Primarie PD. La storia del Partito Democratico e delle primarie

Per i DEM è iniziato il conto alla rovescia. Domenica 3 marzo, dalle ore 9.00 alle ore 20.00, si aprono le urne del Partito Democratico, per le primarie del partito.

 

Il Partito Democratico: una storia lunga undici anni*

Il Partito Democratico nasce come evoluzione naturale della lista l’Unione, la coalizione di centro-sinistra che nel 2006, raccogliendo l’Ulivo e le principali forze di opposizione al centro-destra, tra cui la Margherita e, successivamente, i Democratici di Sinistra Italiani, vede come proprio punto saldo la candidatura di Romano Prodi alla presidenza del Consiglio. Quest’ultimo, nel dicembre del 2006 presenta il manifesto del PD, redatto da 13 saggi da lui incaricati.

Nel maggio 2007 si nomina un Comitato promotore (criticato per la scarsa presenza di giovani e donne) per l’elezione di un’Assemblea costituente del PD, che viene eletta il 14 ottobre dello stesso anno. L’Assemblea promuove lo Statuto del PD, il Manifesto dei valori del partito democratico e il regolamento delle primarie.

La prima segreteria del partito, dopo la caduta del governo Prodi, viene affidata a Walter Veltroni, che nel 2008, alleato con Italia dei Valori, perde le elezioni contro il Popolo delle Libertà e crea il cosiddetto governo ombra. Tenta poi di proporre una riforma elettorale, che non passa, e fallisce nel tentativo di spallata al governo Berlusconi. Questo porta alla prima grande crisi del Partito Democratico.

Nel 2009 Franceschini viene eletto Segretario del partito. La sua missione principale è traghettare il partito verso le elezioni europee, sottolineandone l’identità europeista. Tuttavia, la perdita di consenso rispetto alle elezioni del 2008 è evidente e Bersani sostituisce Franceschini alla Segreteria. Francesco Rutelli lascia il Partito Democratico, definendolo un «partito mai nato»; tra le cause del suo abbandono si annovera l’impossibilità di conciliarsi con D’Alema.

Pier Luigi Bersani, dopo aver dato il suo sostegno al governo Monti nel 2011, viene rieletto Segretario nel 2012. Tuttavia, dopo aver vinto le elezioni del 2013, con un margine molto risicato rispetto al Movimento 5 stelle e la coalizione del centro-destra, Bersani si dimette quando i dissapori nel partito riemergono. Le dimissioni sono dovute anche ai 101 ignoti che, ribattezzati franchi tiratori, boicottano l’elezione di Romano Prodi a Presidente della Repubblica. Bersani viene sostituito temporaneamente dal suo vice, Guglielmo Epifani. Nel frattempo nasce un governo di larghe intese, guidato da Enrico Letta. 

L’età d’oro renziana ha inizio nel 2013, quando Matteo Renzi batte alle primarie, con un ampio margine, Giuseppe Civati e Gianni Cuperlo. Matteo Renzi, già dal 2010, è promotore della Leopolda, un convegno che si svolge annualmente a Firenze, all’ex stazione Leopolda, nato da un’idea dello stesso Renzi e di Civati, in cui si discute di politica e di come rinnovare il partito. È qui che nasce la cosiddetta generazione rottamatori.

Nel febbraio 2014, dopo che con una mozione il PD vota la sfiducia ad Enrico Letta, Renzi, che poco tempo prima ha stretto un patto con Silvio Berlusconi (Patto del Nazareno), viene nominato Presidente del Consiglio da Giorgio Napolitano. Il successo di Matteo Renzi viene confermato dalla vittoria schiacciante alle europee del maggio 2014, dove conquista ben il 40% degli elettori italiani. L’obiettivo primario dell’ex sindaco di Firenze sono le riforme: riforma del lavoro (Jobs Act) e riforma scolastica (La Buona Scuola) sono due delle riforme che riesce ad attuare. La più ambiziosa di tutte, però, è la tanto voluta riforma costituzionale.

Le divisioni interne al partito, però, sono sempre più evidenti: nel 2015 Giuseppe Civati rompe con il PD e fonda il proprio partito, Possibile.

Il 4 dicembre 2016, con un referendum, viene definitivamente bocciata la proposta di riforma costituzionale promossa da Matteo Renzi. Quest’ultimo si dimette dalla Presidenza del Consiglio, ma viene riconfermato segretario del PD nelle primarie del maggio 2017, sconfiggendo Michele Emiliano e Andrea Orlando. Bersani, Speranza, D’Alema ed Epifani abbandonano il PD e fondano Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista. Paolo Gentiloni, nel frattempo, lo sostituisce come Presidente del Consiglio, sempre nell’ambito d’un governo di larghe intese. Dopo una campagna elettorale serrata, il PD viene sconfitto alle elezioni del 4 marzo 2018 dal Movimento 5 Stelle e dalla coalizione del centro-destra. Renzi si dimette dalla segreteria del partito, che passa ad interim a Maurizio Martina.

Dopo un anno di analisi della sconfitta e di opposizione al “Governo del cambiamento”, il Partito Democratico eleggerà un nuovo segretario domenica 3 marzo 2019. I candidati sono Roberto Giachetti, Maurizio Martina e Nicola Zingaretti.

