“Morti per l’Ambiente”

Non si placa la protesta pacifista di “Extinction Rebellion”.

Extinction Rebellion (“ribellione all’estinzione”) è un movimento internazionale che propone atti di disobbedienza civile non violenta come forma di protesta alle presenti e future conseguenze disastrose del cambiamento climatico. Vuole quindi ottenere un cambiamento radicale al fine di minimizzare il rischio di estinzione umana e del collasso ecologico.

Questa struttura internazionale, organizzata in piccoli gruppi, si collega al suo interno mediante il web, con l’idea di dar vita ad un movimento che sia al tempo stesso partecipativo, decentralizzato e inclusivo.

La struttura di tale movimento si fonda su basi solide, che ne costituiscono i principi e i valori. Di primaria importanza risulta dunque il fatto che i vari gruppi abbiano una visione condivisa del cambiamento, tale da creare un mondo più adatto alle future generazioni. Questo cambiamento viene perseguito mediante meccanismi di protesta non violenti, cercando però di abbattere radicalmente quelle gerarchie di potere che ostacolano una equa partecipazione e il progresso.

Extinction Rebellion non si ferma.

Ormai da mesi infatti, il gruppo ambientalista occupa strade, ponti, piazze e punti nevralgici della città di Londra. Il primo aprile, alcuni manifestanti avevano rubato la scena al dibattito avvenuto alla Camera dei Comuni riguardante la Brexit, decidendo di spogliarsi all’interno della galleria del Parlamento di Westminster riservata al pubblico e rimanere quasi del tutto nudi. A metà del mese di aprile erano stati poi occupati, dagli stessi manifestanti, il Waterloo Bridge, Marble Arch, la piazza di Westminster e Oxford Circus, facendo impazzire il traffico caotico della capitale londinese. Una protesta non violenta questa, per sottolineare l’urgenza di un intervento contro il cambiamento climatico.

La stessa città di Glasgow è stata protagonista in questi giorni di un’iniziativa pacifica di protesta, alla quale hanno preso parte oltre 300 persone, che si sono sdraiate nel pavimento del Kelvingrove Art Gallery and Museum, accerchiando così lo scheletro del simpatico dinosauro diplodoco di nome Dippy.

Gruppi di attivisti in diversi paesi del mondo, quali Australia, Francia, Nuova Zelanda, Finlandia, Svezia, Norvegia, Regno Unito, Italia e Paesi Bassi si sono mobilitati, mettendo in atto delle vere e proprie rivolte pacifiche. L’obiettivo comune, a prescindere dal paese che fa da scenario a tali manifestazioni, rimane senza dubbio quello di portare al centro dell’attenzione il tema del cambiamento climatico.

Nella giornata di ieri, 27 Aprile, molti manifestanti hanno attuato una protesta non violenta nel centro di Roma, a Piazza di Spagna. Circondati da turisti sorridenti intenti a scattare un selfie con dietro la scalinata di Trinità dei Monti, gli ambientalisti di Extinction Rebellion si sono sdraiati a terra, fingendosi morti.

Una protesta silenziosa, ma non di certo passata inosservata.

Il flash mob, promosso e coordinato dal gruppo di Berlino, è stato concordato tra vari gruppi di attivisti europei di Extinction Rebellion. Potremmo dire un “appuntamento simultaneo” quello organizzato a Roma ed avvenuto alle ore 12.05, che aveva l’obiettivo di rappresentare un die-in.

Obiettivo pienamente raggiunto dai manifestanti, quello di simulare la morte sdraiandosi sui gradini della scalinata romana. La nostra morte e di tutte le specie, come condizione incombente, che ci riporta alla chiara ed evidente necessità di dover adottare misure volte ad arrestare il cambiamento climatico e il biocidio di massa.

Tale cambiamento deve quindi prendere una piega normativa e legislativa, ed è per questo che gli attivisti sperano di poter stimolare e portare i vari governi dell’ambiente internazionale ad agire in funzione di questa dichiarata crisi climatica ed ecologica.

“Siamo in un’emergenza planetaria” 

Prof. James Hansen, ex direttore del NASA Goddard Institute for Space Studies

Secondo molti esperti infatti, la Terra è in crisi ed è chiaramente entrata in una fase di irreversibile disgregazione climatica. Per questo dunque la campagna promossa dagli attivisti di Extinction Rebellion promuove 3 obiettivi fondamentali:

  1. Di la verità: Il governo deve dire la verità dichiarando un’emergenza climatica ed ecologica, collaborando con altre istituzioni per comunicare l’urgenza del cambiamento.
  2. Agisci adesso: Il governo deve agire subito per arrestare la perdita di biodiversità e per ridurre le emissioni di gas a effetto serra fino allo zero netto entro il 2025.
  3. Oltre la politica: Il governo deve creare ed essere guidato dalle decisioni di un’assemblea dei cittadini sul clima e la giustizia ecologica.

Tutto dunque, che si tratti dell’aria che respiriamo, dell’acqua che beviamo a tavola, dei cibi di cui ci nutriamo, appare nella sua più totale purezza irrimediabilmente corrotto ed inquinato. Quella in cui viviamo è ormai una situazione di drastica deviazione da quell’ equilibrio naturale che, se ignorata, ci costerà cara.

Infatti tra le eventuali future problematiche vengono individuate le seguenti:

  • Innalzamento del livello del mare
  • Desertificazione
  • Incendi boschivi
  • Mancanza d’acqua
  • Tempo estremo
  • Malattie

Tale tematica ambientale ha però ultimamente scosso le coscienze dei cittadini di molti paesi, accendendo dunque un importante dibattito  mondiale sul da farsi.

A distanza di poco più di un mese dal successo ottenuto dal movimento di Greta Thunberg nelle piazze italiane dal nome “FridaysforFuture”, che ha promosso la mobilitazione di oltre un milione di giovani, è possibile affermare che il tema climatico e ambientale stia ottenendo sempre maggiore centralità nello scenario italiano e internazionale.

La società sembra aver preso coscienza di quelle che potrebbero essere le future conseguenze, e dunque del fatto che la lotta ambientalista riguardi senza alcun dubbio ognuno di noi.

Per questo non può assolutamente arrestarsi!

 

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