L’hotel di Banksy in Cisgiordania: una finestra aperta sullo scontro arabo-israeliano

Se il conflitto arabo-israeliano fosse arte sarebbe Street Art, e se fosse Street Art sarebbe Banksy. Senza ogni ombra di dubbio, il misterioso writer inglese è infatti l’artista internazionale che più di tutti ha mostrato un sincero interesse nei confronti del dramma mediorientale. Una straordinaria sensibilità la sua, che lo ha ispirato nella realizzazione di significative ed esplicative opere, come quelle impresse sul muro divisorio in Cisgiordania costruito da Israele. L’intento di Banksy è infatti quello di abbattere, quanto meno virtualmente, tale barriera, simbolo della divisione di due popoli allo stesso tempo carnefici e vittime di un odio irrazionale.
Lo scorso anno, però, l’artista senza nome è riuscito addirittura a superare se stesso, portando a compimento un progetto a cui stava lavorando da molto tempo: la realizzazione del Walled Off Hotel, l’hotel che offre “la peggiore vista del mondo”. Dotata solamente di nove stanze, la struttura è infatti situata a Betlemme a pochissimi metri di distanza dal muro divisorio sopracitato e da ognuna delle camere si può godere di una privilegiata quanto inquietante vista su di esso. Lungi dall’essere un semplice albergo, il Walled Off Hotel è piuttosto una finestra aperta sulla tragedia mediorientale e sui drammi con i quali entrambe le popolazioni sono quotidianamente costrette a convivere.

Banksy ha cominciato a mostrare il suo forte interesse per le condizioni della popolazione palestinese a seguito della costruzione, nel 2002, della cosiddetta Barriera di separazione israeliana. Si tratta di un muro alto nove metri, dotato di torrette d’avvistamento e porte elettroniche, che si inerpica per circa 730 chilometri all’interno dei territori palestinesi in Cisgiordania occupati da Israele sin dalla fine della Guerra dei Sei Giorni. Con lo scopo ufficiale di bloccare gli attentati terroristici provenienti dai quei territori, lo stato ebraico ha realizzato il muro della vergogna infischiandosene completamente delle più basilari norme di diritto internazionale. La Barriera, voluta fortemente dal governo conservatore di Ariel Sharon, si discosta infatti per un totale di circa 30 chilometri dalla Linea Verde, andando di conseguenza a rubare letteralmente una porzione di territorio palestinese ai loro legittimi proprietari.
L’impatto del muro nella vita quotidiana della popolazione araba è enorme. Molti tra i diritti fondamentali dell’uomo vengono violati dalla barriera israeliana, come quello all’autodeterminazione dei popoli, alla libertà di movimento, al lavoro, alla salute e all’istruzione. Ogni mattina si formano presso i checkpoint lunghe file di lavoratori palestinesi che si apprestano a varcare il muro per andare a lavorare nei territori occupati. Inoltre, l’aspetto forse più inquietante della questione è che il muro ingloba la quasi totalità delle risorse acquifere della regione. La difficoltà nell’accedere a tali vitali risorse da parte della popolazione palestinese è tale da mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa nella zona.
Dunque, quello che doveva essere un muro di auto-difesa si è invece trasformato in uno strumento di dominio e di stupro dei diritti più fondamentali della popolazione cisgiordana. Alle misure di condanna da parte di organi internazionali ufficiali, come la Corte Internazionale di Giustizia, non sono però seguite misure pratiche atte a promuovere la rimozione del muro, che continua quotidianamente a trasformare la vita nella regione un vero e proprio inferno.

Al dicembre dello scorso anno risale l’ultimo meraviglioso lavoro di Banksy, sia per perizia artistica che per significato, realizzato sul muro della Cisgiordania. In esso sono rappresentati due angioletti, uno palestinese e l’altro israeliano, intenti ad abbattere il muro della divisione con una spranga.
Altre opere famose in tutto il mondo dall’artista lì realizzate sono sicuramente la bambina che, aggrappata a dei palloncini ad aria, si libra al di sopra dello squallido grigiore del muro sospinta da un anelito di libertà, oppure quello con due bambini muniti di secchiello e paletta ai piedi di un fittizio squarcio sul muro che permette di vedere, aldilà di esso, una meravigliosa spiaggia.
Il messaggio di Banksy è intuitivo e ricorrente: abbattere il muro, seppur con l’immaginazione o le bombole spray, è l’unica possibilità per mantenere viva la speranza di una pacificazione tra i due popoli.

Lo scorso anno l’artista inglese è riuscito però a superare se stesso, aprendo a Betlemme il Walled Off Hotel, un hotel-museo che offre ai propri clienti “la peggiore vista del mondo”, quella della barriera di separazione.
L’hotel, ricavato da un ex laboratorio di ceramiche, unisce elementi, stili e funzioni diverse, in un’esperienza unica per comprendere da vicino la storia e le dinamiche dello scontro mediorientale ed il drammatico impatto che esso ha nelle vite dei civili di entrambe le parti.
Il progetto, per la cui realizzazione sono stati necessari 14 mesi nella più assoluta segretezza in modo da tutelare l’anonimato dello street artist, è da poco più di un anno completamente operativo.

