica fascista. Sulla retorica, non sull’ideologia o sui crimini del fascismo. Lo scopo del suo testo è dimostrare come il fascismo si insinui nelle crepe della democrazia ma è un testo totalmente fine a sé stesso e sterile e che forse ci sarebbe servito qualche mese fa, prima del fatidico 4 marzo.

Si può parlare di fascismo di questi tempi? Si deve. Lo si può fare implicitamente e ironicamente? No, nemmeno in buona fede. Fascismo è una parola di cui non dobbiamo avere paura: i fascisti ci sono, purtroppo lottano contro di noi, e i fascisti vanno additati esplicitamente.

È un libro che ci meritiamo, ma non è il libro di cui abbiamo bisogno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *