L’inganno nell’intelligence: la storia e come funziona

Uno degli aspetti più interessanti quando si analizza il mondo dell’intelligence è quello dell’uso dell’inganno. Tale strumento è risultato essere molto popolare nella storia e questo articolo cerca di fornire al lettore delle conoscenze di base su questi aspetti.

L’inganno, o definito in inglese con il termine tecnico di deception, risulta essere stato impiegato sia in tempi di pace che in quelli di guerra, sia a livello tattico che strategico, con l’obiettivo di fornire al nemico informazioni false che portino ad un’azione contraria ai suoi stessi interessi: nel caso di un conflitto, possibili informazioni errate per ingannare l’avversario possono riguardare la l’ora e il luogo su un possibile intervento militare; nel caso di un contesto pacifico, per esempio, un paese potrebbe sfruttare tale deception con l’intento di influenzare la politica estera di un altro paese.

Per ciò che concerne gli inganni compiuti dagli organismi di intelligence durante le guerre, emblematico è il caso dello sbarco in Normandia, il D-Day: qui, le forze armate di Hitler furono ingannate dai britannici. Infatti, durante la seconda guerra mondiale, gli inglesi riuscirono a diffondere messaggi radio falsi tra le linee tedesche, facendo presumere a Berlino che lo sbarco degli alleati sarebbe avvenuto a Calais. Oltre a ciò, Londra usò il sistema del cosiddetto “double-cross system”: gli agenti nazisti presenti sul territorio britannico durante la seconda guerra mondiale furono “stanati” e successivamente impiegati come agenti doppi, la cui funzione – fra le molteplici – era anche quella di rendere ancor più credibile tale inganno. Il successo di tale missione fu possibile per via delle maggiori risorse di cui i britannici disponevano rispetto ai loro avversari in materia di intelligence.

Un secondo utilizzo dell’inganno nell’ambiente dei servizi di sicurezza è in tempo di pace: in questo caso due sono gli esempi più rilevanti – uno riguardante Cuba e gli Stati Uniti verso la fine della guerra fredda e l’altro relativo al fallito tentativo dei sovietici di influenzare il governo egiziano durante gli anni ’70. Il caso cubano è risultato essere rilevante: nel 1987 si scoprì tramite la stampa che alcuni agenti cubani, che si pensava fossero agenti “doppi” della Central Intelligence Agency, stavano in realtà fornendo documenti falsificati a Langley. Infatti, le informazioni statunitensi su L’Avana risultarono essere completamente manipolate.

Nel caso egiziano, invece, i sovietici cercarono di fabbricare un dossier su un presunto complotto americano volto a togliere la vita a Sadat, il capo di stato dell’Egitto, con l’obiettivo di far alleare il paese con Mosca contro gli Stati Uniti. Un tale report fu passato da un agente cecoslovacco all’ambasciata egiziana in Jugoslavia, ma successivamente tale scritto risultò essere un falso sovietico mal elaborato, poiché possedeva ancora il precedente formato dei documenti diplomatici americani rimosso appena un mese prima.

Questi inganni nel mondo dell’intelligence necessitano di spiegazioni dettagliate su come una deception possa essere di successo oppure un completo fallimento e su quando il loro utilizzo  possa essere più frequente.

L’inganno può risultare di successo qualora siano soddisfatte le seguenti condizioni: è necessario conoscere le linee di comunicazione usate dall’avversario e potervi accedere. E’ così possibile sostituire i segnali nemici con altri, dando luogo a condivisione di informazioni errate. Allo stesso tempo, però, è anche utile avere una fonte all’interno del servizio dell’altro paese per poter contare su un altro sistema di deception. Il fatto che l’avversario creda in un inganno può essere facilmente compreso tramite il “feedback”, e cioè delle azioni da esso compiuto.

Ma come si può procedere per evitare tali inganni? Qui, la risposta è molto semplice: è importante basarsi su più metodi per ottenere le informazioni corrette. In maniera più specifica, dipendere solo dall’uso di uno strumento – come un satellite con funzioni di spionaggio – può generalmente aumentare le possibilità di essere ingannati. Perciò, l’utilizzo della singola fonte umana non può essere utile per eliminare i rischi, così come l’intercettazione delle linee di comunicazione del nemico non può prevenire la deception.

In conclusione, vi è da ricordare che l’utilizzo dell’inganno risulta essere più frequente in tempi di guerra che in quelli di pace per via del ridotto tempo di analisi delle informazioni ricevute.

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