Polonia: novità a Est

Un nuovo attore si è affacciato a Est, la Polonia: stabile dal punto di vista politico, dinamica economicamente, membro di spicco della NATO, portavoce dell’Europa Orientale all’interno dell’Unione Europea.

Per capire la Polonia di oggi, come spesso accade, occorre guardare prima alla storia. La storia polacca inizia con lo stanziamento del popolo dei Polani lungo il fiume Oder e con la loro conversione al cristianesimo nel 966 da parte di Mieszko I, che giurò fedeltà al Sacro Romano Impero Germanico. Il successore, Boeslao I il Coraggioso, espanse i confini dello Stato e ottenne il titolo di re dall’Imperatore, assicurando all’Impero un forte alleato a Est. La dinastia Jagellonica può essere considerata l’età d’oro della Polonia: la creazione della Confederazione Polacco-Lituana nel 1569 fu il coronamento della vittoria contro i cavalieri Teutonici nella Battaglia di Grunwald nel 1410, che depotenziò le minacce a Ovest. La politica verso gli ebrei, perseguitati in tutta Europa, era di grande tolleranza, il re era eletto dalla nobiltà (“monarchia elettiva”), e questo differenziava la Confederazione dalle altre monarchie assolute europee: nonostante questa inedita “democraticità”, la coesione dello stato confederato di allentò a causa di rivolte interne, divisioni e dei potenti vicini (costanti nella storia polacca) presenti su tutti i fronti: come risposta alle riforme dell’Illuminismo polacco (da notare la Costituzione di Maggio, 1791, la prima costituzione liberale del continente), Austria, Prussia e Russia si spartirono la Polonia nel 1772, nel 1793 e nel 1795, gettandola tra le braccia di Napoleone. Dopo la Prima Guerra Mondiale, è per le intenzioni di creare uno stato cuscinetto tra Germania e Russia che la Polonia rinasce; il tredicesimo punto del Presidente americano Woordow Wilson così recita: “Dovrà essere creato uno stato indipendente polacco, che si estenderà sui territori abitati da popolazioni indiscutibilmente polacche; […] la sua indipendenza politica ed economica, la sua integrità dovranno essere garantite da convenzioni internazionali”. Pochi anni dopo, il “miracolo della Vistola”, straordinaria vittoria polacca contro la Russia nel 1920, avrebbe falsato le percezioni della potenza militare del paese, poi stritolato tra Germania Nazista e Russia Stalinista, flagellato da stragi terribili (Massacro di Katyń) e dal genocidio ebraico, e caduto nell’orbita Sovietica. Centrale nell’emancipazione dall’Unione Sovietica fu Solidarność, movimento sindacale di matrice cristiano democratica, che poi diventerà una rilevante forza politica negli anni novanta.

A dare rilevanza alla Polonia sono alcuni punti di forza che la rendono una potenza regionale in ascesa; tra gli altri, il progetto geopolitico del Trimarium. Nato come iniziativa economico-infrastrutturale, il Trimarium è un forum internazionale composto dai dodici membri centro-orientali dell’Unione Europea nato nel 2015 come progetto polacco-croato: i vertici finora svoltisi sono stati quello di Dubrovnik 2016 e Varsavia 2017. Le radici di questo sforzo vanno fatte risalire al governo polacco attuale (russofobo e germanofono, filoamericano), alle tensioni a Est (annessione della Crimea e guerra in Ucraina) e a fattori storici ben precisi (costante senso di accerchiamento, presenza ingombrante della Russia). L’intenzione, largamente caldeggiata dagli Stati Uniti, è quella di creare uno spazio “triangolare” compreso tra Mar Baltico, Mare Adriatico e Mar Nero che faccia da contrappeso da un lato alla minaccia russa, dall’altro alla minaccia tedesca; uno spazio influenzato più dagli Stati Uniti che dall’Europa Occidentale (ovvero dalla Germania), all’interno del quale costruire infrastrutture e relazioni politico commerciali più strette. Si tratta di un progetto ambizioso e certamente complesso da portare a termine, una sfida notevole per la Polonia di domani.

Oggi la Polonia è saldamente collocata a destra: Diritto e giustizia (PiS), partito fondato da Jaroslaw Kaczynski (probabilmente l’uomo più potente del paese) si è assicurato nel 2015 sia il presidente della Repubblica che una maggioranza assoluta in entrambe le camere con 235 seggi su 460 al Sejm e 61 seggi su 100 al Senato. Otto anni di forte crescita del PIL, sempre oltre il 3.5%, e una disoccupazione tra le più basse del Vecchio Continente non sono bastati a Piattaforma Civica, partito di destra moderata ed europeista, a conservare il potere. Una solida maggioranza politica e un certo dinamismo economico, nonché la relativa debolezza dell’Unione Europea, lasciano alla Destra un ampio margine di manovra. PiS gode del favore di anziani e famiglie, grazie al (notevole) sostegno economico fornito ai genitori e all’anticipo generale dell’età pensionabile; la disoccupazione è in calo, l’immigrazione è osteggiata in maniera compatta e l’opposizione è divisa. Questa stabilità interna permette al governo di tentare scelte controverse: controllo su radio e televisione pubblica, ingerenze nell’autonomia della Corte Costituzionale e tentativi di inasprire ulteriormente la legislazione anti-aborto hanno comunque incontrato la forte opposizione di diversi stati membri dell’Unione e di diverse frange della società polacca.

La Polonia deve però fare attenzione a non restare isolata in Europa. Nonostante le recenti tensioni in materia di quote di redistribuzione dei migranti, i polacchi sono sempre stati tra i più entusiasti eurofili: avendo vissuto per anni un complesso di inferiorità verso i loro vicini “occidentali”, si considerano Occidentali (con la lettera maiuscola) a tutto tondo e sono ansiosi di dimostrarlo. La concezione di “Occidente” della Polonia cattolico-sovranista è però quella di “scudo dell’Europa”, difensore dei “veri” valori occidentali cristiano cattolici e del concetto di stato-nazione il più etnicamente omogeneo possibile (in qualche modo simile alla visione di Victor Orban). Nonostante la leadership della Polonia all’interno del Trimarium e del Gruppo di Visegrád, nonostante l’ assoluta rilevanza nella strategia della NATO in Europa Orientale, il suo orizzonte politico ideale è quello dell’Unione Europea, che le ha dato molto dal punto di vista economico e politico.

 

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