OSCE, un’organizzazione in crisi?

A partire dagli ultimi decenni del ventesimo secolo, il continente europeo si è affidato, per quanto riguarda la sua sicurezza, non solo alla NATO e all’Unione Europea, ma anche a una terza organizzazione internazionale: ci si riferisce all’OSCE (l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa).

A differenza però delle altre due istituzioni, che godono di un alto livello di credibilità a livello internazionale, l’OSCE è stata caratterizzata negli ultimi anni da una leadership molto debole e dai profondi tagli di bilancio.

Nata nel 1975 sotto il nome di Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa – tramite la Conferenza di Helsinki per garantire lo status quo dei confini esistenti in Europa, la cooperazione economica tra i due blocchi e il rispetto dei diritti umani –, al termine  della guerra fredda essa ha conosciuto una profonda evoluzione. Innanzitutto, la sostituzione del termine “Conferenza” con “Organizzazione” ha implicato l’istituzionalizzazione di tale sistema: con questo avvenimento, i paesi membri dell’OSCE avevano riposto nell’organizzazione molta fiducia nel suo ruolo di stabilizzatrice per l’Europa – in un periodo in cui, nella prima metà degli anni ’90, era in corso la guerra civile nella ex-Jugoslavia. Le competenze dell’organizzazione vennero estese tramite la creazione degli uffici per le istituzioni democratiche e per i diritti umani e quello per le minoranze nazionali. Al contempo, però, gli Stati Uniti e la Russia temevano che l’altra parte potesse sfruttare l’organizzazione per allargare la sua influenza nel vecchio continente.

Oggi, l’OSCE, che comprende 57 paesi, non ha però dimostrato di essere all’altezza e di aver soddisfatto le aspettative dei suoi membri. L’organizzazione si basa su un sistema di governance che prevede le decisioni in maniera unanime: da questo punto di vista, ottenere una convergenza di interessi tra più di cinquanta paesi è un passo molto difficile da raggiungere. In secondo luogo, il sistema è caratterizzato da una lotta intestina tra paesi occidentali da una parte – in particolare le maggiori potenze europee occidentali affiancati dagli Stati Uniti – e la Russia dall’altra. I due blocchi hanno differenti percezioni su alcune norme non del tutto condivise dalla comunità internazionale (in particolare per ciò che concerne la democrazia) e ciò ha impattato negativamente sulla credibilità dell’Organizzazione.

L’OSCE è conosciuta come un’organizzazione il cui compito – fra i tanti – è quello di monitorare le elezioni. Tale incarico non è stato accettato positivamente dal cosiddetto “reform group”, ossia da un blocco di paesi guidato da Mosca e composto dai suoi più stretti alleati. Secondo tale gruppo, l’Organizzazione dovrebbe tralasciare questi compiti aggiuntivi per focalizzarsi sulla prevenzione dei conflitti – una delle task affidate originariamente all’OSCE all’inizio degli anni ‘90.

Ma quali sono stati i risultati nella pratica? La situazione è molto sconfortante, se si considerano le critiche mosse da Mosca, il forte disinteresse da parte dei paesi occidentali e i conflitti che hanno riguardato la Georgia nel 2008. La guerra in questo paese, secondo alcuni, è sintomo del fatto che l’organizzazione non sia stata in grado di “congelare” le tensioni presenti nell’area: ciò ha influito sulla percezione di leadership dell’OSCE. Tale posizione è stata ulteriormente indebolita con la recente crisi in Ucraina, dove l’Organizzazione non ha potuto svolgere in pieno i suoi compiti anche per via di restrizioni di budget molto serie. A ciò si aggiunge infine il fatto che i paesi europei, per la loro sicurezza, privilegiano la loro appartenenza nella NATO.

Dall’altra parte, però, l’OSCE non è solamente caratterizzata da elementi di debolezza: questo articolo tratta di una delle maggiori organizzazioni internazionali in termini di numero di paesi membri. E’ una delle pochissime istituzioni che riesce a inglobare l’Europa, i paesi del Nord America, la Russia e alcuni paesi dell’Asia centrale. A ciò, si aggiunge il fatto che presso l’OSCE sono stati siglati anche alcuni trattati relativi al campo militare – come nel caso del documento di Vienna, il “global exchange of military information” e il CFE – che sono elementi innovativi nel campo della sicurezza internazionale.

In ogni modo, il bilancio generale di tale organizzazione internazionale è negativo e per i prossimi anni non ci si aspetta un futuro prosperoso. In un clima di incertezza e di continuo cambiamento nella comunità internazionale, all’OSCE non rimane altra scelta che evolvere in modo tale da garantire la propria sopravvivenza.

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