Atlas consiglia: «…e noi dove eravamo?» di Silvia Ziche

Silvia Ziche è una tra i fumettisti più famosi in Italia. Ha collaborato con le riviste Linus, Topolino, Cuore, ha disegnato anche per Smemoranda e Comix e ha pubblicato dei libri con Rizzoli. Con le celebri vignette del suo alterego, Lucrezia, da più di dieci anni anni racconta le vicissitudini del genere femminile sulla rivista Donna Moderna. È proprio Lucrezia la protagonista dell’ultima graphic novel di Silvia Ziche, …e noi dove eravamo? edito da Feltrinelli nell’ottobre del 2018. Oggi Atlas – il blog, vi spiega perché questo è un testo che non può mancare dalla vostra biblioteca.

Controcorrente

Tempi duri per le donne. Il 2018 è stato l’anno del movimento MeToo e di numerose rivendicazioni femministe. Il premio Nobel per la pace è stato assegnato Nadia Murad e Denis Mukwedge, in prima linea nella lotta alla violenza sessuale come arma di guerra. Atlas – il blog ha affrontato l’argomento della discriminazione di genere in questo articolo. Anche la letteratura si è occupata del raccontare storie di femminismo, di emancipazione e liberazione, celebrando tutte quelle donne che da sempre si battono per questa causa. L’esempio più lampante sono i due testi, rispettivamente del 2016 e del 2017, Storie della buonanotte per bambine ribelli e Storie della buonanotte per bambine ribelli 2, che narrano le vite di duecento donne il cui pionierismo è passato alla storia. Tuttavia viviamo nell’epoca in cui le donne italiane sono quelle con il livello di istruzione e il tasso di disoccupazione più elevati in Europa. I diritti conquistati negli ultimi cinquant’anni sono minacciati dal Ddl Pillon, un disegno di legge palesemente maschilista.

È nella fessura di questa contraddizione epocale che Silvia Ziche trova il suo frame narrativo. Se da un lato la letteratura celebra le grandi conquiste delle donne perché non raccontarne anche la storica oppressione innestata nella quotidianità? All’inizio di …e noi dove eravamo? incontriamo una Lucrezia stanca di aspettare il principe azzurro, che si chiede perché proprio ora, con la crisi, la politica che sbanda a destra e il pianeta in pericolo, tutti si aspettino che siano le donne a salvare la situazione. Con spirito dickensiano giunge la visita della sua antenata Camilla detta Zia Camola, che, raccontandole come le sue ave non se la siano passata di meglio di Lucrezia, le fa capire come non ci sia altra scelta che continuare la lotta per l’emancipazione femminile. Il viaggio nella storia è però un viaggio all’indietro e concatenato: dall’inizio del ‘900 si passa alla metà dell’800 e così via, antenata dopo antenata. È un racconto che, come un salmone, risale controcorrente.

Piccoli passi, grandi oppressioni

L’oppressione dalla donna è passata dalla quotidianità e dall’impedirle l’accesso a qualsiasi forma di realizzazione personale: è questo che ci racconta Zia Camola. La cugina Bertilla che non poteva gareggiare alle olimpiadi, la zia Ortensia che non poteva leggere libri e così via, sempre più indietro. La zia Jeanine nel 1789 partecipa alla rivoluzione francese ma, al momento della stesura della Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del cittadino, scopre che le donne non sono considerate cittadine. La zia Gaspara nel medioevo viene messa al rogo perché è una strega, una figlia di Eva causa di tutti i mali del mondo. In questo viaggio a ritroso, però, incontriamo donne determinate, donne coscienti della loro condizioni e che capiscono che l’emancipazione parte dal focolare e dalla quotidianità. E allora nel ‘700 la zia Lavinia organizza dei salotti letterari perché lei, che non può leggere, almeno sente leggere gli altri, e la zia Ottavia Gramola trasgredisce la legge Oppia, che impedisce alle donne di potersi vestire e truccare come vogliono.

Insomma, ad ogni grande oppressione si risponde con piccoli passi di emancipazione, e l’oppressione è personificata da due figure irritanti e dedite al mansplaining: Privy e Pregy, due signorotti ben vestiti che interrompono continuamente la zia Camola tentando di far credere a Lucrezia che una vita in balia di decisioni prese da altri, rigorosamente maschi, sia la più comoda.

Quote-Unquote

La trama e i personaggi femminili sono inventati, ma i contesti storici, i personaggi storici incontrati dalle antenate di Lucrezia, sono tutti reali. Da Pierre de Coubertin a Victoria Woodhill, il fumetto è arricchito da numerose e interessanti chicche di storia. Un valore aggiunto sono le pagine in formato doppio dove si riportano le frasi più denigranti nei confronti del genere femminile pronunciate dai grandi intellettuali.
Lo sapevate che, secondo Darwin «la selezione naturale privilegia l’uomo, divenuto superiore alla donna, e questa disuguaglianza non potrà risolversi»? È da qui che dobbiamo ripartire, con Silvia Ziche e con Lucrezia, sovvertendo quello che, per fin troppo tempo, è stato esasperatamente fatto passare per l’ordine naturale delle cose; «….e noi dove eravamo?», in questo senso, è un ottimo punto di partenza. 

Privy e Pregy sono i fastidiosi interloctuori della Zia Camola in «…e noi dove eravamo?» di Silvia Ziche.

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