Schema riassuntivo della formazione del PD. (Fonte: Wikimedia, a cura di Stefano Poggi)

 

Le primarie dal 2005 ad oggi: un trend negativo, per un centro-sinistra in difficoltà**

Le “primarie” sono un sistema competitivo che permette a iscritti, militanti o semplici simpatizzanti d’un partito o d’una coalizione di partecipare alla selezione dei candidati a cariche elettive (sindaci, presidenti di regione, presidente del Consiglio). In Italia il termine si è allontanato dal suo significato originario, fino a riferirsi alle procedure che portano all’elezione del leader di un partito.

Se non legislativamente regolamentate, storicamente diffuse in altri contesti (ad esempio, negli Stati Uniti le prime, quelle del Partito Democratico, si tennero il 9 settembre 1847 in Pennsylvania), in Italia, dopo alcuni acerbi e sporadici episodi negli anni ’80 e ’90, le primarie sono diventate parte integrante dello scenario politico solo da inizio 2000. In particolare, furono promosse, nel 2004 e nel 2005, da Romano Prodi e Arturo Parisi per la selezione, dal basso, dei candidati della coalizione di centro-sinistra de L’Unione a Presidente di regione in Calabria e Puglia. Contestualmente, il medesimo sistema fu utilizzato anche dai Democratici di Sinistra in vista delle elezioni del Consiglio regionale toscano.

In Italia, il 16 ottobre 2005 si svolsero le prime elezioni primarie su scala nazionale, per eleggere il candidato a Presidente del Consiglio della coalizione de L’Unione. I partecipanti furono sette: Romano Prodi, candidato per L’Ulivo (che vinse col 74,17% delle preferenze); Fausto Bertinotti, per Rifondazione Comunista (14,69%); Clemente Mastella, per l’Udeur (4,56%); Antonio Di Pietro, per l’Italia dei Valori (3,28%); Alfonso Pecoraro Scanio, per la Federazione dei Verdi (2,22%); oltre a Ivan Scalfarotto (0,62%) e Simona Panzino (0,46%), indipendenti. Queste, ad oggi, sono le elezioni primarie con la più alta partecipazione elettorale nella storia italiana, con 4.311.149 votanti.

Con la nascita del Partito Democratico, le primarie divennero parte integrante del processo di selezione della classe dirigente del partito. Le prime si tennero il 14 ottobre 2007, per l’elezione del Segretario nazionale del PD; dunque, nuovamente, il 25 ottobre 2009, l’8 dicembre 2013 e il 30 aprile 2017. Oltre che il 25 novembre e il 2 dicembre 2012, per l’elezione del candidato alla Presidenza del consiglio della coalizione del centro-sinistra Italia. Bene Comune, formata (a livello nazionale) da PD, Sinistra Ecologia e Libertà, Partito Socialista Italiano e Centro Democratico.

Gli elettori alle primarie del Partito Democratico. (*: primarie de L’Unione; **: le primarie, primo turno (I) e ballottaggio (II), indicarono il candidato alla Presidenza del Consiglio della coalizione Italia. Bene Comune, non il Segretario)

Come osservabile, il trend è alquanto negativo. Soprattutto tra il 2005 e il 2007 (choc che può comunque essere attribuibile all’affievolirsi dell’effetto novità, mitigabile tuttavia dalla fondazione d’un nuovo partito, e al fatto che le prime furono delle primarie di coalizione) e tra il 2013 ed il 2017. Quando, in quest’ultimo quinquennio, il PD perse quasi un milione di elettori alle primarie, nonché più di due milioni e mezzo di voti alle elezioni.

Da questo punto di vista, la partecipazione alle primarie del 2019 (e la frenetica preoccupazione per la stessa), insieme al Segretario che verrà, saranno fondamentali per rivelare la (nuova?) natura del Partito Democratico. Il quale, dalla «vocazione maggioritaria» di Walter Veltroni, che si opponeva al «principale esponente del partito a noi avverso», alla «non vittoria» di un Pierluigi Bersani che avrebbe dovuto «smacchiare il giaguaro», dai «franchi tiratori» e dallo «stai sereno» di Matteo Renzi fino al «Patto del Nazareno», preludio del fallito tentativo di riforma della Costituzione, ha avuto un unico, solo, minimo comune denominatore la ricerca d’identità. E la costante emorragia di voti, passati dai 12 milioni del 2008 con Veltroni ai 6 milioni del 2018 con Renzi.

Se è vero, dunque, complici anche le modalità, che la partecipazione delle primarie di altri schieramenti non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella del PD (alle primarie della Lega Nord votarono nel 2013 10 mila persone, nel 2017 8 mila; a quelle di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, nel 2014, ne parteciparono 249 mila; e a quelle del Movimento Cinque Stelle, nel 2017, 37 mila), il numero di persone che si recherà a votare domenica molto ci dirà sul futuro del Partito Democratico. E della sua, tanto paventata quanto poco visibile, “ripresa”.

 


* A cura di Giulia Delaini

** A cura di Niki Figus


Fonti sulla storia del Partito Democratico: https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_del_Partito_Democratico_(Italia), https://www.democratica.com/focus/storia-cosi-grande-10-anni-pd/, https://www.tpi.it/2019/02/20/pd-partito-democratico-storia/, https://tg24.sky.it/politica/approfondimenti/pd-storia-partito.html.

Fonti sulla storia delle primarie del Partito Democratico: https://tg24.sky.it/politica/approfondimenti/primarie-pd-storia-risultati-2007-2018.htmlhttps://www.youtrend.it/2018/10/14/pd-partito-democratico-11-anni-storia/.

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