Oltre il ponte

Genova, martedì 14 agosto 2018. Ore 11:50 circa, orario di punta. Un tratto del ponte Morandi, viadotto dell’autostrada A10 situato tra i caselli Genova Ovest e Aeroporto, crolla improvvisamente portando con sé una trentina di autovetture e almeno tre mezzi pesanti. Il bilancio delle vittime si aggira intorno alle 37 unità, secondo quanto accertato dalla prefettura al momento, di cui 5 non ancora identificate. Finora le persone costrette a lasciare le proprie abitazioni sono 440, ma il numero potrebbe salire ancora, essendo tuttora in corso le valutazioni sugli sgomberi. Le campate del ponte crollate al suolo hanno investito in prevalenza l’area del torrente Polcevera e la ferrovia, colpendo gli edifici sottostanti, tra cui il centro Amiu, l’azienda ambientale del comune di Genova.

Al momento, l’ipotesi più accertata sulle cause del crollo è quella di un cedimento strutturale, avvenuto durante una serie di lavori di manutenzione. Autostrade per l’Italia ha assicurato che “i lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova” e anche l’amministratore delegato della società, Giovanni Castellucci, ha affermato di non credere che il ponte fosse pericoloso o dovesse essere chiuso. Il problema è che tali dichiarazioni faticano a essere ascoltate con fiducia, soprattutto considerando la storia del viadotto e le diverse polemiche di cui è stato al centro.

Inaugurato il 4 settembre del 1967 alla presenza dell’allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, il ponte Morandi rappresentava un elemento senz’altro centrale nella viabilità della capitale ligure, ma anche un punto di collegamento fondamentale verso altri paesi europei come la Francia e la Spagna. Il viadotto, dunque, era sottoposto quotidianamente a ingenti sollecitazioni che ne accelerarono logicamente il degrado. In un articolo pubblicato due anni fa su Ingegneri.info dall’ingegnere Antonio Brencich, professore all’Università di Genova, emerge che il ponte fu sottoposto a lavori intensi fin dai primi decenni, presentando “fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati.” Ad esempio, i cavi che gli valsero il soprannome di ponte di Brooklyn furono aggiunti solo vent’anni dopo la sua costruzione, appunto per cercare di arginare il rischio di cedimento. Da qualche anno si stava sviluppando il progetto della Gronda di Ponente, una bretella autostradale collocata più a nord rispetto al ponte crollato, che avrebbe aiutato a smaltire il traffico, lasciando al viadotto Morandi solo il peso della viabilità locale.

E proprio riguardo al progetto della Gronda sono sorte polemiche nelle ore immediatamente successive alla catastrofe. Per essere più precisi, il dibattito è incentrato sui Comitati No Gronda, in particolare su un comunicato che risale al 2013, ricondiviso sulla pagina del Movimento 5 Stelle. Nel testo si sostiene che la costruzione della nuova bretella autostradale risulterebbe in un costo inutile da parte della regione Liguria, in quanto il ponte “[…] potrebbe star su altri cento anni […] a fronte di una manutenzione ordinaria con costi standard.” Ora quel link risulta irraggiungibile, ma vi si può risalire tramite Internet Web Archive. Lo stesso Beppe Grillo, in un comizio tenutosi a Genova nel 2014, in cui al momento si trovava con il Comitato No Gronda, incitava il pubblico a non appoggiare i lavori e anzi a “fermarli con l’esercito”, denunciando lo spreco di denaro per la realizzazione di grandi opere. Come dimostra anche la più recente discussione in atto dentro e fuori dal Parlamento sul proseguimento o meno dei lavori per la linea Tav Torino-Lione, il Movimento 5 Stelle tende a non essere a favore dell’investimento di soldi pubblici nella realizzazione di imponenti infrastrutture: la stessa Gronda, infatti, era stata inserita poco tempo fa dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, nella lista dei progetti destinati a “revisione, che ne contempli anche l’abbandono”.

L’idea che il disastro di Genova fosse potenzialmente evitabile non può che alimentare i dissensi all’interno dell’opinione pubblica, ancora scossa dagli eventi dello scorso 6 agosto ovvero l’esplosione dell’autocisterna a Borgo Panigale (Bologna) e l’incidente stradale a Lesina, nel Foggiano, che ha causato la morte di 12 immigrati che rientravano da una giornata di lavoro. È un’estate calda per il governo insediatosi da poco, in cui sembrano venire a galla problemi inaspettati di fronte ai quali i due partiti al potere si trovano impreparati e divisi. Sbandierare presunti successi come il pugno di ferro nei confronti dell’Unione Europea, con tanto di chiusura dei porti, o la contestata approvazione del Decreto Dignità si rivelano una facciata sempre più debole mano a mano che emergono gli effettivi problemi strutturali che l’Italia ha bisogno di affrontare.

Il ministro Toninelli ha precisato che “la manutenzione a qualsiasi livello compete ad Autostrade, mentre ai tecnici del Ministero compete seguire gli interventi straordinari come quello che di qui a pochi mesi sarebbe stato fatto proprio su quel tratto di autostrada”. Ha poi dichiarato che gli dispiace, “da cittadino italiano constatare come sulla manutenzione ordinaria” in Italia “non si sia fatto a sufficienza e questi fatti ne sono purtroppo la testimonianza”. Autostrade per l’Italia ha ribadito che sono sempre stati eseguiti controlli regolari, da cui non era mai emerso alcun problema.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è arrivato nel capoluogo ligure nel pomeriggio e ha incontrato le autorità locali. Queste le sue parole: “Tutti si devono interrogare – ha detto – Tutte le autorità competenti e tutte le persone che hanno responsabilità. Dovremo accertare le cause, e occorrerà tempo. Ma una tragedia del genere è inconcepibile in un paese moderno.”

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, invece, non individua i responsabili del disastro né nella società Autostrade, né nelle non meglio specificate autorità competenti, bensì addossa la colpa all’Europa, in linea del resto con le sue ben note posizioni antieuropeiste. Ha infatti affermato che non ci saranno garanzie di sicurezza per i cittadini italiani se i vincoli di bilancio imposti dall’UE costringono l’Italia a limitare gli investimenti nella costruzione di “scuole e strade sicure”. Quindi costruire ponti è importante, purchè non siano verso l’esterno.

La Procura di Genova ha aperto un fascicolo per disastro colposo e omicidio colposo plurimo a carico di ignoti, come confermato dal procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi.

Sotto le macerie, intanto, si continua a scavare, e sembrano lontane le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “È una catastrofe quella che ha colpito Genova e l’Italia intera. Su persone e famiglie inermi si è abbattuta una disgrazia spaventosa e assurda. Il primo pensiero – mio come di tutti gli italiani – va alle vittime, ai feriti, alle sofferenze e alle angosce dei loro familiari. A quanti oggi piangono per i loro cari, desidero esprimere il più sentito cordoglio, la mia vicinanza e, insieme, la solidarietà della Repubblica.”

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