La costruzione dell’identità palestinese: le origini e il divenire

Quando si affrontano le questioni riguardanti il conflitto israelo-palestinese, uno dei luoghi comuni più diffusi è l’idea che l’identità palestinese e con essa il nazionalismo palestinese siano qualcosa di effimero e di origine recente. Questa idea si traduce nell’affermazione che entrambi siano fenomeni artificiali emersi solo a partire dagli anni sessanta del XX secolo, da distinguersi quindi dalle vere identità e dai veri nazionalismi in quanto veri prodotti della Storia.
Queste supposizioni si sono diffuse principalmente a causa della cattiva informazione che la retorica sionista divulgò a inizio secolo per invitare a livello globale tutte le persone di religione ebraica a “tornare” nella Terra Promessa. I primi coloni infatti, come si attesta dalle lettere e dagli articoli scritti in quegli anni, rimasero estremamente sorpresi nel vedere che la Palestina fosse già popolata e coltivata e che già possedesse un suo assetto politico e sociale. Risulta perciò chiaro che dei «palestinesi», intesi come semplici abitanti della terra di Palestina, esistessero ben prima che cominciassero le migrazioni ebraiche. È giusto però sottolineare che, in modo analogo a quanto accadde agli ebrei, fu la minaccia sionista a forgiarne e vivificarne l’identità.

Gli abitanti della regione in effetti non si riferirono da subito a se stessi come «palestinesi», storicamente invece preferirono chiamarsi «gente della Terra Santa» e «arabi di Palestina», ma l’urgenza del momento e l’alto livello di coscienza nazionale raggiunto con il susseguirsi delle migrazioni ebraiche e delle minacce di conquista europee velocizzarono la formazione della propria identità nazionale, che in altre circostanze avrebbe sicuramente richiesto più tempo.
A sostegno di questa tesi vi sono le ricerche di Elias Sanbar, storico palestinese di Haifa, pubblicate in Figures du Palestinien – Identité des origines, identité de devenir (2004): già agli inizi del mandato britannico, sulla scena di un nazionalismo arabo tendente alla formazione di stati nazionali, vi era un uso maturo della parola «palestinese» da parte degli esponenti del dibattito politico. Nei giornali e nelle riviste della zona medio-orientale comparivano infatti espressioni come al-umma al-Falastiniyya (“la comunità palestinese”) e al-wataniyya al-Falastiniyya (“il nazionalismo/patriottismo palestinese”).

Rashid Khalidi, intellettuale statunitense di origine palestinese e professore di storia alla Columbia University (cattedra in Modern Arab Studies), evidenzia nel suo libro Palestinian Identity: The Construction of Modern National Consciousness (1997) che la genesi dell’identità palestinese sia di fatto data dal suo fitto intreccio con forti fedeltà locali e più ampi e potenti fattori di identità transnazionali – in particolare l’arabismo e l’islamismo. “Il palestinese” quindi si era sempre considerato al contempo parte di svariate comunità, contesto forse non troppo facile da comprendere per coloro che sono abituati a pensare all’identità nazionale in termini astorici e unidimensionali, facendo di solito riferimento a modelli derivati da una versione idealizzata e semplificata dell’esperienza dell’Occidente europeo.

L’identità palestinese rimase a lungo fortemente colorata di sentimenti religiosi e di arabismo, ma in breve tempo si sovrappose ad essi. Il sentimento patriottico, l’attaccamento alla terra natia, l’arabismo, la fede religiosa e gli alti livelli d’istruzione erano tutti elementi costruttivi dell’identità palestinese e già si stavano fondendo in un sentimento comunitario regionale, ma è stato sotto gli influssi dei rapidi, importanti e tumultuosi cambiamenti avvenuti nel periodo che va dall’inizio della prima guerra mondiale ai primi anni del mandato britannico in Palestina (1922-1923) che il senso di identità politico e nazionale della maggior parte dei palestinesi subì una serie di profonde trasformazioni. Gli arabi che vivevano in quest’area si abituarono man mano a pensare a se stessi come parte di una specifica comunità e il risultato fu una sempre più forte identificazione nazionale con la terra di Palestina, nuova e potente categoria identitaria – tuttavia non di certo esclusiva – che un paio di generazioni prima ancora non esisteva (i palestinesi erano infatti soliti considerarsi parte della Siria Meridionale araba e dell’Impero Ottomano musulmano).

I decenni successivi furono poi segnati dallo sviluppo del nazionalismo palestinese: infatti, durante il periodo del mandato e dopo il 1948, l’identificazione con la Palestina divenne significativamente profondo e si estese a più ampi settori della popolazione, iniziando a coinvolgere non più solo le classi medio-alte delle città, ma anche le campagne. Un ruolo importante in questo processo lo ebbe l’accelerazione di alcune tendenze che iniziarono a diffondersi a inizio secolo, come l’incremento della popolazione urbana, l’espansione della stampa e del pubblico di lettori, la crescita del lavoro salariato e la modernizzazione e la diffusione capillare delle scuole (nel 1945-1946 nelle città vi è, rispetto al 1922-1923, un aumento di studenti pari al 400%).

Questa profonda trasformazione del senso di sé rafforzò e consolidò quella devota coscienza nazionale che ancora oggi caratterizza la popolazione palestinese, importante da comprendere nelle sue origini e nel suo divenire cosicché la complessità politico-sociale della regione non venga banalizzata per stereotipi ma affinché invece venga analizzata, studiata e diffusa dalla dottrina per un’apertura al dialogo internazionale e infra-nazionale che favorisca la conoscenza dell’altro.

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