L’effetto Lindy: perché alcune cose invecchiano al contrario

The Black Swan explains the domain-dependence of expertise: why the electrician, dentist, are experts, while the journalist, State Department bureaucrat, and macroeconomist are not. Since then, there has been a global movement against the pseudo-expert, the serial incompetence of a certain class of babbling and pompous operatives across bureaucrato-academic professions. Which leads to the question: who is the real expert? Who decides on who is and who is not expert? Where is the metaexpert? Time it is. Or, rather, Lindy. – Nassim Nicholas Taleb

Se entrerete in una libreria tra cento anni, probabilmente la troverete ancora piena di copie di Guerra e Pace, della Divina Commedia, dell’Odissea e sicuramente della Bibbia, del Corano e certamente anche del Tao. E’ molto meno probabile, però, che troviate ancora una copia di Game of Thrones ad occhieggiarvi dallo scaffale e, ancor meno probabilmente, dell’ultimo successo premiato allo “Strega”.

Non solo: è sempre più probabile che tra cento anni, in quella libreria, cercherete sempre libri. E intendo libri veri e propri, oggetti fisici e tridimensionali, e non strani formati di file.

Se poi vi sposterete nella sezione dedicata alla “saggistica”, probabilmente anche i libri recentemente pubblicati (quelli del 2118, per capirci) parleranno ancora di filosofia, storia, matematica, scienze naturali. E’ assai meno probabile che vi imbattiate ancora in qualche arguta riflessione sul “social media marketing”, o in complicati tomi di scienza politica, o di Business administration.

Ma perché? Perché ci sono cose che invecchiano al contrario.

Questo concetto, definito Lindy Effect, venne sviluppato per la prima volta da Benoit Mandelbrot, il genio matematico che ha “scoperto” la geometria frattale.

Mandelbrot prese spunto da un articolo apparso su The New Republic, del 1967 in cui si sosteneva che l’aspettativa di carriera futura di un attore era direttamente proporzionale al totale della sua passata esperienza sui media, ed elaborò un concetto all’apparenza molto semplice: per alcune cose, l’aspettativa di vita futura è proporzionale al passato. Ovvero, più una cosa dura nel passato, più è probabile che duri nel futuro. Mandelbrot riportò nel suo libro The fractal geometry of nature l’esempio di un ricercatore universitario: se il ricercatore aveva già pubblicato dei lavori nell’arco della sua vita, avrebbe continuato a pubblicarne, in media, un ammontare supplementare uguale.

Nassim Nicholas Taleb ha poi ulteriormente sviluppato questo concetto nella sua opera in volumi Incerto, distinguendo tra soggetti deperibili e soggetti non deperibili. Tanto l’attore quanto il ricercatore prima o poi moriranno, è abbastanza certo. Questo pone ovviamente un limite all’effetto Lindy. Ci sono cose, però, che non muoiono affatto ed anzi sopravvivono nei secoli dei secoli: idee, istituzioni, tecnologie, sistemi politici.

Un esempio: se avete davanti a voi un ragazzo giovane e un anziano, potrete probabilmente stabilire, con una certa dose di efficacia, che è più probabile che il giovane sopravviva all’anziano. Un essere biologico ha infatti solitamente delle caratteristiche intrinseche che lo portano ad invecchiare. Dunque, all’aumentare del tempo di sopravvivenza, diminuisce la probabilità che questo sopravviva ulteriormente.

Quando si parla di soggetti non deperibili, però, questo discorso non vale. Anzi, è esattamente il contrario. Più una cosa è “vecchia” e più ha probabilità di sopravvivere ancora nel tempo.

Detto in maniera semplice: se Gianfranco vive 10 giorni in più, la sua aspettativa di vita diminuisce di dieci giorni. Al contrario, se Guerra e Pace viene pubblicato per dieci anni, è probabile che verrà pubblicato per altri dieci. Se viene pubblicato per venti anni, per altri venti. E così via.

Ma perché dovrebbe servire a qualcosa conoscere l’effetto Lindy? Perché fornisce un’idea dell’utilità e del valore delle cose. Anche pratiche o idee che ci sembrano irrazionali o obsolete – un esempio fra tutti, la religione – hanno spesso motivi molto complessi e non necessariamente comprensibili che sottostanno alla loro sopravvivenza. Ciò che è certo è che se qualcosa dura nel tempo ha tutte le caratteristiche per farlo e dunque probabilmente durerà ancora. Non aspettatevi una fine rapida delle religioni monoteiste. Non succederà.

Solitamente, il motivo per cui qualcosa generalmente considerato superfluo o decorativo sopravvive nel tempo è perché a sua volta permette a qualcos’altro di sopravvivere. E questo qualcosa che sopravvive, continua ad utilizzare ciò che contribuisce alla sua sopravvivenza, garantendone a sua volta la longevità. Discorso contorto? Meno, se ci aiutiamo con un esempio.

Taleb ne riporta uno molto efficace: la religione ebraica prevede circa cinquecento regimi dietetici interdetti. Il Casherut prescrive che si utilizzino quattro tipi di piatti diversi, due lavandini, e che sia assolutamente evitato il contatto di prodotti caseari con la carne, di cui ne sono vietati peraltro molti tipi. Prima di definire questo tipo di pratica irrazionale e passare oltre però, è utile soffermarsi a pensare al fatto che essa sia in circolazione da secoli. Chiedersi perché aiuta anche a comprenderne il valore. Nel caso del Casherut, il teologo cristiano Gordon Wenham ha avanzato la spiegazione secondo la quale esso aiuterebbe gli ebrei a mantenere un’esistenza distinta dalle altre popolazioni. Questo significa che il Casherut ha contribuito ad evitare la diluizione della comunità ebraica e ne ha garantito di fatto la sopravvivenza. E la comunità sopravvissuta ha continuato a tramandare la pratica del Casherut.

Di esempi come questo se ne potrebbero fare moltissimi. Taleb sostiene che da questo tipo di riflessione si possa derivare un concetto nuovo di razionalità. Per dirlo con parole sue “la razionalità non è ciò che ha dei fattori esplicativi verbali coscienti; è solo ciò che aiuta la sopravvivenza ed evita la rovina”.

Se qualcosa sia utile o meno, razionale o meno, è spesso difficile da definire e non sempre chi si arroga il diritto di farlo ne ha effettivamente ha gli strumenti.

Ma c’è un giudice infallibile, che altri non è che il tempo.

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