CARA di Mineo. Parla l’ex direttore del centro: Francesco Magnano.

Nei giorni scorsi abbiamo assistito all’ultimo intervento fortemente voluto dal Ministero degli Interni relativamente il centro CARA di Mineo.

La struttura, conosciuta come Residence degli Aranci, è composta da 400 villette inizialmente destinate ai marines della vicina base militare americana di Sigonella. Venne poi destinata alla gestione di un centro CARA, prestando un servizio di accoglienza per richiedenti asilo. il centro, istituito nel 2011 durante il governo Berlusconi, sotto direttiva dell’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, rappresenta il più grande centro di accoglienza d’Europa.

“Entro la fine dell’anno il Centro sarà chiuso”. Queste le parole del ministro dell’Interno Matteo Salvini che, deciso nel raggiungere il suo scopo, ha già dato il via ad un’ “Operazione smantellamento” la quale ha visto il trasferimento di 150 ospiti del centro catanese. A gruppi di 50 persone, sono stati trasferiti presso i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) di Ragusa, Trapani, Siracusa, Palermo, Messina, Enna e Caltanissetta, rispettivamente nelle seguenti date: 7 Febbraio, 17 Febbraio e 27 Febbraio.

Abbiamo deciso di addentrarci nelle dinamiche del centro Cara di Mineo in un momento decisivo per la vita dello stesso. Atlas ha dunque avuto l’opportunità di intervistare l’ex direttore del centro: Francesco Magnano.

[Giulia Ercolani]: Come funziona e come è stato gestito in questi anni il Centro di accoglienza Cara di Mineo? Quali le attività svolte dagli ospiti del centro?

[Francesco Magnano]: Il Cara di Mineo ha come tante realtà,  la necessità di essere vissuto per comprenderlo appieno. I centri di accoglienza non sono luoghi di detenzione. Lo straniero richiedente  asilo politico, nel 35 % dei casi ottiene o asilo, o protezione sussidiaria, validi entrambi per 5 anni, oppure l’ umanitaria , oggi ex umanitaria, valevole per 2 anni.

Ogni straniero richiedente a cui è stato negato il diritto di asilo, si appella. Tra un primo ed un secondo appello, passano anche 48 mesi. Nell’attesa il cittadino ha diritto alle misure di accoglienza e alla permanenza sul territorio nazionale.  La stragrande maggioranza di essi resta in accoglienza. Una delle peggiori forme di inclusione sociale è permettergli di restare chiuso in accoglienza.

Al Cara di Mineo, vi sono medici, psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali, avvocati ed operatori della accoglienza. Centinaia di persone che lavorano per gli ospiti. Ciò personalmente induce nell’ospite, l’errata convinzione che fuori dal campo la vita abbia la stessa semplicità. Corsi di lingua, corsi di economia domestica,  igiene e profilassi,  educazione civica,  informatica.  Un’ insieme di attività che se svolte al di  fuori del Cara,  assumerebbero maggiore concretezza. Così invece sono attività  in vitro.

L’immigrato deve vivere  la Vita!

[GE]: Sappiamo che per circa 25 anni ha lavorato all’interno del mondo farmaceutico. Cosa l’ha portata ad un cambiamento radicale della sua vita e ad avvicinarsi ad un contesto del genere?

[FM]:  Dieci anni fa  alla scadenza  di  tantissimi  brevetti farmaceutici,  l’industria fu annientata dalla  nascita dei farmaci  generici.  A 50 anni  fu veramente difficile.  Mi impegnai nel  volontariato e conobbi  la realtà  dell’immigrazione.  Fui colpito  dell’esistenza  di  un’umanità  tanto  afflitta e percossa.  Partecipai quindi ad un  bando  del  Servizio Centrale  per l’avvio di  due centri di  seconda accoglienza.  Dopo due anni  di gestione mi affidarono la gestione di un  centro di  prima accoglienza per 200 minori stranieri non accompagnati.  Infine il Cara di Mineo, il mio ultimo incarico. Con Cara di Mineo ho appena concluso la mia collaborazione.  Altri progetti mi vedono impegnato in  Africa.

[GE]: Il Decreto Sicurezza ha apportato senza dubbio molti cambiamenti: quali secondo lei i Pro e i Contro?

