Multinazionali: scelta etica o commerciale?

Vi è mai capitato di chiedervi: “Cosa sono le multinazionali?”. A primo impatto, verrebbe di certo in mente di dare una definizione di tipo economico! Parliamo allora di multinazionale in riferimento ad un’impresa che organizza la sua attività in almeno due paesi diversi la cui direzione si trova in un paese e, gli impianti di produzione e distribuzione, sono dislocati in altri. Un’impresa è multinazionale quando l’attività estera non è delegata ad un’impresa locale ma è svolta direttamente da una di proprietà o controllata dall’impresa stessa. Nel parlare di multinazionali, certamente, vanno considerate anche le piccole e medie imprese dotate di un impianto di produzione o distribuzione all’estero. Tuttavia ,nel nostro immaginario , la parola multinazionale porta ad un collegamento diretto con quelle imprese talmente estese che arrivano ad avere budget maggiori di quelli delle economie di interi Paesi. Questo è reso possibile dal fatto che, in una società globalizzata come la nostra, sia presente una concorrenza internazionale tale per cui le imprese tendono a ridurre i costi di produzione e ricercare fattori di produzione a basso costo nei Paesi in via di sviluppo. I paesi in via di sviluppo sono appetibili per le multinazionali in quanto, oltre al minor costo, è possibile sfruttare legislazioni interne estremamente permissive per quanto concerne l’inquinamento. In effetti, un’impresa che già goda di un’estrema fiducia da parte dei suoi consumatori grazie all’affermazione del suo brand, può concedersi di affidare la produzione al miglior offerente. Per compensare questa scarsa qualità le multinazionali spendono cifre esorbitanti in messaggi pubblicitari, aumentando poi il prezzo finale di prodotti che in realtà hanno un valore di produzione molto inferiore.  Le attività economiche delle maggiori multinazionali si concentrano nei settori : automobilistico, petrolifero, farmaceutico, alimentare, finanziario e mediatico.

Una volta acquisita conoscenza circa le multinazionali, i loro presupposti e soprattutto il loro modus operandi, si tratta di scegliere se sostenere il loro comportamento non etico oppure orientare i nostri acquisti verso la sostenibilità, sia ambientale che sociale. È importante sapere che quando compriamo un prodotto di queste imprese, non stiamo semplicemente comprando una cosa ma stiamo finanziando tutto ciò che c’è dietro come: sfruttamento del lavoro, guerre, corruzione, inquinamento, disboscamenti e uso e diffusione di OGM e più in generale episodi criminosi. Basti pensare a marchi importanti quali Coca Cola (ritenuta colpevole della morte di sindacalisti colombiani), McDonald’s (accusata di istigazione a stili di vita poco corretti)e così via. Da un lato, andando ad approfondire il caso Coca Cola, possiamo far riferimento all’intervista a Efraim Guerrero, segretario del sindacato Sinaltrainal di Bucaramanga e vittima dell’ultima ondata di repressione. Egli ci spiega cosa i sindacati chiedono alla Coca Cola. La richiesta è molto semplice: non applicare il modello di ristrutturazione della produzione e del mercato del lavoro che comporta la riduzione del numero dei lavoratori e anche le diminuzione dei salari. Di tutta risposta, la Coca Cola agisce minacciando, torturando e uccidendo i sindacalisti grazie al suo legame diretto con i paramilitari colombiani responsabili della morte di nove lavoratori iscritti al sindacato Sinaltrainal. Dall’altro, volendo considerare l’incitamento ad un’alimentazione poco sana da parte di McDonald’s, possiamo far riferimento alle sua “Guida Nutrizionale” secondo cui tutto il cibo prodotto e venduto è utile e nutriente in ogni dieta. Tuttavia non viene messo in evidenza che questo tipo di alimentazione è elevata nei grassi e negli zuccheri, nei prodotti animali e nel sodio, e bassa in fibre, vitamine e minerali. Un consumo perpetrato di questi alimenti, è legato al cancro all’intestino, al seno ed alle malattie cardiache come dimostrano dati accertati dalla medicina. Inoltre per raggiungere un’artificiale uguaglianza di gusto McDonald’s richiede che i suoi prodotti vengano trattati con venti diversi prodotti chimici per dargli lo stesso colore e la stessa consistenza. Questo tipo di cibo sintetico incoraggia la sovralimentazione, inoltre gli alti zuccheri ed il sodio contenuti possono far sviluppare una vera e propria dipendenza soprattutto nei bambini. Quest’ultimi attirati da giochi e palloncini finiscono per non dare adeguata importanza alla nutrizione, sviluppando cattive abitudini.

È possibile però ,come dimostrato da fatti di attualità, opporsi a questi colossi e indirizzarli ad un comportamento più responsabile. Come? Attraverso atti di boicottaggio che si fondano sul potere del consumatore che, non acquistando prodotti di multinazionali, può influenzare le decisioni di quest’ultime. Ad esempio la Nike,  a condizione che la campagna di boicottaggio finisse, ha accettato di alzare da 14 a 18 anni l’età minima dei lavoratori nelle fabbriche di calzature.
Come direbbe Marx: “quando tutto è mosso da questioni di denaro, le cose perdono il loro valore per acquisire un valore meramente commerciale”.

E tu, sei ancora sicuro che il consumo di oggetti prodotti da multinazionali sia la scelta giusta per te e la società?

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