In Loco: viaggio tra i luoghi dimenticati della Romagna

“Se si smette di guardare il paesaggio come oggetto di attività umana, subito si scopre una quantità di spazi indecisi, privi di funzione sui quali è difficile posare un nome. Quest’insieme non appartiene né al territorio dell’ombra, né a quello della luce. Si situa ai margini.” Gilles Clément

In ogni città ci sono luoghi davanti ai quali passiamo sempre, e non ci chiediamo mai quale sia la loro storia. Per alcuni di essi, si può dire che facciano parte del paesaggio, un motivo in più per ignorarli. Liquidiamo la nostra responsabilità civica con la solita affermazione “Sono in stato di abbandono”, e pensiamo che non ci sia più nulla da fare.

Abbandono è una parola che associamo più spesso ad animali, persone, comunità. Non colleghiamo quasi mai l’idea che anche i luoghi e i territori abbiano bisogno di cura, un po’ come gli esseri viventi, perché appartengono alle persone. In realtà, non è vero che il territorio non ci comunichi nulla. Anche gli edifici più decrepiti, grigi, in disuso, hanno una storia da raccontare e, spesso, urlano nel nostro silenzio indifferente d’azione, chiedendo che qualcuno ascolti quello che possono restituire alle città e ai loro cittadini.

Eppure dei validi esempi di riqualificazione urbana ci sono, eccome. Uno di questi è proprio sotto i nostri occhi: stiamo parlando di In loco, il Museo diffuso dell’abbandono in Romagna. E’ una mostra ideata dall’associazione forlivese Spazi indecisi, che si tiene dal 20 ottobre al 12 novembre 2017  all’interno dell’ex deposito delle Corriere di Forlì.

Noi ci siamo stati. Il capannone, attivo 1935 al 1998, era il luogo di sosta per decine di autobus, unico mezzo di trasporto pubblico che collegava Forlì, Faenza e i villaggi vicini. Oggi i suoi muri dimostrano i segni del tempo, rimangono alcuni scaffali e, su di essi, targhette scolorite scritte con belle calligrafie. È come se in questi giorni gli ambienti dell’edificio stiano contenendo un po’ tutto il territorio della Romagna: sette sono gli spazi dedicati agli altrettanti itinerari del Museo diffuso dell’abbandono.

Spazi Indecisi si presentano sul loro sito come “un’associazione culturale che dal 2009 riflette, sperimenta e progetta interventi di riattivazione leggera e temporanea negli spazi in abbandono, promuovendo e realizzando eventi culturali di aggregazione e sviluppando campagne di comunicazione partecipata”. Più volte vincitori di numerosi bandi sulla riqualificazione territoriale, sono stati anche invitati ad intervenire sullo stesso tema dal Ministero per i Beni Culturali, a Roma. E’ già considerata da molti come una best practice sul territorio.

 

Abbiamo incontrato Filippo Santolini, uno dei membri dell’associazione, all’interno della quale si occupa in particolare dell’innovazione tecnica e della produzione di allestimenti leggeri. Filippo ci ha introdotto alla visita del museo e ci ha accompagnato alla scoperta delle attività, dei progetti e delle ambizioni per il futuro di Spazi Indecisi.

Ci ha spiegato che In Loco è innanzitutto  un museo diffuso, questo significa che non è circondato da pareti o limitazioni, ma è aperto, radicato nel territorio romagnolo e patrimonio delle comunità che vivono in quelle zone. E’ composto da veri e propri itinerari di viaggio tematici, che danno vita a una piccola guida turistica alternativa e originale della regione. I percorsi – come già anticipato – sono sette, dislocati nel territorio che si estende da Imola a Rimini: LAVORI IN TRAS-CORSO, UN’ESTATE AL MARE,  DARSENA 3.0, TOTALLY RIVIERA, TOTALLY TERRAE, DO.VE., SENTI IERI. Ogni percorso è caratteristico: i luoghi di lavoro del ‘900, gli edifici istituzionali dell’entroterra, le colonie razionaliste della riviera oppure i luoghi del divertimento estivo romagnolo.

Gli obiettivi dell’associazione sono ambiziosi. Uno dei sogni per il futuro è quello di riuscire a rendere In Loco un museo a tutti gli effetti, attraverso un riconoscimento ufficiale e formale. Per fare questo è stata lanciata una campagna di crowdfunding, cui si può contribuire a questo link. Per ogni donazione sono previsti dei premi: spillette, mappe cartacee degli itinerari, t-shirt, visite guidate ai diversi percorsi o stampe fotografiche. Un altro dei loro obiettivi è quello di far conoscere il progetto anche al di fuori dei confini italiani, affinché possa essere una meta importante del nuovo modello di turismo che si sta sviluppando, più vicino al territorio e alle persone che lo vivono.

Progetti come In Loco, che rappresentano un tentativo di generare una riqualificazione urbana di luoghi dimenticati, sono da considerarsi esempio virtuoso. La creazione di capitale sociale, attraverso iniziative spontanee di aggregazione che partono dal basso e che affondano le radici nel territorio, incarna un’alternativa all’individualismo imperante e volto al profitto che caratterizza le nostre società. E l’idea di voler creare una comunità viva attorno a questi spazi indecisi, che sia di artisti o, semplicemente, di gente comune che vive in questi luoghi è, ai nostri occhi, paradigma da seguire anche in altri ambiti, per un modello di società più altruista, inclusiva e umana.

 

Riccardo Baioni ed Emanuela Gitto

 

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