La figuraccia del Movimento 5 Stelle in Europa

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Scomodiamo Venditti per descrivere le vicende che hanno coinvolto il Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo. Quando nel giugno 2014, a seguito delle elezioni europee, sul blog di Beppe Grillo si è tenuta la consultazione per scegliere a quale eurogruppo appartenere, i militanti non hanno avuto dubbi: 78% a favore del gruppo EFDD (Europa della Libertà e della Democrazia Diretta), di cui fa parte anche lo UKIP di Nigel Farage, leader dell’estrema destra britannica, principale sostenitore della Brexit ed antieuropeista per eccellenza. Nel tempo i pentastellati mostrano tuttavia sempre maggiore insofferenza nei confronti dell’EFDD e cominciano a maturare l’idea di lasciare il gruppo, che tra l’altro rischia di sfaldarsi alle prossime elezioni europee. Infatti, con la Brexit e la conseguente uscita dello UKIP (che conta il maggior numero di parlamentari nell’EFDD) dal Parlamento europeo, il gruppo non avrebbe più un numero di rappresentanti sufficienti per continuare ad esistere. Il Movimento 5 Stelle avvia quindi una trattativa coi liberali dell’ALDE (L’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa) e il 4 gennaio viene trovato l’accordo tra il leader dei liberali Verhofstadt e Grillo, che prevede la spartizione dei fondi e degli incarichi. Tra l’8 e il 9 gennaio, i militanti grillini sono stati nuovamente chiamati a pronunciarsi sul blog circa la collocazione nel parlamento europeo, avendo a disposizione tre possibili scelte: restare con l’EFDD, migrare nel gruppo misto, oppure aderire all’ALDE. Nuovamente la volontà degli iscritti, con un sonoro 78,5% a favore dell’adesione al gruppo dei liberali, ha ricalcato inoppugnabilmente la via indicata dal capo.

In molti si sono sorpresi da questo cambio di strategia e si sono chiesti cosa abbiano in comune il M5S e l’ALDE. Poco, forse nulla. Il gruppo dei liberali è filo-americano, fortemente europeista e liberista, e si può considerare la patria politica di Monti. Viceversa, il Movimento 5 Stelle è da sempre critico nei confronti delle istituzioni europee, è a favore dell’apertura del dialogo con la Russia di Putin, ed ha proposto un referendum, oltre che sulla moneta unica, anche sull’appartenenza alla Nato.

Ma quali sono allora i motivi che hanno portato i pentastellati a cercare un accordo con i liberali?  In Europa solo chi fa parte di un gruppo ha diritto a certi fondi (quasi 700 mila euro), a correre per la presidenza delle commissioni, agli uffici e a un certo numero di collaboratori. Dunque, volendo abbandonare Farage e non volendo rinunciare ai soldi, per il M5S era di vitale importanza accasarsi con qualcun altro. Anche l’ALDE avrebbe beneficiato dall’ingresso del Movimento nel gruppo; con l’ingresso dei 17 grillini presenti nel Parlamento europeo avrebbe infatti fatto lievitare i numeri del proprio gruppo divenendo il terzo più numeroso dopo PPE e S&D. E per Verhofstadt si sarebbe aperta l’opportunità di correre per la presidenza dell’Europarlamento (si è votato il 17 gennaio, vittoria dell’italiano Tajani).

Un matrimonio di convenienza si potrebbe dire, peccato che all’ultimo lo sposo non si sia presentato all’altare. Infatti, in seguito alle proteste dei parlamentari liberali, vi è stata la retromarcia di Verhofstadt, che ha affermato poche ore dopo l’esito del voto l’impossibilità dell’intesa, vista la distanza tra le posizioni ideologiche del Movimento 5 Stelle e quelle dei partiti facenti parte dell’Alde. Il dietrofront di Verhofstadt ha suscitato l’ira di Grillo, che ha fatto ricorso a tutta la sua retorica complottista: “tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi” afferma il leader del M5S “L’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del MoVimento 5 Stelle nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo”. Qualcosa nelle parole dell’ex comico genovese non torna. Fino a un secondo prima del gran rifiuto, Grillo e Casaleggio erano disposti ad accasarsi col gruppo più europeista, e avevano trattato con lo stesso Verhofstadt che solo qualche mese prima veniva da loro apostrofato come “il politico che più dentro al Parlamento europeo incarna l’eurocentrismo”. L’umiliazione più grande per i grillini è stata presentarsi con il cappello in mano all’ufficio di Farage chiedendo di essere riammessi nell’EFDD. Il leader dell’UKIP ha chiesto di rinegoziare le condizioni per la permanenza del M5S nel suo gruppo: la prima richiesta, subito esaudita, è stata quella delle dimissioni di Davide Borrelli da co-presidente del gruppo. L’UKIP vuole ora riprendere il controllo dell’attività degli eurodeputati dell’EFDD in alcune commissioni europarlamentari, togliendo il ruolo di coordinatori del gruppo ai grillini. E questa è forse la condizione più dura da accettare per il M5S, che aveva finora approfittato del sostanziale disinteresse degli eurodeputati britannici per le normali attività europarlamentari, al di fuori di quelle più importanti, per affermare la propria posizione antieuropea. Tra gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle, in particolare, si teme la perdita del coordinamento delle attività del gruppo nelle commissioni europarlamentari Envi (ambiente) e Libe (che si occupa in particolare di diritti civili, giustizia e immigrazione). Si tratta delle commissioni in cui le posizioni politiche del M5S divergono di più da quelle dei britannici. Si può inoltre presumere che l’UKIP chieda al Movimento di assumere posizioni più euroscettiche (e non solo anti-euro) e più dure sulla questione dell’immigrazione, e probabilmente un maggiore coordinamento sulle altre questioni politiche, e quindi meno autonomia per i grillini.

I 5 Stelle rischiano di pagare caro gli errori strategici in Europa. Secondo Grillo il Movimento ha fatto tremare il sistema come mai prima; il sistema ha tremato, non solo (o non necessariamente) quello politico europeo, ma anche e soprattutto quello della sua formazione politica, che dovrà adesso trovare il modo di placare i diversi malumori suscitati dalle scelte di questi giorni e che si prepara ad affrontare una nuova fase di incertezza.

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