La ricerca della verità per Giulio

A distanza di un anno dall’omicidio del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni sono ancora sconosciuti i responsabili ed è ancora sconosciuta la motivazione che ha portato alla sua scomparsa. L’intera questione è stata ed è tuttora al centro di un delicato dibattito politico nonché causa di frizioni diplomatiche tra Italia ed Egitto. Il 25 gennaio, a Roma, si è tenuta la manifestazione in memoria di Giulio. La manifestazione è stata una giornata di grande mobilitazione per continuare a chiedere la verità, alla quale si sono affiancate altre manifestazioni come quelle di Bologna, Palermo e Trento.

Nonostante la ferma battaglia di sensibilizzazione condotta da Amnesty International per chiedere la verità, i risultati ottenuti fino ad oggi sono stati molto deludenti. Ciò non solo a causa dei depistaggi operati dal Cairo, ma anche dal silenzio dell’Università di Cambridge, ateneo per il quale Giulio svolgeva la sua attività. A complicare ulteriormente le cose vi sono i tanti interessi italiani presenti in Egitto, tra cui il più importante è rappresentato dal giacimento di gas Zohr gestito dall’Eni. Quest’ultimo è un elemento da non sottovalutare, si tratta infatti della più grande riserva naturale del Mediterraneo. Per questo motivo, dinanzi alle palesi mistificazioni messe in atto dal governo egiziano di al-Sisi, la Farnesina si è sempre mostrata molto cauta sia nelle dichiarazioni che nelle azioni da compiere. È evidente che l’Italia si senta anche fragile rispetto ad eventuali rappresaglie economiche o politico-militari sul fronte libico.

La forza di al-Sisi non è solo economica e si fonda su una rete di rapporti internazionali molto ampia, rete che vede al primo posto il neo-presidente USA, Donald Trump. Anche la politica estera di Matteo Renzi aveva attribuito ad al-Sisi il ruolo di alleato necessario, visto come baluardo contro l’islamismo e non ostile a Netanyahu. Trump possiede esattamente la stessa visione, d’altronde non è un caso che una delle sue primissime azioni è stata quella di telefonare al numero uno egiziano. Giulio aveva compreso il nucleo del potere politico di al-Sisi, però le sue ricerche sulle condizioni dei sindacati dei lavoratori sono risultate, probabilmente, più scomode di quanto lui stesso pensasse (e di quanto pensassero molti colleghi universitari). Le prime motivazioni fornite dal governo egiziano parlarono di un rapimento successivo ad una classica rapina al turista finita male ad opera di malviventi comuni. Una chiara messa in scena poco dopo ritirata dalle stesse autorità egiziane dopo aver constatato la diffidenza e lo scetticismo degli italiani, che però non hanno mantenuto lo stesso impeto nelle trattazioni successive.

Oltre ai giochi politici egiziani ci sono anche altri comportamenti che hanno destato dei dubbi e delusioni, in particolar modo per i genitori del giovane. Ad esempio uno di questi è quello di una docente dell’Università di Cambridge, Maha Abdelrahman. Quest’ultima si rifiutò di incontrare gli investigatori italiani che nel giugno scorso avevano fatto visita a Cambridge scoprendo che la docente aveva espresso parere positivo riguardo le ricerche sugli ambulanti del Cairo, non rilevando alcun rischio per l’incolumità di Giulio. Niente di strano, apparentemente. Invece qualcosa di strano c’è. La professoressa Abdelrahman si era infatti recata tempo prima in Egitto per tenere una conferenza sui diritti umani e sulle forme di repressione contro i giornalisti e gli studenti. La domanda quindi è: come faceva a non saperlo?

È evidente che dietro la morte di Giulio Regeni si celino interessi delicati sui quali le autorità nazionali ed internazionali fanno fatica ad agire liberamente. Questo aspetto è ormai sotto gli occhi di tutti. I genitori hanno rivolto per questo motivo un accorato appello ai giornalisti e alla società civile affinché si continui a mantenere alta l’attenzione sul caso. La speranza è quella di ottenere di più rispetto a quello che si è ottenuto a distanza di un anno. È infine auspicabile porre la fiducia sul Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha promesso personalmente ai genitori di Regeni il proprio personale impegno. Un impegno che si spera possa portare finalmente alla verità vera.

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