Il Mar Morto fra 32 anni potrebbe non esistere più

Il Mar Morto, oltre a classificarsi come il punto più basso al mondo con i suoi 423 metri sotto al livello del mare, è anche uno dei più famosi laghi salati del pianeta e, proprio come i suoi simili, sta velocemente scomparendo. E questa notizia purtroppo non è nuova all’udito degli assidui frequentatori di questa zona del mondo, i quali confermano di aver notato a colpo d’occhio il rapido prosciugamento del lago degli ultimi 10-15 anni. Secondo le ultime ricerche infatti il Mar Morto starebbe perdendo 1,5 metri di diametro all’anno, i quali corrispondono all’evaporazione irreversibile di circa 8 milioni di metri cubi d’acqua al giorno, e ciò farebbe intuire che entro il 2050 il cambiamento climatico e lo sfruttamento dell’uomo potrebbero portare alla sua definitiva scomparsa.


Le cause.
La più importante sorgente di acqua dolce della regione è il Giordano, la cui foce è proprio il bacino del Mar Morto. Gli ingenti e assidui prelievi per l’irrigazione e il consumo da parte di Israele, Giordania e Palestina hanno però drasticamente diminuito l’afflusso di acqua che da sempre ha nutrito questo lago salato. Essendo poi l’area fortemente incline alla siccità ed essendo sempre più manifesti gli effetti del cambiamento climatico, il Mar Morto sta evaporando sempre più di quanto stia ricevendo acqua. Inoltre, il turismo poco sostenibile e lo sfruttamento della zona da parte delle industrie agricole e cosmetico-farmaceutiche sta dimezzando le dimensioni del bacino e moltiplicando il numero di aree di evaporazione dalle quali vengono estratti in maniera intensiva alcuni minerali-target quali il cloruro di potassio, bromo e magnesio.


I sinkholes.
Il depauperamento del Mar Morto a scopi speculativi non sta solo nuocendo al suo fragile ecosistema e al settore turistico (hotel che fino a qualche 20-30 anni fa si affacciavano sulla riva ora distano decine e decine di metri di deserto dall’acqua), ma anche alla sicurezza di chi vive o visita o semplicemente attraversa la zona. Solo negli ultimi 15 anni sono stati difatti registrati più di 2000 episodi di sink-hole, improvvisi collassi del terreno causati dalla dissoluzione del sale presente negli strati inferiori della roccia a seguito dell’abbassamento del livello del mare e la conseguente penetrazione di acqua fresca. Queste sono voragini in grado di raggiungere anche i 100 metri di profondità e ad oggi hanno provocato decine di morti.


I progetti di canalizzazione.
Nel corso degli anni sono state proposte varie soluzioni al problema, ma quella più quotata rimane la costruzione di un canale in grado di collegare il Mar Rosso al Mar Morto (Red Sea-Dead Sea). I costi stimati sarebbero molto elevati (circa 15 miliardi di dollari) e l’impatto ambientale non è prevedibile, ma i benefici potrebbero essere comunque molteplici: il canale rialzerebbe il livello d’acqua del bacino e aumenterebbe l’apporto di energia elettrica alla zona sfruttando il dislivello presente tra i due mari. L’autonomia energetica potrebbe far rientrare i costi della costruzione, ma rimane comunque un progetto di difficile attuazione a causa delle tensioni politiche presenti nella regione.

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