Libri a vapore #4

La vita da pendolare comporta tanto sonno e poche gioie. Una di queste è la lettura: in treno, in autobus, alla fermata, in stazione. Ogni settimana Giulia, redattrice culturale di Atlas – il blog, racconta le letture che la accompagnano, dal lunedì al venerdì, su un treno qualunque della linea del Brennero, andata e ritorno.


Stark di Edward Bunker

Un paio di settimane fa, in ufficio, ho scoperto che io e un mio collega abbiamo un po’ gli stessi gusti letterari, tra cui spicca un’ossessione per John Fante e un fascino irrevocabile per i romanzieri americani del ‘900, specie se disagiati e con problemi di droga. È anche venuto fuori che c’è questo scrittore, Edward “Eddie” Bunker, che in mezzo al disagio ci è nato e che pare esservisi immedesimato, almeno per la prima parte della sua vita. Bunker è stato il più giovane detenuto del carcere di San Quintino, a Los Angeles, ma anche un grande romanziere. O almeno così sostiene il mio collega, appoggiato da buona parte della critica letteraria mondiale. Mi ha prestato il suo romanzo uscito postumo, Stark, che ha quel tocco di autobiografismo che piace a me, ma non so quanto ne sono entusiasta. Volevo qualcosa di leggero dopo Leogrande, ma non sto riuscendo ad appassionarmi alla prosa minimale di Stark. L’accostamento tra personaggi ben caratterizzati, tutti del mondo malavitoso, e una maniacale descrizione di ogni singola azione con frasi minime mi risulta di difficile concentrazione. Il che è frustrante di fronte ad una trama così semplice: Stark, tossicodipendente con un passato da criminale nella California del 1962, cerca di sbarcare il lunario. Insomma, sto un po’ facendo fatica perchè perdo la concentrazione. Tuttavia concedo e ammetto che c’è un certo fascino nella figura di Stark, ma anche in quella di Bunker: l’America degli anni ’60 è tutta in loro, il calore dei sobborghi californiani anche, la scimmia che sale durante una crisi di astinenza da eroina pure. Chissà che la settimana prossima il libro non inizi a piacermi. Nel frattempo aggiungo, per dovere di cronaca, che Bunker non è stato solo un mezzo criminale e uno scrittore, ma anche un promettente sceneggiatore (Lo avete mai visto Animal Factory?) nonché attore, e molti di voi lo avranno visto qui, ne Le Iene del buon Quentin. Comunque, in caso tra me Bunker non dovesse funzionare ci tengo a dirlo: Edward, il problema non sei tu, sono io.

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