Le mille forme di Romeo e Giulietta

Two households, both alike in dignity,
In fair Verona, where we lay our scene,
From ancient grudge break to new mutiny,
Where civil blood makes civil hands unclean.
From forth the fatal loins of these two foes
A pair of star-cross’d lovers take their life;
Whose misadventured piteous overthrows
Do with their death bury their parents’ strife.
[…]
The which if you with patient ears attend,
What here shall miss, our toil shall strive to mend.  [Romeo and Juliet – Prologue]

Nella bella Verona dove la scena è collocata, due famiglie di pari dignità piombano per rancori antichi in una nuova discordia che insozza le mani dei cittadini con il loro stesso sangue. Dai lombi fatali di questi nemici, trae vita una nuova coppia di sfortunati amanti, le cui sventure pietose con la morte, la faida dei loro genitori sepelliscono. […] Se vorrete ascoltare con orecchio paziente, la nostra fatica si proverà ad emendare. [Romeo e Giulietta – Prologo del coro]

L’anno è il 1597, il luogo è Londra.

Tra i londinesi è sempre più diffusa l’edizione pirata del testo di una tragedia da poco andata in scena al Globe Theater. Il titolo del libro è L’Eccellentissima e Lamentevolissima Tragedia di Romeo e Giulietta. Il presunto autore, non indicato sulle edizioni clandestine, sarebbe William Shakespeare. Si tratta di uno scrittore e attore membro della Compagnia del Lord Ciambellano, un gruppo di attori e scrittori finanziato dal facoltoso Lord Hunson. È questo il momento in cui Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti diventano gli star-crossed lover, amanti vittime del destino, che ancora oggi raccontiamo.

A onor del vero, la tragedia shakespeariana attinge a fonti letterarie antecedenti: la faida tra i Montecchi e i Capuleti è nominata persino nella Divina Commedia di Dante («Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,/Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:/color già tristi, e questi con sospetti!», vv. 105-107, canto VI dell’Inferno»). Inoltre, quello dell’amore ostacolato che finisce in tragedia è da sempre un tema ricorrente in ambito culturale. Ovidio, ne Le Metamorfosi, racconta la storia di Piramo e Tisbe, amanti antichi che si parlano attraverso un buco in un muro. Lo stesso Shakespeare li nomina in Sogno di una notte di mezza estate. Nel celebre ciclo bretone, poi, si racconta la travagliata storia d’amore tra Ginevra e Lancillotto che, tra l’altro, è proprio ciò che porta Paolo e Francesca a innamorarsi nel V canto dell’Inferno di Dante («Galeotto fu il libro e chi lo scrisse», v. 137). Di origine normanna, sempre parte del ciclo bretone, è anche il mito di Tristano e Isotta, i cui destini sono manovrati dalla sete di potere di chi li circonda. Infine, al cimitero parigino di Père-Lachaise, si può visitare la tomba di Eloisa e Abelardo, una futura badessa e il suo istitutore di gioventù, protagonisti di una controversa storia d’amore.

Alla luce dunque dell’importanza e della fama di Romeo e Giulietta, Atlas – il blog di Vita Activa ha deciso di raccontare, in occasione di San Valentino, la festa degli innamorati, le principali forme in cui la loro tragedia è stata riproposta, dal ‘600 in poi.

Da Tchaikovsky ai Dire Straits

È il 1870 quando il testo di Shakespeare incontra la musica classica e le sonorità russe nell’opera di Tchaikovsky, debuttando a Mosca. Il celebre compositore russo non fu mai completamente soddisfatto della sua opera e continuò ad apportarvi modifiche fino ad arrivare alla versione definitiva del 1886. Ad oggi l’Ouverture fantastica è la parte più celebre del Romeo e Giulietta di Tchaikovsky. Nei circa venti minuti del brano viene introdotto un tema molto delicato che rimanda all’incontro segreto dei due giovani amanti con Frate Lorenzo, anticipando uno dei leit-motiv dell’opera. A questo si alterna un secondo tema irruento e tempestoso, che rimanda alla conflittualità tra i Montecchi e i Capuleti. La chiusura del pezzo, infine, è caratterizzata dal protagonismo del ritmo e delle percussioni, che rimanda all’atmosfera del funerale che chiude l’opera. Non si tratta di un’interpretazione letterale del testo ma di una visione più intima e spirituale del compositore. Insieme al balletto in quattro atti composto da Prokof’ev testimonia la bellezza dell’incontro tra la tragedia shakespeariana e la musica classica.

