Possibili scenari

Tre giorni dopo la chiusura dei seggi, come già ampiamente pronosticato dai più, il futuro dell’Italia resta quanto mai incerto.
Nel frattempo, ci si sta concentrando sulle più disparate ipotesi che potrebbero portare l’Italia ad avere il suo nuovo governo nel giro di poco più di due settimane, nonostante nessuna delle fazioni possa al momento contare su una maggioranza.

Nelle prossime righe, oltre ad analizzare le conseguenze dei risultati delle urne, passeremo in rassegna i possibili scenari, nella speranza che Cesare Cremonini non ci quereli per l’utilizzo del nome del suo nuovo album, uscito pochi mesi fa.

Un uomo nuovo. “Il tuo problema è che hai sempre la testa per aria” volendo calcare un po’ la mano, ritroviamo il “Gli italiani? Li vedo rincoglioniti” di Dibattistiana memoria.
Il risultato del Movimento 5 Stelle, con quel 33%, ha dell’incredibile. Volendo guardare oltre le percentuali, sembra avere delle ragioni importanti. Dopo l’abiura delle scie chimiche e dei vaccini, e un necessario processo di normalizzazione ed istituzionalizzazione, il Movimento è riuscito a raccogliere consensi praticamente ovunque.
I pentastellati, ad esempio, hanno fatto bottino pieno al sud: basti pensare alla sconfitta al fotofinish alle elezioni regionali del 5 novembre in Sicilia, e pensare che a distanza di soli quattro mesi sono riusciti ad aggiudicarsi 28 collegi uninominali su 28, sfiorando il 50% delle preferenze, firmando un cappotto che ha dell’incredibile. Perché? I problemi del sud, fanalino di coda dell’Italia, ormai li conoscete tutti: disoccupazione giovanile ai massimi storici, svuotamento delle città che vedono andare via i propri figli in cerca di un futuro migliore, opere pubbliche che necessitano di venti anni per vedere la luce, stazioni a un binario, isolamento dal resto del paese, con la relativa concezione rovesciata dai politici di ogni schieramento in periodo di consultazione elettorale, perché “i problemi del mezzogiorno” sono importanti. Sì, in campagna elettorale.
E allora ecco i pentastellati, che provano a plasmare “un uomo nuovo”, stanco del voto di appartenenza ideologica e di struttura, che tenta la sorte dando l’opportunità di governo a chi promette di essere diverso. Forse. Si vedrà.

Kashmir-Kashmir. “Hai perso il paradiso ma l’Europa è così, cerca il diavolo negli occhi degli altri”. Dai, sapete tutti di chi stiamo parlando. Se la Lega (guai a chiamarla Lega Nord, sono cambiati, eh…) ha conosciuto un exploit che l’ha portata dall’essere un normale partito da 4%, a vedere il proprio segretario come possibile premier, un motivo ci sarà.
Negli ultimi 3 anni, Matteo Salvini è stato ovunque: in tv, nelle piazze, sui social network. Voleva trasformare la Lega da sindacato nordista a catch-all party, attento anche alla questione meridionale, e ci è riuscito. Gli italiani hanno la memoria corta, e per questo la Lega ha raggiunto ottimi risultati anche nel sud Italia. Il grosso del lavoro, tuttavia, l’ha compiuto il messaggio propagato: odio, razzismo, paura del diverso, sentimento anti europeo.
L’italiano medio è quella particolare figura che abbocca alle fake news, alle questioni dei 35 euro e di Sky negli alberghi per gli extracomunitari. L’italiano medio è quell’altra particolare figura cui puoi raccontare che il 25% degli stupri viene commesso dagli extracomunitari: mica ci penserà che il restante 75% sono italiani, proprio come lui.
In Italia, poi, accadono cose strane: è il caso di Macerata, dove la Lega conosce un’impennata che la porta dallo 0.6% al 21%. La stessa città che ha dovuto subire, incredula, i crimini d’odio di Luca Traini, solo qualche tempo fa. Cari maceratesi che non odiano, vi siamo vicini.
Per il resto c’è Forza Italia nella figura di equalizzatore del centro destra, che ha fatto il suo. Ha provato a indicare in Tajani, una figura rispettata in ambito europeo, il futuro premier. E nonostante il risultato l’abbia portato ad un ulteriore ribasso, ha fatto il classico compitino. Così come Fratelli d’Italia, anche se in campagna elettorale ci sono stati degli intoppi significativi (musei egizi, ad esempio).
Il centro destra unito, comunque, ha raggiunto un risultato incredibile: i numeri per governare ci sono quasi.

Nessuno vuole essere Renzi. “Tutti col numero dieci sulla schiena, e poi sbagliamo i rigori. Ti sei accorta anche tu, che in questo mondo di eroi, nessuno vuole essere Robin”. Chi ha indossato nuovamente la maglia numero dieci, nonostante il rigore fallito il 4 dicembre, è stato Matteo Renzi. E parafrasando Cesare, in questo momento nessuno vorrebbe essere Renzi.
Oltre ad essere risultato la vittima di sé stesso, è stato indicato dai più come la figura che ha portato il Partito Democratico dove più in basso non poteva arrivare.
Complice l’exploit del centro destra, il bottino pieno del M5S, gli infiniti litigi in casa e il distaccamento di forze necessarie a fare un buon risultato, il Partito Democratico attraversa una crisi senza precedenti.
L’ormai ex segretario del PD aveva raccontato il distaccamento di Bersani, Grasso, D’Alema & Co. come un modo di divenire ancor più forti. Il voto degli italiani, tuttavia, non gli ha dato ragione: niente maggioranza, niente governo, nemmeno il 20%.
Che fare, a questo punto? Mentre si rincorrono le idee e le indiscrezioni circa il nome del prossimo segretario del PD, Renzi ha affermato che si limiterà a fare il semplice parlamentare, e a rappresentare i propri elettori. Sull’apporto del partito nell’economia della formazione del nuovo governo, si è invece detto sicuro che il Partito Democratico starà all’opposizione.

Possibili scenari. In mezzo alla baraonda post elettorale, chi sarà più in difficoltà nel definire i possibili scenari, è sicuramente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Il M5S rivendica a gran voce la responsabilità di governo e si apre al dialogo con tutte le altre forze, mentre la coalizione di centro destra chiede che sia Matteo Salvini a guidare l’Italia nel corso della prossima legislatura. Nessuno, però, ha i numeri per farcela da solo.
Traendo spunto dal Post, proviamo a delineare quali potrebbero essere i possibili scenari:
– M5S + Lega. In questo caso la Lega, oltre a non poter guidare il Governo, non riuscirebbe ad ottenere, probabilmente, nemmeno un incarico: i pentastellati infatti puntano ad un governo monocolore, a qualcuno che possa offrire appoggio esterno, niente più.
– Centrodestra + centrosinistra. L’ipotesi, però, risulta alquanto improbabile. Il PD, infatti, dovrebbe accettare Salvini come premier: non solo, dall’altra parte, lo stesso Salvini metterebbe il proprio mandato in mano al Partito Democratico, con il rischio di vederlo cadere da un momento all’altro. Matteo Renzi, inoltre, ha affermato la volontà di restare all’opposizione.
– Centrodestra + fuoriusciti. Per governare servirebbe l’appoggio di circa un’ottantina di parlamentari tra Camera e Senato: l’ipotesi che qualcuno si unisca alla cordata di centrodestra c’è, ma ottanta sembra un numero non realistico.
– M5S + PD + LeU. Ci sarebbe la maggioranza anche in questo caso, sì, tuttavia si tratterebbe ancora una volta di un appoggio esterno. E del PD al governo. LeU, invece, si dice aperto alle trattative.
Anche l’ipotesi di tornare al voto con una nuova legge elettorale pare percorribile. La certezza, stando così le cose, è che un governo senza uno tra Lega e M5S non sia possibile.

Le sorti della prossima legislatura, adesso, sono in mano ai consueti accordi e alla capacità politica dei vari esponenti di riuscire a trovare la quadra.
E allora ci vediamo il 23 marzo, durante l’elezione dei prossimi Presidenti di Camera e Senato.

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