[FM]: Il 4 Ottobre è  cambiato  il mondo  per gli immigrati accolti in Italia. Lo status di permesso di soggiorno per motivi umanitari è stato eliminato. In via  del tutto eccezionale per casi di vera  necessità,  il permesso di soggiorno per motivi umanitari,  oggi ex umanitario,  viene concesso per i cosiddetti “Casi Speciali”, ed ha la validità di due anni.

Cosa cambia? Fine della seconda accoglienza presso gli ex Sprar, oggi Siproimi.  Significa circa un anno in meno di accoglienza in grado di facilitare il passaggio dello straniero dalla prima accoglienza all’inclusione sociale e lavorativa.

[GE]: Dopo la chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto, l’ “Operazione svuotamento” ha colpito anche il Cara di Mineo, in previsione di una sua futura chiusura. Pensa che il trasferimento dei migranti in strutture di dimensioni più ridotte possa comportare una loro migliore gestione? O crede che questi trasferimenti possano all’atto pratico presentare incertezza nel loro futuro?

[FM]: Personalmente ritengo sia un errore concentrare migliaia di persone in una struttura. Tranne che per un breve periodo. Poi diventa srettamente necessario coinvolgere gli ospiti in percorsi formativi interni al tessuto sociale del paese ospitante. I centri di accoglienza sono dei luoghi in cui la dimensione spazio temporale è sospesa. Il nostro Paese ha fatto miracoli per la prima accoglienza. Ma è impensabile mantenere 4 anni un ospite . Sono sicuro che la permanenza degli ospiti trasferiti dal Cara sia di breve durata. Giovani che per 3/4 anni hanno subito il fascino della istituzionalizzazione, non riusciranno a rimanere a lungo in centri di accoglienza privi dei tanti servizi offerti dal Cara.

[GE]: Chiediamo a lei: La chiusura del Centro dunque, cosa comporta?

[FM]: Oggi il Cara di Mineo ospita 900 persone.  Per un costo tra affitto ed utenze di 7 milioni di euro annui, più i costi relativi al personale. Per contro, gli ospiti trasferiti concluderanno in poco tempo la loro permanenza in accoglienza. Ciò affollerà la strada.  Questo per la colpevole gestione che da 10 anni tutti i governi hanno realizzato. Accoglienza senza inclusione è un crimine!

[GE]: Come sono stati affrontati questi ultimi mesi dagli ospiti del centro? Quali le loro riflessioni?

[FM]: In ogni abitazione del Cara di Mineo vi sono almeno 2 parabole televisive. Sono aggiornatissimi. Conoscono la politica del ministero degli interni in tema di immigrazione. Hanno compreso il radicale cambiamento legislativo e la mutata tolleranza verso di loro. Nei loro volti: Rassegnazione.

[GE]: Secondo lei è possibile affermare che in questi anni il Cara di Mineo abbia permesso il raggiungimento di un’Integrazione effettiva tra i migranti e la popolazione locale? È cambiato qualcosa nella mentalità delle persone nel cuore del calatino?       

[FM]: Come detto in precedenza l’integrazione si realizza con una vera inclusione nel tessuto sociale e lavorativo delle città.  Non credo proprio che vivendo dentro un set cinematografico come in La Rosa purperea del Cairo, di Woody Allen, si possa realizzare integrazione. Gli abitanti del calatino in ragione del loro impiego o meno al Cara di Mineo, hanno approvato o no la presenza di un grande centro di  accoglienza sul loro territorio.

[GE]: Per lei: Che valore ha e Cosa rappresenta concretamente la parola ACCOGLIENZA?

[FM]: Credo di poter affermare che il senso della parola Accoglienza sia troppo profondo per poter dire che il nostro sia un paese accogliente. 600 mila cittadini stranieri privi di documenti , sia concretamente negazione di accoglienza. Dignità ai cittadini stranieri e sicurezza ai cittadini italiani. Non si possono fare arrivare 100 persone e legalizzarne 35. È chiaro che quei 65 non potranno che vivere ai margini della società.

[GE]: 150 giorni passati alla direzione del Cara di Mineo, il centro di accoglienza per richiedenti asilo più grande d’Europa. Cosa le è rimasto addosso?

[FM]: Dopo aver diretto centri per minori stranieri non accompagnati, donne, uomini, famiglie, ho fatto l’esperienza più grande che si possa fare nel settore dell’immigrazione. Sono veramente felice di aver avuto l’occasione di dirigere il più grande centro di accoglienza di Europa.

Un’ultima domanda. Ma questa è per ognuno di noi.

A noi, di queste situazioni, quanto rimane addosso?

 

 

 

 

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