L’Egitto di Al Sisi dopo l’attentato al Sinai

Il regime egiziano deve fronteggiare la minaccia dell’IS che ha colpito la corrente islamica dei sufi, il più grave mai accaduto in un luogo di culto musulmano. La personalità di Al Sisi non può concedere il territorio ai gruppi jihadisti e attua il piano di repressione.

È l’attentato terroristico più sanguinoso nella storia egiziana. Un’esplosione a al-Rawda nel nord ovest del Sinai, non distante dal capoluogo El Arish, insieme alle raffiche di kalashnikov, hanno colpito la moschea sufi Gaririya, corrente mistica dell’Islam, durante la preghiera del venerdì 24 novembre. Un bilancio di 305 morti e diversi feriti riportano il Sinai, la penisola a ovest dello stato che confina con Israele, nella tragedia. L’unico drammatico episodio per coinvolgimento di persone fu l’esplosione del volo metrojet 9268 da Sharm el-Sheik a San Pietroburgo nel 2015, che precipitò con 224 vittime e nessun superstite. L’Egitto è stato tormentato da frequenti attacchi alle minoranze cristiane copte; il più recente risale al maggio di quest’anno, preceduto dalle stragi di Tanta e Alessandria, ma soprattutto l’attacco alla cattedrale di San Marco al Cairo nel dicembre 2016. A rivendicarli è sempre un unico responsabile: lo Stato Islamico.

Se sono stati numerosi gli attacchi alle chiese, quelli alle moschee egiziane sono inusuali. Eppure, l’IS ha sempre combattuto e represso ogni apostasia dell’Islam, come gli Yazidi che furono oggetto di una campagna genocida. L’esercito di Abu Bakr Al-Baghdadi, che converge elementi eterogenei di sunnismo radicale, salafismo e wahabismo, opera in altra direzione rispetto all’internazionalismo di Al-Qaeda, i quali per questa divergenza ideologica rinnegano l’entità statuale dell’IS. L’attentato contro i sufi è la prosecuzione della guerra alle correnti dell’Islam lontane dal radicalismo, più precisamente l’inizio della lotta di Wilayat Sina, distaccamento dell’IS nel Sinai, dai quali si è dissociato il gruppo militante qaedista Jund al-Islam.

Spesso descritti come una forma mistica dell’Islam, il culto dei sufi privilegia la ricerca interiore di Dio e l’abbandono della materia terrena, venerando regolarmente il santuario de “l’Ahl al-Bayt” (la famiglia del profeta Maometto). Nelle loro messe, i “dhikr”, si recitano i versi del Corano e le preghiere a Dio accompagnati da musica e danze. In Egitto risiedono circa 15 milioni di Sufi, tutti bersaglio dei gruppi jihadisti che rigettano la loro interpretazione eretica del Corano.

Nel novembre 2016 un sacerdote-guida novantottenne fu decapitato dai militanti Isis nella città di El Arish. Successivamente si diffusero le minacce agli altri adepti mentre l’esercito egiziano non accennò alcun intervento in difesa delle famiglie tribali sufi (Sawarka, Ramailat, Tarabin e i Bily le principali). L’attacco senza precedenti alla moschea di Rawda non è stato finora rivendicato, ma tra i trenta assalitori sventolava il nero vessillo del sedicente Stato Islamico, a dimostrare la sua prevalenza tra i gruppi jihadisti nella regione: il già citato Jund al-Islam di matrice qaedista, Ansar al-Islam, Ajnad Misr (“Soldati dell’Egitto”) e Hasm, movimento legato ai Fratelli Musulmani, partito tuttora illegale in Egitto, con intenti rivoluzionari e anti-regime.

I sufi Gaririya, la cui tribù Sawarka finora ha sempre mantenuto una posizione neutrale, né col governo né con i militanti della regione, ora si schiereranno a fianco di Abdel Fattah Al Sisi per la sicurezza del Sinai e nella lotta al terrorismo. Ma la pericolosa zona C, “la terra di nessuno” definita dagli accordi di Camp David del 1978 che comincia da El Arish fino al confine con Gaza e Israele, è teatro di uno scontro tra i militari e la fazione Wilayat Sina sin dal 2012, periodo in cui Al Sisi era ministro della difesa. La perdita del controllo del nord della penisola intaccherebbe la credibilità del governo, che basa la propria legittimità proprio sulla sicurezza interna. Anche se i ripetuti attentati di questi ultimi anni si sono rivelati il cavallo di Troia dell’Egitto guidato da Al Sisi, che risponde così all’ultimo attentato:

“Within three months Egypt, with the help of God Almighty and with your efforts and sacrifices along with the civil police, will restore stability and security in Sinai,” ha commentato il presidente dopo l’attentato alla moschea di Rawda: “All brute force will be used”.

La repressione con il suo picco nel 2014 ha creato terreno fertile per trafficanti di armi e uomini, e di quei gruppi che prima erano solo “ragazzetti che correvano con i pick-up nel deserto”. Mohannad Sabry, esperto di Sinai, concorda nel dire che “lo Stato Islamico in Egitto è formato abitanti del Sinai e del Delta del Nilo: i comandanti e gli strateghi sono beduini nativi del Sinai che collaborando con gruppi jihadisti legati a Gaza e allargando le sue fila ad ex-ufficiali delle Forze Speciali egiziane”.

Il leader del partito Ghad al-Thawra (Tomorrow’s Revolution) Ayman Nour, oppositore al governo di Mubarak e al colpo di stato militare del 2013, giudica la situazione in Egitto insanabile, dovuta all’abbattimento del pluralismo e della libertà politica che Al Sisi aveva promesso dopo il golpe. “There is no opposition without a parliament. There is no opposition without freedom of the press. There is no opposition without freedom of speech and freedom of assembly,” commenta Nour, che rimane ancora esiliato dal proprio paese. L’imprigionamento dei numerosi dissidenti politici sta chiudendo la porta per un “peaceful change, but is also opening the doors of revolutionary change” che potrebbe vedere al potere una rappresentanza con un background spiccatamente liberale e secolare, oppure un ritorno dei Fratelli Musulmani.

L’incarico della messa in sicurezza del Sinai e della brutale risposta allo Stato Islamico, è stato assegnato al capo di stato maggiore delle Forze Armate, il generale Mohamed Farid Hegazy, e al ministro dell’Interno, Magdy Abdel Ghaffar. In un area al confine con lo stato di Israele servirà sicuramente il beneplacito di Netanyahu, poiché questa rappresaglia non lascerà le relazioni interstatali immutate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *