Libri a vapore #6

La vita da pendolare comporta tanto sonno e poche gioie. Una di queste è la lettura: in treno, in autobus, alla fermata, in stazione. Ogni settimana Giulia, redattrice culturale di Atlas – il blog, racconta le letture che la accompagnano, dal lunedì al venerdì, su un treno qualunque della linea del Brennero, andata e ritorno.


L’amica geniale di Elena Ferrante

L'amica geniale - Elena Ferrante
L’amica geniale – Elena Ferrante

Lila invece aveva, da piccola – non so dire di preciso se già a sei o a sette anni, o quando andammo insieme su per le scale che portavano a casa di Don Achille e ne avevamo otto, quasi nove – la caratteristica della determinazone assoluta.

Ma perché non l’ho letto prima? Questo, per tre settimane, è quello che mi sono ripetuta in treno, sulla solita tratta, sfogliando L’amica geniale di Elena Ferrante. E non potevo smettere di chiedermelo: perché non l’ho letto prima? Poi sono passata al panico: perché mi piace così tanto? Non me lo sapevo spiegare. È bello, non riuscivo ad aggiungere molto. Personaggi ben costruiti, ambiente meravigliosamente tratteggiato, la periferia che penetra nella pelle delle protagoniste e dei lettori che in periferia ci abitano. Però trovavo difficile immedesimarmici, stavolta: non sono napoletana, non vivo negli anni ’50. Eppure questo libro mi è piaciuto da morire e, alla terza settimana di lettura, dopo averlo finito e dopo essermi resa conto che comprerò anche gli altri tre volumi della tetralogia, ho avuto l’illuminazione. L’amica geniale «smargina» i confini del bene e del male. Lila e Lenù, voce narrante, delle due non so quale davvero sia l’amica geniale, sono le bimbe-ragazze-donne protagoniste del romanzo. Incarnano entrambe, e insieme, il bene, il male e la violenza di quel tempo e di quello spazio. Le aspettative su entrambe sono schiaccianti, e vengono affrontate con approcci diversi. All’istintiva – e cattiva – Lila si contrappone la remissiva e diligente Lenù, eppure si completano, si rincorrono e competono l’una con l’altra. Ho trovato qui l’immedesimazione: ho provato a cercare di capire se c’è un’amica geniale nella mia vita, se magari sono io l’amica geniale di qualcuno. Dopo l’approccio personale, poi, ho capito che in questo libro c’è una profonda descrizione sociologica del concetto di traguardo: il Rione, luogo della periferia e della violenza de L’Amica Geniale, vive di tappe, non potendo proiettarsi nel lungo termine – o forse non volendolo fare, perché pensare a quanto potrebbe durare così tanta miseria e così tanto dolore? – ragiona per piccole pietre miliari dell’umanità. Scuola, lavoro, figli. Chi decide di cambiare vita e pelle, di rifiutare la bruttura, rimane schiacciato o estraniato dalla comunità. Ho pensato che forse è proprio qui che arriva l’identificazione: cosa è cambiato dagli anni ’50 a oggi? E la risposta, ad essere onesta, mi ha fatto paura.

A questo libro, poi, sarò per sempre legata per una coincidenza di quelle per cui, in genere, mi esalto forse troppo. Un altro treno, sempre sulla linea del Brennero, ma stavolta in direzione Bologna. Mi siedo davanti a una ragazza dai capelli color del fuoco e poi lo noto: stessa edizione, stessa sovracopertina.

P.S: Consiglierei a tutti di vedere su RaiPlay l’omonima serie del 2018, co-prodotta da HBO, proprio tratta dal primo volume della saga, ma la Rai ha tafazzianamente deciso di toglierla dal proprio catalogo. Geniale.


Nell’episodio precedente: https://www.vitactiva.it/libri-a-vapore-5/

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