L’imbarazzante livello del dibattito politico italiano

Lo pensiamo in tanti, lo ammettiamo a noi stessi, ma non sempre manifestiamo il disagio che vediamo intorno a noi. Il dibattito è onnipresente: sui quotidiani, sui social network (Facebook in primis, seguito da Twitter che si avvicina sempre di più alle nostre vite), in radio, in televisione, nei manifesti per strada, anche nelle chiacchiere da bar con gli amici.

Questo spettro che si aggira intorno a noi, catalizzando l’attenzione e rendendoci curiosi di assistere alla prossima puntata, viene comunemente chiamato dibattito politico.

Ascoltando i racconti nostalgici di chi ha vissuto un’epoca di vero attivismo politico, riconosciamo come sia impossibile trovare analogie tra la leadership e i discorsi di uomini come Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante (indipendentemente dalle proprie idee politiche) e quelli dei giorni nostri. È fuor di dubbio, allora, che con la fine della prima Repubblica qualcosa si sia rotto.

Che il livello del dibattito politico si sia abbassato drasticamente è palese: siamo consci dell’ascesa e della pervasività dei social media, dell’incombente logica del newsmaking, della spettacolarizzazione, dello storytelling, della tanto citata campagna elettorale permanente di Pippa Norris.

Mancano solo tre mesi alle prossime elezioni, e lo scenario, quanto mai confuso e indecifrabile, ci offre ottimi spunti di analisi per comprendere il clima che si respira nel Belpaese.

Matteo Renzi. Settimane movimentate per l’ex premier: ricava energia dal grande calore riservatogli dai propri sostenitori presso le fermate del treno dell’ascolto (chiaro, l’accesso alle fermate designate era riservato ai giornalisti accreditati e ai sostenitori in possesso della tessera del PD).
Ora, fresco di Leopolda, è pronto al rilancio definitivo. Peccato, però, che il discorso alla convention democratica sia stato una rapsodia di quanto detto negli ultimi 12 mesi: ancora il referendum costituzionale, ancora il bonus bebè, ancora la tematica fake news, su cui mi soffermerò in un secondo momento.
A proposito di Leopolda, è consigliatissima la visione dell’ultimo servizio di Vice, in cui l’inviato, recatosi alla convention, cercava la sinistra e domandava ai presenti un parere sulle ultime dichiarazioni di Scalfari.

Matteo Salvini. “L’altro Matteo”, come definito da tanti, è in pieno fervore da campagna elettorale. Lunedì notte, su Facebook, lancia una provocazione abbastanza chiara: “Renzi vuole censurare Facebook. Roba da matti, la vera BUFALA è lui!”, cui seguirà un commento dello stesso Renzi, nell’intento di smorzare i toni facendogli comprendere che il nemico comune sono le bufale su internet e sui social, e che la volontà di censurare Facebook non esista.
E ancora, i Naziskin che fanno irruzione in un centro pro-migranti a Como: “Il problema dell’Italia è solo Renzi, non i presunti fascisti. Lui si occupa di fake news e del ritorno del fascismo che non esiste”. Non manca anche un attacco sul dimezzamento sul bonus bebè, ma, ricapitolando, siamo sempre sulla stessa scia: invasione dei migranti, fake news.

Di Maio-Di Battista. Se dobbiamo individuare un responsabile dell’abuso del termine “fake news” in Italia, questo è sicuramente il futuro candidato premier pentastellato. Ricorderete di come Di Maio aveva chiesto un confronto a Renzi, con un incipit abbastanza chiaro “Questa non è una fake news”: da quel momento in poi, l’abuso del termine sarà ricorrente e inappropriato. Per il resto, niente di nuovo: ai media, al momento, interessa più della sua rottura con l’ex fidanzata Giulia Virgulti.
Di Battista, invece, sembra aver battuto la testa: dopo aver annunciato l’addio alla politica per viaggiare e scrivere libri, dimentica tutte le sue presunte battaglie e azzera il proprio versante del dibattito politico per raccontare a tutti della propria fidanzata e del proprio figlio. Forse, però, è meglio così.

Silvio Berlusconi. Guarda Renzi e Salvini scannarsi per una manciata di voti, probabilmente gustandosi dei popcorn. Poi va da Fazio con le idee confuse e indica tale Gallitelli, generale dei carabinieri, come futuro candidato Premier se non gli fosse possibile ricoprire la carica in prima persona. Così, a caso.
Si esalta quando Eugenio Scalfari, da Floris, ammette di preferirlo a Di Maio, rispondendo: “Mi aspettavo qualcosa, la vecchiaia rende più saggi…”.
Non si cimenta più di tanto nel dibattito politico: giusto qualche dichiarazione sulla sfiducia allo ius soli, per il resto solo belle slide curate del suo staff sui suoi account social. E gli auguri a Gattuso per la nuova esperienza come allenatore del suo Milan, fondamentale. Almeno, ius soli e Milan mettono d’accordo Matteo e Silvio.

In conclusione, appare doveroso citare il siparietto tra Fabio Volo e Matteo Renzi. Presentazione di un libro del celebre scrittore, che chiede conto a Renzi del perché ancora lo ius soli non sia stato approvato. Renzi elogia sedicenti “capolavori politici”, senza dare una risposta concreta. Lo scrittore, che aveva aperto l’argomento, abbandona la presentazione lamentando che stesse diventando un comizio politico. Poi chiede scusa. Boh.

Ora, è lecito apostrofare il dibattito politico come imbarazzante e inutile? Non ci sono volti freschi, non ci sono tematiche fondamentali e di pubblico dominio, le istanze dal basso non vengono prese in considerazione.
“Show must go on”, cantava Freddie Mercury: e allora, continuate questo spettacolo, che tanto il dibattito sulle fake news salverà questo paese. E…buona campagna elettorale a tutti!

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