Non possiede la complessità del romanticismo russo ma è comunque carica di dramma la canzone Romeo and Juliet dei Dire Straits. Ispirata da una cocente delusione d’amore subita da Mark Knopfler la canzone venne registrata a New York nel 1980. Da allora è divenuta una pietra miliare di questo gruppo e di Knopfler stesso. In questo caso la differenza con la tragedia originale, oltre all’evidente ambientazione contemporanea del testo, è nell’attenzione rivolta non tanto al destino tragico e infausto quanto all’agonia di un amore non corrisposto. Una curiosità: il verso «You know the movie’s song» si riferisce alla canzone Somewhere. Quest’ultima è tratta dal musical West Side Story, anch’esso ispirato proprio al dramma di Romeo e Giulietta.

Luhrmann e Zeffirelli: Romeo e Giulietta al cinema

Nel 1969 Franco Zeffirelli vinse due Academy Award (miglior fotografia e migliori costumi) grazie alla sua versione di Romeo e Giulietta. Girato in Italia ma recitato in inglese, la fedeltà alla versione di Shakespeare è innegabile: dalla precisione storica dei costumi e delle ambientazioni  alla corrispondenza tra la giovane età degli attori e dei protagonisti. A buon diritto è ritenuta una delle migliori trasposizioni di Shakespeare sul grande schermo. 

La stessa precisione nei testi e nel casting è tuttavia rintracciabile nel film Romeo + Juliet di Baz Luhrmann. Il regista australiano fece tuttavia una scelta molto particolare: pur mantenendo i testi originali di William Shakespeare cambiò l’ambientazione e il tempo della tragedia. Non siamo più nella Verona rinascimentale ma nella california degli anni ’90. Non siamo più in presenza di una faida tra famiglie ma di una lotta tra gang rivali. Il coro, narratore della storia, è stato sostituito da una giornalista televisiva. Degne di nota sono le interpretazioni di due giovanissimi Leonardo Di Caprio e Claire Danes.

Francesco Hayez

Francesco Hayez – L’ultimo bacio di Romeo e Giulietta, ph. di dominio pubblico via Wikimedia Commons.

Molti, erroneamente, ritengono che il quadro Il bacio di Francesco Hayez ritragga Romeo e Giulietta. Hayez si è occupato degli sfortunati amanti di Verona, è vero, ma lo ha fatto nel 1823, su commissione di Giovan Battista Sommariva. Il quadro ai versi in cui Romeo saluta per l’ultima volta Giulietta con un bacio: «Addio, addio! Un bacio e poi scenderò» (atto III, scena V) e riflette pienamente la concezione del corpo di natura neo-classica. Tuttavia all’epoca fece scalpore per un dettaglio: la mano di Romeo sulla schiena di Giulietta. Questo venne considerato come un gesto carico di erotismo e, forse, riflette il romanticismo come corrente artistica, di cui Hayez fu capostipite in Italia. Oggi il dipinto è parte della collezione di Villa Carlotta a Tremezzina, nel comasco.

Il balcone di Giulietta a Verona

Statua di Giulietta e balcone della casa di Giulietta, a Verona. ph Lo Scaligero via Wikimedia Commons.

La storia di Romeo e Giulietta ha avuto un forte impatto sul turismo nella città di Verona. Molti si recano in visita, infatti, alla Casa di Giulietta, lasciando lettere tra le pietre delle sue mura, incidendo le iniziali del proprio amato e, inspiegabilmente, attaccandovi gomme da masticare. Una leggenda metropolitana sostiene poi che strofinare uno dei seni della statua di Giulietta posta in quel piccolo cortile porti fortuna in amore. Per dovere di cronaca va ricordato che, sebbene l’edificio sia di origine medievale e porti lo stemma dei Dal Cappello, il balcone, su cui si pensa sia avvenuto il celebre dialogo, è in realtà un falso storico, costruito tra l’800 e il ‘900. Nelle campagne vicentine, invece, dalle parti di Montecchio Maggiore, sono presenti due castelli, posti l’uni di fronte all’altro, ritenuti probabili ispiratori della vicenda, rinominati Castelli di Romeo e Giulietta.

Per saperne di più:

Harold Bloom, saggio introduttivo di Romeo e Giulietta di William Shakespeare, ed. Oscar Mondadori, Milano, 2001.

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