L’insegnamento di Bauman: come il mio rapporto con te è un caos totale

Chi siamo? Dove siamo? Come siamo? Domande alle quali dare una risposta potrebbe essere molto facile. Apparentemente. Spesso basta conoscere il nome delle persone che ci circondano, la loro provenienza, le loro generalità e subito siamo in grado di dire chi sono, da dove vengono e che tipo di persone sono.

E se così non fosse? Se la semplicità delle relazioni interpersonali si fosse complicata a tal punto da non porsi più queste domande, ma di saltare direttamente alle conclusioni? Affrettate, certo. Ma è questo ciò che accade. Spesso. Quanti di noi si trovano a guardare profili Facebook, pagine di Instagram, leggere Twitter e pensare di conoscere il profilo in cui – tra un clic e l’altro – si inciampa? Al giorno d’oggi, tutti. E se allargassimo il discorso partendo dal singolo individuo alla società, in che tipo di società viviamo e quali sono le scelte sociali che i cittadini compiono?

Il 9 gennaio scorso è venuto a mancare Zygmunt Bauman, filosofo e sociologo ebraico di origini polacche noto al mondo come il padre della “modernità liquida“. E forse è proprio così che bisogna tacciare la società odierna, una società priva di qualunque riferimento solido. Una società liquida in cui i rapporti personali si sono via via liquefatti causando una crisi di quel sistema di valori che sta alla base primordiale dell’essere. E soprattutto dell’essere individuo e conseguentemente cittadino facente parte di una comunità, di una società.

Per Bauman tra le cause di questa liquefazione dei rapporti si può annoverare sicuramente la crisi dello Stato. Scompare automaticamente quell’entità che garantiva ai singoli individui la possibilità di risolvere i problemi del nostro tempo. E questo ha innescato sicuramente un circolo vizioso composto dalla decadenza delle ideologie, dalla sfiducia nelle istituzioni, e più in generale dalla crisi di quel sistema di valori che permetteva all’individuo di sentirsi parte di un qualcosa che ne interpretava i bisogni e le necessità.

Con il crollo del sistema dei valori emerge un individualismo sfrenato dove il rapporto uno ad uno non è più quello di convivenza pacifica e di essere l’uno il compagno di strada dell’altro, ma diventa di mero antagonismo. L’altro diventa una sorta di nemico da cui mettersi in guardia. Ci si ritrova completamente senza punti di riferimento, in una sorta di liquidità che porta all’affermarsi dell’apparire a tutti i costi a scapito dell’essere.

Ed è così che ci si rende conto che le persone che conosciamo, o che crediamo di conoscere, spesso non sono altro che l’idea che vogliono dare di sé. Non sono altro che il frutto di quello che vogliono apparire. Nella società moderna, quindi si delinea una dialettica tra essere e apparire dalla quale non si viene a capo. Ed è forse proprio questo che innesca un altro grande sentimento: la paura. O per meglio dire, l’incertezza.

Capita di sentirsi in bilico, di avvertire un vuoto. Dovuto a cosa? Dovuto a chi? Bauman, nel suo ultimo libro “Paura liquida” afferma che “paura, è il nome che diamo alla nostra incertezza, alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c’è da fare per arrestarne il cammino o, se questo non è in nostro potere, almeno per affrontarla”. La paura può provenire virtualmente da qualsiasi luogo: lavori instabili, competenze inaffidabili, obiettivi della vita mancati, e si ritorna sempre al punto di partenza: alla fragilità delle relazioni interpersonali. L’incertezza mette in discussione obiettivi, caratteri individuali e personalità innescandosi all’interno della società e rendendola ancora più frammentata. Il tutto si risolve in un continuo stato di precarietà.

Abbiamo parlato fino ad ora della società in generale focalizzandoci sui suoi tratti generali, ma c’è un elemento che ritorna sempre: le relazioni personali. Come si collocano esse all’interno di questo quadro liquido? Che ruolo gioca il sentimento che è sempre stato considerato e che dovrebbe essere garante di solidità? Per meglio dire, che ruolo gioca l’Amore?

Non si parla solo dei rapporti interpersonali, ma anche della relazione che ognuno stabilisce con se stesso, ovvero “la liquidità dell’amor proprio”. Potrebbe sembrare una frase retorica, ma è sicuramente vero che per amare qualcuno ed avere una relazione matura bisogna amare se stessi in primis. Ed è proprio questo il primo punto cardine: per amare bisogna amare se stessi. Vi deve essere una congiunzione antropologica tra individualismo e amore. Alle volte, però, stabilire un legame con una persona non è facile. I legami odierni più che delle “relazioni” sembrano essersi trasformate in “connessioni”. I social network, per così dire, svolgono il compito del caffè offerto, lo schermo dello smartphone  funge da volto dell’interlocutore.

Sì, ci si trova immersi improvvisamente ed involontariamente in una logica di “nascondino” dei sentimenti. E proprio come la paura, l’amore diventa liquido. Le emozioni ci sfuggono di mano, non siamo più in grado di dare un peso alle parole. Viviamo in un ciclo ridondante di fraintendimenti. E così vi è una svalutazione dell’individuo che comporta una scarsa autostima. Ma, soprattutto, il rapporto con l’altro diventa fugace, privo di solidità. E si accentua quella che è la distanza tra due persone che scaturisce in lontananza dei cuori.

Quale può essere, in conclusione, la via d’uscita da questo status di liquidità sociale? Bauman in un suo discorso sosteneva che “per essere felici bisogna tener presenti due valori fondamentali: libertà e sicurezza. La sicurezza senza libertà diventa schiavitù, ma la libertà senza sicurezza è un caos totale. Tutti abbiamo bisogno di entrambe le dimensioni per trovare l’equilibrio nella nostra vita.” Insomma, bisognerebbe ritornare ai rapporti interpersonali “face to face”. Chissà che poi, in fondo, un po’ di fiducia in noi stessi e nel genere umano non ritorni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *