Chi nasce in Italia deve avere il diritto di essere cittadino italiano

Parto da una doverosa premessa. Avrei fatto volentieri a meno di scrivere un pezzo sul patetico spettacolo che è andato in scena ieri 15 giugno al Senato, dove è tornato in aula il disegno di legge sullo ius soli che garantirebbe la cittadinanza italiana ai minori di 12 anni nati in Italia da genitori stranieri o arrivati da piccoli nel nostro paese. Non posso però tirarmi indietro, perché considero questa riforma una battaglia da vincere in nome di quelle persone che hanno sempre vissuto in Italia o che comunque faranno del nostro paese la loro casa, ma che di fatto non godono dei pieni diritti politici e civili.

Nel nostro paese la cittadinanza è attualmente disciplinata dalla legge n. 91 del 5 febbraio 1992. Essa era riconosciuta iure sanguinis, ovvero per diritto di sangue: si può richiedere se si è figli di almeno un cittadino italiano. Inoltre vi è la possibilità di essere considerati cittadini italiani se si è nati in Italia da genitori apolidi o ignoti, che quindi non possono trasmettere la cittadinanza ai figli. Oltre alla cittadinanza per nascita ci sono casi in cui il diritto si può acquisire in un secondo momento. Si può ottenere, per esempio, se si viene adottati da cittadini italiani o se si sposa un cittadino italiano. Oggi i bambini nati in Italia da genitori stranieri non acquisiscono la cittadinanza italiana, ma quella del paese di origine dei genitori, anche se in quel paese, nella maggior parte dei casi, non ci sono mai stati. Sono 590 mila i bambini registrati come stranieri all’anagrafe negli ultimi 10 anni, che potranno richiedere la cittadinanza italiana solo al compimento dei 18 anni e solo se saranno in possesso di tutti i requisiti (spesso difficili da dimostrare).

Nel caso in cui dovesse entrare in vigore il ddl sul diritto di cittadinanza verrà introdotto lo ius soli “temperato”: i bambini nati in Italia da genitori stranieri avranno la possibilità di acquisire la cittadinanza italiana, a condizione che almeno uno dei genitori sia titolare del diritto di soggiorno illimitato o sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo, e che sia residente in Italia da almeno cinque anni. Vi sarà poi una modalità ulteriore per acquisire la cittadinanza italiana, quella dello ius culturae; esso riguarderà i minori stranieri arrivati in Italia entro il dodicesimo anno di età, che potranno diventare italiani dimostrando di aver frequentato regolarmente dei percorsi di formazione, come cinque anni di frequenza di un normale ciclo scolastico (che nel caso si tratti delle scuole elementari deve essersi concluso positivamente) sia aver terminato un corso professionale di tre o quattro anni. Tali norme sul diritto alla cittadinanza avvicinerebbero l’Italia ad altri paesi come Germania e il Regno Unito, anche se sul tema nell’Ue si procede in ordine sparso.

La protesta contro il disegno di legge sullo ius soli si è svolta sia all’esterno che all’interno del Senato. Fuori Palazzo Madama vi è stata la manifestazione dei gruppi dell’estrema destra Forza Nuova e Casapound, con la Digos che ha denunciato 64 manifestanti per resistenza a pubblico ufficiale, istigazione a disobbedire alle leggi e apologia di fascismo.

In Aula, il putiferio è scoppiato in seguito alla richiesta della senatrice Loredana De Petris, capogruppo di SI, di mettere ai voti l’inversione dell’ordine del giorno: prima l’avvio della discussione sulla cittadinanza e poi quella sulle pregiudiziali di costituzionalità sul decreto sui vaccini. La proposta è stata approvata dall’aula nonostante il voto contrario di Lega Nord, centrodestra e Movimento 5 Stelle. All’esito del voto è seguita la reazione furiosa dei leghisti, muniti di cartelli con scritto “no ius soli“, “stop all’invasione“, oltre al sempreverde “Italia agli italiani”, mentre il presidente della commissione degli Affari Costituzionali, Salvatore Torrisi (AP), svolgeva la relazione illustrativa sul ddl, arrivato in Aula senza relatore. Torrisi ha quindi chiesto ed ottenuto di poter depositare la relazione scritta e il testo scritto è stato allegato al disegno di legge. A questo punto il senatore Raffaele Volpi è stato espulso per un “vaffa” verso il presidente del Senato Piero Grasso, con quest’ultimo che ha poi “sospeso la sospensione” per non provocare l’interruzione dei lavori. L’obiettivo del Carroccio era proprio sospendere la seduta e dilatare i tempi; a tal fine i leghisti hanno occupato i banchi del governo arrivando di corsa con i cartelloni e hanno spinto contro il tavolo la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli, medicata in infermeria.

La riforma, tra gli insulti, le spinte, i tentativi di far sospendere la seduta, alla fine è stata incardinata. Vista la bagarre di ieri il percorso del disegno di legge sullo ius soli si preannuncia tuttavia tutto in salita, soprattutto se si vuol fare approvare prima delle prossime elezioni politiche. La Lega e FI voteranno sicuramente contro, mentre Grillo ha annunciato che il M5S si asterrà (l’astensione in Senato vale come voto contrario), confermando di fatto la sua svolta a destra. Il governo considera il disegno di legge una priorità, ed è pronta a blindarla con il voto di fiducia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *