Nomine: non solo Rai, si entra nel vivo della partita

Luglio. Mentre buona parte degli italiani si prepara ad affrontare le vacanze estive, armandosi di ombrellone, crema solare e soft news, nelle ultime ore si rincorrono le voci sulle nuove nomine Rai.

La nostra estate italiana, ad oggi, era stata caratterizzata da Ilva, voucher, porti da chiudere, pensioni d’oro, assurdità salviniane e tanto altro ancora.
Adesso, a poco più di un mese e mezzo dalla formazione del nuovo governo, è arrivato il momento più difficile, combattuto e decisivo dell’intera legislatura: la lottizzazione del potere.

Se la partita per la formazione del nuovo governo è stata sofferta e complicata, la lotta per le nomine non sarà da meno. Una partita a scacchi in cui il miglior stratega si aggiudicherà la possibilità di lasciare il segno sulla legislatura corrente.
Indipendentemente dalla dicitura “del cambiamento” o meno, è giusto che il governo ponga persone di fiducia all’interno delle stanze dei bottoni, al fine di dare concretezza alle promesse elettorali. Il problema, tuttavia, si manifesta quando le figure che si appropriano di poltrone così importanti non sono scelte per via di una logica meritocratica, ma per la mera spartizione tra i partiti, con requisito fondamentale la fedeltà al leader.

E, nella selezione di attori politici e collaboratori, il Movimento 5 Stelle non sembra aver avuto particolare fortuna o aver seguito criteri vagamente definibili come meritocratici. La pesca grossa proviene sempre dalle fila della Casaleggio, mentre le votazioni sulla piattaforma Rousseau continuano a mettere in discussione la rappresentatività del voto stesso.
Probabilmente, però, non c’è molto da aspettarsi da un partito che promuove come capo della propria comunicazione Rocco Casalino.

E mentre la lotta per le nomine entra nel vivo, oggi si è raggiunto l’accordo per le commissioni parlamentari di garanzia: Vigilanza Rai e Copasir.

Di norma affidate all’opposizione, le due poltrone sono state riempite da Forza Italia e dal Partito Democratico.
La Vigilanza Rai, in seguito alla riforma del sistema Rai dicembre 2015, conferma il proprio ruolo strategico: tra le mansioni, è prevista ogni sei mesi l’ascolto e la valutazione dei vertici aziendali in vista dell’approvazione del bilancio. Senza contare il peso politico ed editoriale sul servizio pubblico, e il ruolo nella nomina del presidente della Rai.

Il nuovo presidente della Vigilanza Rai, eletto alla terza votazione (22 voti, ne servivano 21), è Alberto Barachini, senatore forzista, ex giornalista Mediaset e fedelissimo di Berlusconi. Per quanto riguarda i due vice presidenti, sono stati eletti Antonello Giacomelli (ex segretario alle Comunicazioni dei governi PD) e Primo Di Nicola (M5S).
Nell’aggiudicarsi la poltrona, oltre a superare il nome di Maurizio Gasparri (che dovrebbe finire alla giunta per le elezioni di Palazzo Madama), ha dovuto vincere la resistenza del M5S, che, tramite il senatore Gianluigi Paragone ha fatto sapere di aver votato scheda bianca e di non essere del tutto convinto di questa scelta: “Mi auguro che non faccia gli interessi di Mediaset ma quelli degli italiani”, ha affermato il giornalista.

Anche nell’elezione del presidente del Copasir è andato tutto come da programma: con 8 voti si aggiudica la poltrona il deputato dem Lorenzo Guerini. Il vice sarà Adolfo Urso (senatore FDI), mentre la segretaria Federica Dieni (M5S).

Adesso la partita si concentrerà sulla nomina dei quattro membri del Cda della Rai. Nella giornata di ieri i militanti grillini hanno esercitato il proprio voto (circa 20mila), che ha visto trionfare Beatrice Coletti (poco più di 6500 preferenze). Alle spalle dell’ex produttrice esecutiva di Mtv, si è posizionato Paolo Cellini, professore alla Luiss. L’esito delle votazioni, che spettano a Camera e Senato, appare tutt’altro che scontato.

Infine, le ultime due caselle da riempire: presidente e direttore generale. Come riportato da Repubblica, per la presidenza sarebbe favorita la leghista Giovanna Bianchi Clerici, mentre per la direzione generale (che dovrebbe andare ai pentastellati) il nome delle ultime ore sembra essere quello di Andrea Cardamone, amministratore delegato della banca online Widiba, molto vicino a Luigi Di Maio.

Mentre si tessono le ultime trame e ci si prepara alla votazione, il presidente della Camera, Roberto Fico, ha dichiarato che il prossimo voto per la nomina del Cda della Rai porrà fine alle pressioni politiche (di governo, nello specifico) sui giornalisti, rendendo la Rai una azienda libera e meritocratica.

Finita questa partita, sarà la volta della nomina per la Cassa Depositi e Prestiti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *