La mossa del Presidente

L’Italia vive una crisi istituzionale senza precedenti. Nella serata di domenica 27 maggio, il premier incaricato Giuseppe Conte ha rimesso il mandato dopo che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rifiutato la nomina dell’economista Paolo Savona a ministro dell’Economia. Il capo dello Stato ha giustificato la sua decisione affermando di non poter accettare imposizioni dai partiti sulla nomina dei ministri del governo, sottolineando, pur senza mai farne il nome, che Savona si era più volte espresso su posizioni anti-euro. “L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori”, ha detto Mattarella. “È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri, essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani”.

L’ipotesi di impeachment. Il terremoto politico scaturito da queste dichiarazioni ha suscitato le isteriche reazioni dei compari Salvini e Di Maio, che hanno accusato il capo dello Stato di aver tradito l’indicazione emersa dal voto delle ultime elezioni politiche e di essersi inchinato ai mercati e alle sollecitazioni arrivate dall’Unione europea e da alcuni paesi esteri, in primis dalla Germania. In questa turbina di violenza verbale nei confronti del Presidente della Repubblica, vi è chi ha addirittura invocato l’impeachment per Mattarella.

L’impeachment, ossia la messa in stato di accusa del presidente della Repubblica per alto tradimento, è regolato dall’art. 90 della Costituzione italiana, che recita: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri”.

Impossibile che la proposta del Movimento Cinque Stelle di votare l’impeachment per il presidente Mattarella abbia successo. Innanzitutto, per avere effetto, la messa in stato di accusa deve essere approvata dalla maggioranza assoluta dei membri del parlamento. Inoltre, il capo dello Stato sembra infatti aver comunque agito all’interno dei poteri che gli sono conferiti dalla Costituzione. L’articolo 92 della Costituzione, infatti, sancisce che “il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”, e quindi che il Colle può legittimamente opporsi alla nomina di un ministro. Per queste ragioni, il successo della proposta di impeachment proposta dal Movimento Cinque Stelle è meno probabile della vittoria dell’Arabia Saudita ai prossimi mondiali in Russia.

L’affare Savona. Se si dovesse recriminare qualcosa a Mattarella, si potrebbe dire che è stato fin troppo accondiscendente e paziente con i due leader di M5S e Lega. In questi 85 giorni di trattative post elettorali, il capo dello Stato ha, coerentemente con il suo ruolo, cercato di contribuire alla formazione di un governo, dando il via libera quasi su tutto; ha superato, quando si è prospettata la concreta eventualità di un governo di cambiamento formato sulla maggioranza Cinque Stelle-Lega, anche le perplessità di una guida non politica. L’unico veto posto riguardava l’Europa.

Durante il periodo di campagna elettorale, Di Maio e Salvini non hanno mai affrontato il tema. Sapientemente, hanno preferito sotterrare per qualche mese la loro ambizione di portare l’Italia ad uscire dall’Euro. La scelta di indicare Savona, professore dalla rispettabilissima carriera, come ministro dell’economia sarebbe stato il primo passo in vista di un braccio di ferro con l’Europa, dal momento che solo una persona di altissimo livello poteva suscitare tale scrutinio ed eco, nazionale e internazionale, intorno al piano di uscita dall’Euro. Perché mai Mattarella avrebbe dovuto accettare quest’abbozzo di progetto mai discusso e chiarito agli elettori, impossibile e catastrofico per i precari equilibri sui quali il nostro paese funamboleggia?

Ma il bello è che alla domanda “perché non indicate un altro nome, ad esempio Giorgetti?” Salvini ha rabbiosamente risposto di no. Cavolo, è il vicesegretario della Lega, di certo non un tirapiedi della Merkel. Qual è il problema? In primis, Giorgetti non è un teorico di nessun “piano B” mai sottoposto all’attenzione degli elettori. In secundis, la verità è che Salvini non ha mai rinunciato alla prospettiva di tornare alle urne: tutto lascia pensare che ad Agosto lascerà il costume da mare nel cassetto dell’armadio per indossare i panni del martire e di colui che si è schierato contro il capo dello Stato, reo di non aver consentito la nascita di un governo voluto dagli italiani.

E ora? Avanti ora con un governo del presidente, almeno fino alle prossime elezioni. Mattarella ha affidato a Carlo Cottarelli l’incarico di verificare se sia fattibile formare un governo “neutrale” dopo la rinuncia di Giuseppe Conte a seguito del rifiuto di Mattarella di approvare Savona come ministro dell’Economia di un governo sostenuto da Lega e Movimento 5 Stelle. “Mi presenterò al Parlamento con un programma che presenti la legge di bilancio e porti il paese alle elezioni all’inizio del 2019 in caso di fiducia o dopo agosto in caso di sfiducia” ha affermato al termine del colloquio “presenterò in tempi molto stretti la lista dei ministri. Il governo sarà neutrale, assicurerà una gestione prudente dei conti pubblici e riterrà essenziale la partecipazione dell’Italia all’area euro. Mi impegno a non candidarmi e così anche i ministri”.

Ovviamente, il nuovo governo non avrà mai i numeri per governare, dal momento che sia la Lega che Movimento 5 Stelle, che dispongono della maggioranza alla Camera e al Senato, hanno sempre escluso ogni margine di appoggio a un “governo del Presidente”; immaginate ora la rottura istituzionale che si è consumata. Non resta quindi che prepararci a un’estate di mare, birre ghiacciate, campagna elettorale e tanta retorica populista: buone vacanze!

 

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