Le barricate di Gorino e l’assenza della Politica

Uno degli avvenimenti che più ha interessato e diviso l’opinione pubblica italiana nelle ultime settimane e che offre motivo di riflessione è stata la protesta alzata da una parte degli abitanti di Gorino, frazione di seicento anime del comune di Goro, nel ferrarese, contro l’accoglienza di venti migranti.
Esaltati come eroi da quella parte di italiani e di opinione pubblica ostile a qualsiasi accoglienza e solidarietà verso i profughi e sostenuti immediatamente dal leader della Lega Nord Matteo Salvini con un eloquente “Io sto con gli abitanti di Gorino” apparso sulla sua pagina Facebook, gli abitanti di Gorino si sono opposti fisicamente al transito del pullman con a bordo i migranti destinati all’ostello “Amore e Natura”, luogo prescelto per l’accoglienza.

È stato un avvenimento sicuramente preoccupante per tanti motivi. Come ha scritto Fabio Marcelli, giurista internazionale, su Il Fatto Quotidiano, “quando una parte dell’umanità ne rinnega un’altra rinnega, insieme a questa, anche la propria umanità.” È venuta a mancare infatti qualsivoglia forma di pietas e di solidarietà, assenza ancor più grave se si pensa che si trattava di dare alloggio per il periodo invernale a dodici donne, tra cui una incinta, e a otto bambini, persone appartenenti a una fascia ancor più debole e vulnerabile di quanto non lo siano già per la loro condizione di migranti. Inoltre non è stata una reazione spontanea ma la prova concreta che il proliferare e il prendere piede di politiche di chiusura preconcetta verso tutto ciò che è diverso, cavalcando e strumentalizzando episodi di cronaca, ha conseguenze estremamente concrete e drammatiche. Gli abitanti di Gorino, celebrati come eroi dai Salvini di turno, sono un precedente che ha creato e creerà in futuro tentativi di emulazione, come è avvenuto sull’altra sponda del Po all’indomani dei fatti di Gorino, dove il Sindaco di Ficarolo (Rovigo) ha manifestato la sua contrarietà all’accoglienza dei migranti.

È necessario però fare uno sforzo: cercare di capire quali sono le cause di questa grande rabbia, di questo rancore represso che è stato vomitato addosso a venti incolpevoli migranti che avevano tutto il diritto di essere accolti in quanto uomini e non repressi in quanto stranieri. La comprensione delle cause di questo livore non può certamente trasformarsi in un alibi per la loro assoluzione ma può e deve far riflettere.
Gli abitanti di Gorino che hanno eretto barricate per impedire l’accoglienza di venti migranti sono gli elettori di Trump che vogliono sigillare il confine con il Messico costruendo un muro lungo tremila chilometri, sono i britannici che hanno votato “Leave” al referendum sulla Brexit, sono i sostenitori della Le Pen in Francia in vista delle presidenziali che si terranno in primavera, sono il quaranta per cento degli ungheresi che nel referendum del 2 Ottobre hanno dichiarato la loro contrarietà ai piani di ripartizione dei migranti elaborati dall’Ue, sono i polacchi che stanno precipitando in una spirale nazionalistica e che si oppongono a qualsivoglia forma di accoglienza. È dunque qualcosa che va molto oltre le seicento anime di Gorino: è un trend globale che non può essere trascurato e che sarebbe da ipocriti ignorare. È il fallimento della politica “tradizionale”, cioè della sinistra progressista e della destra liberale. Ed è proprio da questo insuccesso nel dare risposta ai problemi concreti dei giorni nostri che si è creato quello che viene definito “populismo”, presente, seppur in ogni paese con alcune peculiarità diverse, nella maggior parte degli stati occidentali. Non sorprenda, dunque, il fatto che un personaggio come Donald Trump, che qualche decennio fa sarebbe stato definito un “impresentabile”, abbia sconfitto Hillary Clinton conquistando le vittorie decisive negli stati del Midwest, un’area tradizionalmente democratica ma messa duramente alla prova dalla crisi economica.

Di fronte all’impossibilità di arrivare a fine mese, alla disoccupazione, al taglio del welfare e dei diritti sociali, alla mancanza di prospettive per i giovani e alle crescenti disuguaglianze, problemi che la politica tradizionale non riesce più a risolvere, diventa un po’ meno assurdo capire il rancore delle piccole comunità, esasperate da una situazione che non dà speranze per il futuro. A tale proposito Ezio Mauro, nel suo editoriale su Repubblica del 26 Ottobre, riporta una frase di una donna che ha partecipato alle proteste a Gorino: “Qui non c’è niente. Niente per noi, che ci siamo nati: figurarsi per gli altri.” Sono parole brutali che fotografano la situazione di emarginazione della stragrande maggioranza delle periferie, italiane e non solo, e che rappresentano una lotta tra disperati, tra gli ultimi e i penultimi. Sono parole che rispecchiano il sentimento di tantissime persone che si sentono ormai dimenticate dalla politica, sempre più insostenibilmente leggera e superficiale, lontana dalla realtà e senza una visione del mondo, assente e, dunque, non meritevole di fiducia agli occhi dei più.

L’inettitudine dell’Unione Europea nel rispondere alla crisi dei migranti, 3800 morti annegati nel Mediterraneo nel 2016 e 153.450 profughi arrivati in Italia via mare, crisi da non considerarsi più situazione temporanea di emergenza ma vero e proprio problema cruciale di oggi e degli anni a venire, è sicuramente un esempio del fallimento della politica “tradizionale” e della mancanza di risposte e soluzioni concrete a problemi drammatici che affliggono la nostra società. È indispensabile dunque che la Politica ripensi sé stessa e trovi la forza per ritornare ad assumere il suo ruolo originario, cioè luogo di confronto e di elaborazione di soluzioni per il bene della comunità, e non mezzo asservito a mere logiche economiche a vantaggio dell’egoismo di pochi. Diversamente il rischio è che verranno irrimediabilmente pregiudicati i principi e i valori su cui si fonda la società occidentale aprendo il campo a pericolose incognite.

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