Lo stato di salute del Mezzogiorno

Il 7 novembre a Roma, nella “Sala della Lupa” di Palazzo Montecitorio, è stato presentato ufficialmente il Rapporto dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno (SVIMEZ) circa l’economia del Mezzogiorno. Tra i relatori, oltre al Presidente e al Vice-direttore dell’Associazione, vi erano Claudio De Vincenti, Ministro per il Mezzogiorno e Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania.

Il Rapporto SVIMEZ sull’economia del Mezzogiorno è un rapporto che viene pubblicato annualmente e richiama la collaborazione di numerosi esperti del mondo accademico e delle professioni. Si tratta infatti di un lavoro che abbraccia diversi settori scientifici, in particolare il settore sociologico, statistico ed economico. Il rapporto è strutturato in diciassette punti, si passa dal credito alle infrastrutture, dalla bioeconomia alle aree urbane. Non potendo analizzare ogni singolo punto, focalizziamoci su quattro settori: lavoro, migrazioni, università e criminalità.

Lavoro

Il primo risultato rilevante lo si può notare nell’ambito lavorativo. Nel 2016, secondo i dati, l’occupazione al Sud è cresciuta. Si tratta però di una crescita di lavoro a basso reddito, incapace di imprimere una forte spinta motrice. Nonostante questo modesto rialzo, la percentuale di occupazione nel Mezzogiorno rimane molto lontana dagli standard europei (35% in meno alla media UE). Il Sud, inoltre, non ha ancora del tutto recuperato la fase recessiva iniziata nel 2008. Alla luce della situazione economica generale, dunque, era difficile aspettarsi drastici cambiamenti in positivo. Un altro elemento che “vizia” la crescita riguarda la questione generazionale dell’occupazione. La crescita del 2016, infatti, riguarda maggiormente fasce di età “over 50”. Il tasso di occupazione giovanile rimane molto basso, attestandosi al 28,1%. Vi è però una nota positiva in termini di parità di diritti, ovvero la maggiore crescita dell’occupazione femminile rispetto a quella maschile.

Popolazione e Migrazioni

In questo ambito i dati rivelano una situazione estremamente difficile. Da una parte vi è un forte calo demografico, (la popolazione meridionale è diminuita di 393.000 unità, a fronte di una crescita di 264.000) dall’altra una sempre più evidente “fuga dei cervelli”. Secondo la SVIMEZ, l’Italia è oramai divenuto un paese di immigrazione, ma la stessa fa notare come vi sia uno squilibrio verso il Nord. Rimarranno una costante le cosiddette “migrazioni interne”, causando, per il Sud, una perdita stimata di 5,3 milioni di abitanti tra il 2016 e il 2065. Secondo le previsioni, dunque, il Mezzogiorno rimarrà area di emigrazione con un preoccupante calo delle nascite. Il Sud si attesta come un’area con maggioranza di anziani. I nuclei familiari fanno sempre meno figli e i giovani sono costretti ad emigrare. Questa emigrazione naturalmente incide sulla mancanza di attività produttive (e innovative) poiché le giovani menti sviluppano le loro idee altrove lasciando il Sud in una situazione depressiva. In questo modo si innesca un circolo vizioso che provoca uno “stress” del problema, sostanzialmente condannando l’area ad una inesorabile regressione.

Università

Secondo la SVIMEZ, gli elementi cruciali dell’assetto universitario meridionale sono, da un lato, la domanda di istruzione e le fonti di finanziamento e le risorse, dall’altro. Il Mezzogiorno esprime il numero di laureati più basso della Penisola, nonché uno dei tassi più bassi di prosecuzione dell’iter scolastico dopo l’età dell’obbligo. Le Università meridionali perdono ogni anno un ingente numero di studenti, i quali preferiscono emigrare in Regioni del Centro-Nord o nel Lazio. Non a caso il Vice-direttore della SVIMEZ, Giuseppe Provenzano, ha parlato di una “emigrazione intellettuale” che potrebbe condannare progressivamente ad un abbassamento degli standard qualitativi delle Università meridionali. In questo ambito vorrei fare un piccolo “inciso” poiché ritengo che questa situazione sia molto grave e preoccupante. Io stesso ho deciso di frequentare l’Università fuori dalla mia Regione di nascita, prevalentemente per motivi di crescita personale. Il dato grave, però, è che frequentemente queste scelte possono essere motivate da una percezione di un futuro instabile qualora si intendesse rimanere. Riguardo quest’ultima motivazione occorre assolutamente intervenire per riequilibrare queste sproporzioni. La mancanza di fondi derivante sia da cattiva gestione di quest’ultimi che da scelte politiche errate rischiano di incrementare questa percezione e condannare le Università meridionali e i relativi territori ad un pericoloso impoverimento intellettuale. In questo modo i territori diventerebbero (ancor di più) campo fertile per criminalità e devianza.

Criminalità

La criminalità è un tema delicato per il Mezzogiorno ed è forse la più grave malattia di cui il Sud è affetto. Dal rapporto SVIMEZ, tuttavia, emerge un dato significativo: la ‘ndrangheta calabrese, la mafia siciliana e la camorra napoletana si stanno spostando verso aree differenti, tra cui estero e Nord Italia. Questo dato può far giungere a due conclusioni: o si stanno rafforzando, o le autorità preposte stanno ottenendo risultati nella lotta contro queste organizzazioni. La SVIMEZ propende per quest’ultima interpretazione. Elementi che rafforzano la tesi della SVIMEZ sono la fiducia nelle proposte di introduzione di nuove forme di reato e anche la proposta di “scomunicare i corrotti” mandata avanti da Papa Francesco. Questa proposta appare carica di imperatività nonostante agisca nell’ambito morale. È risaputo che molti esponenti della criminalità organizzata siano dediti al culto religioso cattolico, dunque non è da sottovalutare. Infine, viene sottolineato il crescente ruolo dell’Autorità Nazionale Anti-corruzione e della riforma del codice antimafia.

Per approfondire o visionare il rapporto:

www.svimez.info

 

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