Non chiamatelo infotainment

È la notte tra l’otto ed il nove gennaio quando, a Messina, una ragazza di 22 anni viene data alle fiamme nella propria abitazione: subito in manette l’ex fidanzato, unico sospettato.

Triste, tristissima vicenda, aggravata dai media locali che provano a vendere un po’ di più e a raccattare una manciata di views sui propri siti; la ragazza al mattino si trovava in pessime condizioni, alle 15 presentava ustioni sul 60% del corpo, alle 21 sul 13%. No, nessun miracolo, solo tanta approssimazione e voglia di mangiare sull’ennesima tragedia che vede il Sud protagonista, ed una giovane donna vittima.
Le prime reazioni sui social sono chiaramente di sgomento rabbia e desolazione, indotta dal primo, semplicistico, approccio alla vicenda: classica coppia che non va più d’accordo, lui perde la testa e finisce per farle del male. Una vittima ed un carnefice, una eroina e un mostro, tutto estremamente semplice.

“Bad news is good news”, la notizia fa gola a molte testate, gli sciacalli dell’informazione si armano di telecamera e microfono, e comincia lo spettacolo.
La vicenda presenta subito un andazzo sconcertante: la madre della vittima si presta più e più volte alle telecamere, atteggiamento che denota uno strano modo di vivere la vicenda, in favore di godere della visibilità pubblica, e va bene che ognuno vive il dolore come gli pare, ma, come diciamo a Messina, manco a sta manera (manco in questa maniera, in questo modo, ndr).
Ma non finisce qui. Dopo nemmeno un giorno di convalescenza, ai microfoni di una nota emittente televisiva nazionale si presenta la giovane Ylenia in carne ed ossa: viso struccato, coperta di pile, i mille flash della telecamera per lei. Il tutto fa presupporre una ghiottissima occasione per denunciare a gran voce la violenza contro le donne, la follia degli “uomini” che, dicendosi “troppo innamorati e gelosi”, fanno del male alla propria donna. No, non accade, perché la ragazza stupisce tutti, difendendo con le unghie e con i denti “il suo Alessio”, dando particolari a dir poco insulsi sull’altezza e sui capelli dell’aggressore, salvo poi dire che portava un cappuccio.

“Pazza” dice qualcuno, “È tutto organizzato” dicono altri, c’è addirittura chi chiama in causa la sindrome di Stoccolma, e chi sostiene che la ragazza abbia paura di eventuali ritorsioni. Ho ritenuto poco importante soffermarmi sul perché, visto che in generale la faccenda ha preso una piega infausta ed imbarazzante.

Passa infatti un altro giorno, e tutta la Nazione continua a preoccuparsi della giovane, e a sperare in una pesante pena per l’ex fidanzato. Ecco, avevo quasi dimenticato gli aggiornamenti su di lui: nel frattempo fa dichiarare al proprio avvocato che quella notte stava dormendo, ma il giorno dopo esce un video delle telecamere di un rifornimento che lo inchioda mentre riempiva una tanica di benzina.
Il peggio, tuttavia, doveva ancora presentarsi. La giovane Ylenia ha un’altra occasione, questa volta per smentirsi e dare un vero messaggio di forza e resistenza contro la violenza sulle donne: il seguitissimo palcoscenico di Pomeriggio 5. Imbarazzante e dallo scarsissimo spessore culturale ed informativo, ma con una potenziale audience che pochi altri programmi hanno nel Belpaese.
Questa volta, però, si presenta truccata di tutto punto ed entusiasta per l’occasione concessale di intervenire alla trasmissione della “trasmettitrice con le palle” (virgolettato riportato fedelmente).
La ragazza elogia Barbara D’Urso, le chiede di poter tornare in trasmissione, e, dulcis in fundo, continua a difendere il fidanzato. Dopo aver sentito dell’esistenza del video che inchioda il giovane Alessio mentre riempie una tanica di benzina, la ragazza si lancia in congetture a dir poco surreali “ma mica doveva per forza lanciarla a me, magari doveva fare benzina al motorino”. Chiudiamo questa delirante parentesi, e torniamo alla trasmissione. Gli spettatori di canale 5 si saranno messi comodi e avranno preso i pop corn: è il momento del litigio tra madre e figlia (i più attenti, ma anche i più distratti, avranno notato quanto sembrasse una pantomima).
Tutto alla perfezione, tutto secondo le regole dell’infotainment, il video spopola su YouTube, i telegiornali ne parlano, i siti fanno crescere considerevolmente le proprie views, e il trash trionfa ancora una volta.

Di questa vicenda, a parte le brutte impressioni, la tristezza per la pochezza dei protagonisti dell’avvenimento, e la figuraccia a livello nazionale, resta poco.

Ora che il valore notizia più importante è il dramma, la mercificazione esasperata della notizia predomina nel panorama informativo italiano: si è perso completamente di vista il valore informativo della stessa, il valore di guida del giornalista. Ora che la notizia (e con sé i risvolti, gli approfondimenti) in diversi casi altro non è che il prodotto di una logica commerciale, troppo spesso incappiamo in articoli e programmi che, pur di fare audience, ridicolizzano le vicende più drammatiche.
No, non è infotainment come tanti sono portati a pensare, giustificando i grotteschi spettacoli di cui troppo spesso siamo spettatori: è tv spazzatura, è la tristissima fine dello pseudo giornalismo italiano, è la logica dell’intrattenimento che non si ibrida con l’informazione, ma la snatura e la violenta, dando vita a rappresentazioni sempre peggiori.

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