La Sinistra senza Destra e il mito del grande Centro

Da poche settimane, è stata battezzata una nuova creatura politica, con tanto di olio santo e 55 onorevoli tra Camera, Senato e Parlamento Europeo. Si tratta dell’ennesima bizzarria di una Sinistra che, come sottolinea abilmente Corrado Guzzanti nella fortunatissima imitazione di Bertinotti, si scinde sempre di più, perché si sa, ormai quello che ci fa paura non è più il grande leone della savana, ma i batteri e i microrganismi invisibili.

Eppure, questo nuovo Articolo 1 – Movimento dei Democratici e Progressisti, AKA DP, che fa eccellentemente pendant con PD, un pochino in considerazione deve essere tenuto. Non tanto per le cariatidi che lo hanno tenuto a battesimo. O forse proprio per loro. Perché un partito fatto solo di apparatcik, lo si voglia o meno, è in grado di spostare consenso, e nell’era della politica congressuale che il Centro-Sinistra porta avanti, a mia memoria, dal 1994 ad oggi, il consenso è l’unica cosa che conta.

Fatto sta, che in questi giorni si sta definendo, in maniera molto marcata, una ricomposizione dello spettro politico, che, complice anche, a mio modestissimo avviso, il fallimento della riforma costituzionale, sta ricostruendo una situazione sistemica di tipo primo-repubblicano, con l’aggiunta degli elementi di disturbo delle forze anti-sistemiche.

Un puzzle molto complesso, insomma, che tenterò di spiegare succintamente in questo pezzo, partendo tuttavia da una premessa opposta rispetto a quella del mainstream giornalistico: lo spostamento al centro di Matteo Renzi e del suo PD, infatti, non sarebbe tanto la scelta sconsiderata di un camaleonte doppiogiochista, ma la conseguenza diretta di una precisa forma del sistema, che porta per sua natura ad occupare il centro. A colonizzarlo. E il problema della Sinistra, in questi termini, sarebbe ben altro: l’assenza di una reale Destra sistemica.

Tutto ciò che viene collocato, nella logica mentale così come nel linguaggio, ha necessariamente una validità relativa: non c’è alto in senso assoluto, se non c’è un basso. Non c’è sopra, se non c’è un sotto. E chiaramente, non c’è Sinistra, non può esserci, se non c’è Destra. Questo è stato, in un certo senso, il peccato capitale della Repubblica Italiana, che è nata con la precisa volontà, alle volte anche esplicita e costituzionalmente impressa, di fare in modo che nessun partito politico di massa nascesse oltre un certo limite a Destra. Sistemico e non. Come il sale su Cartagine. Per questo, è stato messo in piedi un grande centro, infinito, totalmente liquido, e gli è stato chiesto di rimanere immobile in mezzo, senza spostarsi di un millimetro. Ma si sa, che i liquidi sono per loro natura mobili, e quando questo grande centro ha iniziato a spostarsi, ha trovato a Sinistra un argine sistemico, perfettamente legittimato, molto solido. A Destra, non ha trovato niente, se non le spoglie di un redivivo Partito Liberale, travolto come un rametto dal fiume in piena. E perciò, ha occupato quella parte. Ed ha trionfato continuamente, complice anche la precisa collocazione internazionale atlantica del paese. Non c’è nulla di immorale. E’ la struttura del sistema che ha portato a questo.

Ora, l’unico modo per uscire da questa situazione, e di permettere alla Sinistra di competere in uno spettro paritario con una Destra che non fosse centro e Destra, sarebbe stato quello che è stato sempre rifiutato come la peste: dare legittimazione ai nemici, e competere con loro. In un sistema come questo, la Destra avrebbe dovuto necessariamente spostarsi un po’al centro, togliendosi dal capo tutti i grilli anti-sistemici, ed avrebbe permesso alla Sinistra di spostarsi anch’essa un po’al centro. Il grande centro liquido sarebbe stato compresso da questa nuova struttura. In realtà, qualcosa di simile è successo, subito dopo Tangentopoli, e quello che mi sento di affermare è che la più grande fortuna della Sinistra è stata l’ascesa di Berlusconi, che non solo ha permesso di compattare tutte le disparate forze contro un nemico comune, ma ha anche dato, in maniera totalmente originale, inedita e, in un certo senso, personalistica, la prima, reale legittimazione ad un centro-Destra sistemico e moderato. Non a caso, gli anni del berlusconismo furono i primi di esperienze concrete al governo del centro-Sinistra, con Prodi, D’Alema e poi con la nascita del PD e le elezioni del 2008, le prime totalmente bipolari della storia politica italiana.

