La Russia sta depenalizzando la violenza domestica. Quanto c’è di vero e di falso in questa affermazione.

Il 27 gennaio scorso, le maggiori testate italiane presentavano una notizia davvero sconcertante: la Russia stava depenalizzando la violenza domestica. Incuriosita dalla questione, e consapevole del fatto che la violenza domestica in Russia non è cosa così rara, ho deciso di informarmi in maniera più dettagliata.
Ne sono emersi due aspetti principali: il primo è che la Duma di stato ha effettivamente approvato, con soli 3 voti contrari, una proposta di legge che va a sanzionare in maniera amministrativa un tipo di violenza domestica, depenalizzandola; il secondo è che le testate italiane, e più in generale occidentali, contribuiscono ancora oggi, come ai tempi della Guerra Fredda, a rafforzare un’immagine prevalentemente negativa della Russia.

Questo breve testo cercherà di far chiarezza su ciò che sta avvenendo, da una parte e dall’altra degli Urali.

Che cosa prevede la proposta approvata dalla Duma?
La legge va a modificare l’articolo 116 del codice penale russo, che prevedeva sanzioni penali per chi avesse posto in essere atti di natura violenta causando dolore fisico ma non danni evidenti, neppur di lieve entità, ai propri familiari. Con l’approvazione della nuova legge, al contrario, questo tipo di percosse ai familiari non saranno più considerate reato ma esclusivamente illecito di natura amministrativa. Questo significa che chi le porrà in essere sarà sanzionato con una multa fino a 30 000 rubli (circa 500€), un periodo di trattenimento di non più di 15 giorni o una prestazione di lavoro socialmente utile.

Che cosa hanno riportato i giornali italiani?
Le maggiori testate italiane e occidentali hanno riportato, spesso, titoli fuorvianti e a mio parere, eccessivi, che, sommati alla superficialità di lettura di molti hanno creato un’ immagine della Russia come mostro dei diritti delle donne e dei minori. Aperture come “picchiare mogli e figli non sarà più reato” o “in Russia la depenalizzazione della violenza domestica” , sono, dal mio punto di vista, molto appariscenti ma poco chiari ed esaustivi. Mi preme sottolineare, in ogni caso, che con questo non si vuole assolutamente andare a dare una valutazione positiva alla depenalizzazione, ma solamente evidenziare il carattere semplicistico con cui talvolta vengono analizzate talune questioni. Infatti, come vedremo più avanti, un’analisi accurata deve tener conto dalle ragioni di ogni parte in gioco, delle loro giustificazioni , e più in generale deve aver memoria del background storico-politico-sociale di un paese e di un popolo.

In quali casi l’illecito resta penale?
Per cominciare, la prima ragione per cui ritengo che i titoli di molti giornali occidentali siano fuorvianti, è che per la maggior parte dei casi di violenza domestica, l’illecito resta penale. Esso, innanzitutto , resta sanzionato penalmente nel caso in cui queste percosse lievi vengano ripetute, in base alla disciplina dell’art. 117. Inoltre, laddove i danni siano visibili (anche nel caso di denuncia dopo un solo caso di percosse che hanno causato lievi segni sul corpo), la sanzione penale può prevedere una reclusione fino a 2 anni. Nel caso di lesioni moderate o gravi, la previsione di reclusione nei confronti di chi commette l’abuso è anche più ampia dal punto di vista temporale.

Quali sono le giustificazioni delle autorità russe?
Fino a poco tempo fa, in Russia era previsto un regime molto duro per chi avesse commesso atti di violenza domestica, anche laddove questi atti avessero causato esclusivamente danni lievi. Questa legge era però considerata da alcuni come non coerente con i valori tradizionali della famiglia russa. In particolare, la senatrice Yelena Mizulina sostenne pubblicamente che la vera donna russa non percepisce come offensivo il caso in cui un marito colpisca la moglie, e che, allo stesso modo, la famiglia tradizionale russa si costruisce sull’autorità dei genitori sui figli (e quindi anche su percosse lievi nei loro confronti, ndr).
Tra l’altro, secondo i conservatori russi, si era creata una situazione paradossale: chi dava uno schiaffo al proprio figlio rischiava pene più severe rispetto ad un estraneo che, dal nulla, decideva di schiaffeggiare il bambino.
Per queste ragioni, i conservatori, appoggiati fortemente dalla Chiesa Ortodossa, hanno chiesto l’adozione di una legge che andasse a sanare questa duplice non conformità con la tradizione da un lato e incoerenza della norma vigente dall’altro.
Inoltre, un’ulteriore giustificazione proposta dai sostenitori della nuova legge è legata al fatto che, laddove il rischio di detenzione per il proprio coniuge o parente sia minimo, le vittime, legate sentimentalmente ad esso, sarebbero più disposte a denunciare.

Che valutazione si può dare a tutto questo?
Una prima valutazione a caldo, rispetto alla totalità della questione, è che sono le vittime coloro che hanno bisogno di tutela, non chi commette abusi, specialmente utilizzando la propria posizione di autorità sulle vittime stesse. E’ quindi a loro che andrebbero forniti tutti gli strumenti per denunciare l’accaduto in qualsiasi caso e in qualsiasi modalità esso sia avvenuto.
In secondo luogo, la depenalizzazione,può essere ritenuta conseguenza di una volontà della Russia e dei russi di vedere esteso il proprio spazio privato, e della vita privata – volontà giustificabile, almeno in parte, dal fatto che il paese è uscito da pochissimo dall’esperienza dell’URSS, in cui era il pubblico a vedere e provvedere su tutto. I russi a favore della proposta di legge sottolineano come la famiglia sia un ambiente delicato che deve regolarsi da sé, e che non debba subire il controllo di uno stato onnipresente nella vita dei cittadini e i possibili abusi della polizia. A mio giudizio, bisognerebbe notare come non è attraverso la privatizzazione senza controllo che si crea una società più giusta: lo si fa, invece, attraverso i diritti, che rimangono la più forte arma in mano ai singoli per ritagliare gli spazi necessari alla realizzazione della propria autonomia e della propria libertà.
Infine, rispetto al come è stata riportata la notizia dai media occidentali, non è questo il luogo per fare una valutazione complessiva della stampa, che richiederebbe sicuramente un articolo a parte e un redattore più competente della sottoscritta: piuttosto, utilizzo queste ultime righe per rivolgere un invito a tutti coloro che sono giunti con me alla fine di questa lettura. Informatevi, andate a fondo in tutte le questioni, perché, purtroppo, la necessità di arrivare ad un pubblico ampio e di comunicare eventi in maniera semplice porta talvolta a dimenticare l’obiettivo principale della stampa: fare informazione per ampliare la conoscenza del lettore, e non dare informazioni per corroborare le conoscenze preconcette.

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