Primarie PD: il buono, il rosso e il renziano

E il PD che fa? Le primarie. 

“Maurizio Martina?”, “Roberto Giachetti?”, “Nicola Zingaretti?”. Ma la vera domanda è: “Perché devo pagare due euro?”. 

Insomma, le certezze attorno alle primarie del Partito Democratico di domani sono poche. A cominciare dalla partecipazione. I sondaggisti più ottimisti parlano di un milione e mezzo di votanti, i più pessimisti di seicento o ottocento mila, i candidati sperano nel milione, mentre la Questura fissa quota a quattro gatti. Dato, quest’ultimo, ricavato dagli ascolti del dibattito Sky tra i tre candidati, impennatisi durante le pubblicità.

“Ommioddio, domani ci sono le primarie del Partito Democratico e io non so cosa mettermi!” hanno esclamato i più. La stragrande maggioranza, tuttavia, si presume opterà per il pigiama. Pochi per un vestito rosso, molti dei partecipanti per quello buono, praticamente nessuno per una tuta blu, alcuni per un colletto bianco, altri vestiti a festa, altri a lutto, Matteo Renzi, come sempre, indosserà il costume da Matteo Renzi e tutti, ma proprio tutti, eviteranno una felpa recante il nome della località del proprio seggio.

Previsti, per i fortunati elettori, alcuni eventi a tema. Tra i quali spiccano le proiezioni di “Tre uomini in barca”, la stessa, “Tre tigri contro tre tigri”, dubbia la presenza d’un giaguaro, e “La corazzata Kotiomkin”. A seguire, in concerto Tre allegri ragazzi morti. Pranzo al sacco, dopo i dissidi tra i candidati e Calenda sull’invito a cena. Alcolici consigliati. 

Le primarie sono alle porte: lasciate ogni speranza, oh voi che entrate. 

 

Maurizio Martina, “il buono”

A lungo segretario ombra, nonché ombra d’un segretario, d’un partito fantasma, Maurizio Martina è l’unico dei candidati alle primarie ad essere già stato al vertice DEM. Nonché l’unico essere umano alla guida del PD a non esser stato accoltellato dai propri colleghi di partito. Si presume, essendone stato trapassato. Propostosi come «figlio del sindacato», il quale pare abbia presto chiesto la prova del DNA, si è auto-definito un candidato «mite, ma non timido»: un po’ perché non ci sono più le mezze stagioni, un po’ perché una volta era tutta campagna. Negli ultimi mesi, tuttavia, Martina ha dato un’accelerata alla propria campagna elettorale, salendo prima sulla nave Sea Watch, proponendo dunque un salario minimo e facendosi, infine, sfanculare da Matteo Richetti. Quest’ultima, iniziativa assai apprezzata. Per lui si prevede un boom di voti nelle regioni rosse: la sua mozione #fiancoafianco ha già conquistato tutte le balere del litorale riminese. 

Roberto Giachetti, “il renziano”

Se Maurizio Martina è «l’uomo di Matteo Renzi», Roberto Giachetti è Matteo Renzi. Tant’è, nel suo curriculum spicca la vicinanza alle condizioni dei carcerati. Oltre, ovviamente, alla sua sconfitta alle elezioni comunali di Roma contro la pentastellata Virginia Raggi, che ne fa un segretario PD ideale. Noto sostenitore della candidatura olimpica romana, ha cinguettato al mondo, venuto a conoscenza dell’assegnazione dei Giochi a Parigi, «quanto me rode er culo», il quale va dalla poltrona di consigliere comunale romano a quella di deputato della Repubblica Italiana. Tutt’altro che seduto sugli allori, dunque, Giachetti si propone in continuità con la segreteria renziana, candidandosi con la mozione #sempreavanti. Verso un qualsiasi burrone, un qualunque baratro. 

 

Nicola Zingaretti, “il rosso”

Nicola Zingaretti è il terzo candidato alle primarie del Partito Democratico. Si direbbe “il favorito”, se non stessimo parlando del PD, che di “favorito” non ha mai avuto niente. Segni particolari? Parrebbe di sinistra. Punti forti? Beh, è di sinistra, è pur sempre qualcosa. Punti deboli? Mmm, è di sinistra. Tanto da condividere il barbiere con Pierluigi Bersani. Inoltre, preoccuperebbe il suo aver già vinto un’elezione. Nicola, tuttavia, avrebbe già conquistato l’elettorato PD più a sinistra, ma anche quello più spostato verso destra, attento ai temi securitari portati avanti dal fratello Luca, inizialmente reticente a causa del suo cognome. Tra i candidati sembrerebbe l’unico ad avere una ricetta credibile contro razzismo e populismo: da Presidente della provincia romana aveva messo, nelle scuole di Roma e dintorni, distributori automatici di profilattici. Tra i tre, infine, Zingaretti appare il candidato più scomodo: la sua mozione #primalepersone gli avrebbe già fruttato una querela da Conad. 

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