Ma qui è insorto un nuovo, drammatico problema. Nella volontà del centro-Sinistra, era infatti indispensabile screditare la legittimazione che il nuovo sistema aveva conferito a Berlusconi. Togliersi, in un certo senso, dalla condizione paritaria che si era venuta a creare, che è la condizione paritaria della democrazia, e riportare il centro-Destra all’afflato anti-sistemico che l’aveva caratterizzato nel primo cinquantennio di Repubblica. Il modo per farlo era, mutatis mutandis, ritornare all’idea del centro liquido che occupa tutto ciò che c’è a Destra finché può, e anche tutto ciò che c’è a Sinistra. Così, il PD renziano, che pure era nato con l’idea di un centro-Sinistra da collocare in uno scontro bipolare, ha ricominciato la sua colonizzazione del centro, incontrando una situazione incredibilmente simile a quella di qualche decennio fa. A Destra, dopo il declino di Berlusconi e l’avvicinamento di Alfano, si è venuta a creare uno spazio vergine quasi immacolato. A Sinistra, sono invece maturati gli ostacoli. E sono iniziate le scissioni. Prima di SEL, poi di Possibile, Sinistra Italiana, e, adesso, la più grande, di Articolo 1 – DP.

In tutto questo, è insorta una ulteriore complicazione, che è quella dei movimenti e partiti che agiscono (in modo reale o presunto!) fuori dal sistema, e che erano chiaramente impensabili in un momento, quello della Prima Repubblica, in cui il sistema era in una certa misura circoscritto, se non proprio selezionato, dall’ordine geopolitico internazionale. All’epoca, a Destra c’era il Movimento Sociale Italiano, rappresentante di un voto nostalgico, a volte arrabbiato verso la politica primo-repubblicana, ma bloccato. Si potrebbe dire incarcerato. Innocuo, quindi. Oggi, le esperienze del Movimento 5 stelle e di Noi con Salvini hanno un impatto completamente diverso. La prima, perché rende ancora più liquido lo spettro politico, collocandosi ovunque, in ogni suo punto, ma rimanendone sempre ufficialmente fuori, come uno stregone dotato del dono dell’invisibilità. La seconda, perché rappresenta una Destra anti-sistemica che cavalca l’onda di un dilagante populismo, e tramite questo escamotage si propone di diventare una effettiva forza di governo senza mai dover effettivamente passare per la bagarre della collocazione. Nessuna delle due ha bisogno di ridefinirsi, perché entrambe basano la loro forza su una netta presa di posizione che è completamente altro rispetto a quello che lo scenario partitico ufficiale ha da offrire.

In questo senso, dunque, è opportuno ridefinire la collocazione di Renzi e del PD nell’ottica di una struttura che, al netto di tutto il resto, è rimasta pressoché immutata. Renzi non poteva, razionalmente, andare più a Sinistra, come tanti opinionisti politici sono soliti affermare, perché a Sinistra non c’era spazio per lui. Al centro, ce ne era anche troppo. In Italia non può esserci una Sinistra vincente fintantoché non ci sarà un Destra legittimata a sfidarla. Fino a quel momento, la Sinistra resterà a Sinistra, il centro si sposterà sempre più a Destra, e si innescherà una sfida al massacro dal tono di Prima Repubblica rieditata. Nel mondo ormai non c’è più la guerra fredda. Il nemico va rintracciato tra chi si pone fuori dal sistema all’interno dei propri confini. E finché il sistema non saprà riassestarsi, la minaccia di chi vuole smantellarlo sarà sempre più concreta.

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