Il popolo del buonsenso

Il popolo del buonsenso è composto da sessanta milioni di italiani. Perché nessuno, in fondo, da Aosta e Lampedusa, può negare che la rivoluzione che i demagoghi giallo-verdi stanno mettendo in atto sia la cosa più logica da fare. Se in Italia c’è delinquenza, che si caccino tutti i neri, che ce l’hanno nel sangue. È genetica! Se in Italia c’è povertà, che si ignorino le regole, che non si pensi a chi verrà dopo di noi, perché è colpa della politica, è colpa dei giornali, delle banche, dell’UE, della Sinistra, e magari anche dei francesi, che ci hanno rubato la Gioconda e buttarceli in mezzo non fa mai male. Non è superficialità. È buonsenso!

Il popolo del buonsenso ci ingloba tutti. In suo nome, si può esultare come allo stadio, dopo aver forzato un dato di deficit astronomico, per avviare un provvedimento che regalerà mancette a milioni di persone con soldi che non provengono dagli arcigni covi di Bruxelles, ma dalle tasche degli italiani. Sempre in nome del buonsenso, si può posare per i like di Facebook con un hashtag decretoSalvini, e magari far posare giuliva anche la marionetta a cui qualcuno continua a dare il titolo di professore, e qualcun’ altro addirittura di Presidente del Consiglio.

Il popolo del buonsenso non legge i giornali, perché sa che nei giornali si esprime la voce dei poteri forti, dei catastrofisti e degli amici delle banche. Il popolo del buonsenso non legge neanche i libri, perché le case editrici sono tutte di Sinistra, e come tali pubblicano solo libri approvati dal sistema, quelli che affermano che i dinosauri sono esistiti, che le scie chimiche sono una bufala mediatica e che l’uomo non è stato creato da Dio. Il popolo del buonsenso non vaccina i suoi figli, perché perbacco! lo sanno tutti che i vaccini sono veleni per controllarci e renderci schiavi del sistema sanitario. Non è paranoia! È buonsenso.

Il popolo del buonsenso sa dove trovare la verità. Fortuna che qualcuno lo ha finalmente capito! Basta aprire un profilo Facebook, e mettere un mi piace alla pagina di Matteo Salvini e uno alla pagina di Luigi Di Maio. Entrambi pubblicano verità in pillole, a cadenza di qualche ora, e se non si ha voglia di aspettare si può addirittura cercare tra i commenti, e scoprire chi ha buonsenso e chi no, perché qualcuno che ha preso la botta in testa esiste ancora.

Il popolo del buonsenso ha ragione. Può sostenere cavalleresche battaglie di tastiera, tra “ha” senza acca e doppie lasciate su precedenti campi di battaglia, per affermare che ha ragione perché ha buonsenso, e che solo nel buonsenso risiede la ragione. E se qualcuno osa controbattere, basta chiamare in causa il Capitano con la C maiuscola per riportare la bagarre al suo inevitabile ordine naturale.

Ma davvero tutti facciamo parte del popolo del buonsenso? Le statistiche dicono che i gialloverdi in due sono al 60% dei voti. Il 40% degli italiani, a quanto pare, ha preso la botta in testa: crede che il deficit debba essere tenuto entro l’1,6%, che l’immigrazione sia una risorsa positiva, che i giornali debbano essere letti, che la cultura sia fondamentale, e che i vaccini siano indispensabili. Un 40% da cui dovrà partire una risposta, diciamo una “controrivoluzione della scelleratezza”.

Di fronte a una retorica di popolo e anti-popolo, in cui ci viene chiesto dove schierarci e di accettare in blocco l’una o l’altra prospettiva, senza possibilità di mediazioni o compromessi, l’unico imperativo stringente è quello di ricordare una piccola grande lezione che Max Weber diede al Parlamento della Repubblica di Weimar nel lontanissimo 1919: agire in politica secondo l’etica della responsabilità, che tradotto nel mondo del 2018, potrebbe essere “chiudere la pagina di Facebook prima di pensare al futuro di 60 milioni di persone”. Se non sarà buonsenso, almeno sarà coscienza.

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