Innanzitutto, la struttura che ospita l’albergo è arredata secondo lo stile del periodo coloniale britannico. Il riferimento, ovviamente, è al dominio coloniale al quale fu per molto tempo soggetta quella regione. Una volta terminato il primo conflitto mondiale, infatti, la Palestina divenne un protettorato britannico e rimase tale fino alla nascita, nel 1948, dello stato d’Israele. Per quasi trent’anni è stato proprio il governo britannico ad aver affrontato, in maniera tutt’altro che adeguata, il movimento sionista, le sempre più cospicue migrazione nella regione da parte di ebrei provenienti da tutto il mondo occidentale e i primi violenti scontri tra questi e la popolazione autoctona. Quando poi la situazione divenne ingestibile, il Regno Unito decise di lavarsene le mani, disimpegnandosi unilateralmente ed abbandonando la regione. Banksy ha scelto dunque di iniziare il suo progetto proprio da questa cornice storica, capitolo imprescindibile per chi vuole comprendere pienamente la questione mediorientale.

I riferimenti storici dell’albergo continuano poi all’interno di una piccola stanza, dove si cela una statua a grandezza naturale del Segretario agli Esteri del Regno Unito Arthur James Balfour nell’atto di firmare la controversa Balfour Declaration. Era il 1917 e quel documento fu la prima pugnalata alle spalle inferta alla popolazione palestinese.
Con tale dichiarazione, infatti, il governo britannico si era impegnato a promuovere la nascita di un ”focolare nazionale per il popolo ebraico” in Palestina, adoperandosi affinché ciò non andasse a ledere “i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche” autoctone. Letture storiche successive hanno però dimostrato come tale documento, all’epoca accettato tanto dai sionisti quanto dalla popolazione palestinese, fosse invece frutto di un cinico calcolo degli interessi britannici. La Palestina, infatti, era uno snodo cruciale per gli interessi imperiali del Regno Unito e il governo britannico riteneva che se avesse aiutato i sionisti a costruirsi lì uno stato avrebbe poi beneficiato di rapporti ed alleanze privilegiati con questi e avrebbe dunque potuto continuare a tutelare i propri interessi economici nella regione, estromettendo definitivamente da questa il loro principale avversario coloniale, la Francia. In tale logica non c’era spazio per i diritti della popolazione palestinese, il cui processo di state-building venne presto completamente abbandonato in favore unicamente di quello ebraico.

I muri dell’Hotel ospitano molte opere realizzate direttamente da Banksy. Senza ogni ombra di dubbio la più celebre è quella all’interno della stanza Artist, che ritrae una lotta di cuscini tra un manifestante palestinese e un soldato israeliano. L’opera, che svetta al di sopra del letto matrimoniale, rappresenta ciò che lo scontro arabo-israeliano è per l’artista: un ostinato, isterico e ridicolo gioco della morte.
Suggestiva è anche la stanza Budget, arredata con mobili provenienti direttamente da caserme israeliane in modo da emulare i dormitori militari. Al posto dei comodi letti tipici di un hotel, qui trovano spazio una serie di brandine a castello con bagno in comune. L’arredamento è austero ed essenziale, proprio come quello dei dormitori militari.
Infine c’è la suite Presidential. La lussuosa suite, come si legge nel sito stesso dell’hotel, è fornita di tutto ciò di cui un capo di stato corrotto potrebbe avere bisogno. Non manca dunque una profonda riflessione sui potenti i quali hanno interesse affinché lo scontro tra le due popolazioni non agguanti mai la parola fine.
Il Walled Off Hotel ospita inoltre al suo interno un museo sulla storia della barriera di separazione ed un negozio dove è possibile comprare tutto l’occorrente per poi andare a decorare il muro. Annessa alla struttura ma indipendente da essa, c’è anche una galleria d’arte. Questa, curata dallo storico Housni Alkhateeb Shehada, accoglie una permanente collezione di opere d’arte realizzate da artisti palestinesi.

Lo scopo del Walled Off Hotel non è certamente quello di offrire un soggiorno calmo e rilassante ai propri visitatori. Si sa poco sulla Barriera di separazione, non si sa nulla su come sia la vita quotidiana sotto la sua ombra. L’hotel di Banksy è una lente d’ingrandimento su tale questione. Il suo obiettivo è quindi quello di mostrare il dramma mediorientale nella sua più inquietante manifestazione, rendendo i clienti protagonisti di un’esperienza che scava profondamente nella triste storia e nelle piaghe di quella terra desolata. Solamente quando le sofferenze di pochi saranno le sofferenze di molti ed il mondo avrà raggiunto un adeguato grado di consapevolezza, si avrà forse una possibilità concreta per favorire il dialogo tra le due parti. In un’epoca in cui i muri divisori sembrano essere tornati di moda abbiamo bisogno di menti geniali e sensibili come Banksy, che con l’immediatezza della propria arte possono dare un contributo notevole al processo di pace.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *