Putin è presidente: una profezia che si autoadempie // Putin is president: a self-fulfilling prophecy

[English below]

Vladimir Putin è stato rieletto nelle le elezioni di ieri, 18 marzo 2018, con poca sorpresa, presidente della Federazione Russa, ottenendo il supporto di 56 milioni di elettori. I risultati degli scrutini mostrano che il presidente uscente ha ottenuto il 76,66% dei voti, seguito dal comunista Grudinin, 11,80% e dall’ultranazionalista Zhirinovskij, 5,66%. Il Cremlino, che puntava ad ottenere un 70-70 (70% dei voti per 70% di affluenza), ha quindi superato le aspettative nel primo dato, con un’affluenza che si è registrata, al contrario, ben al di sotto della soglia sperata, a circa 63,7 punti percentuali, sotto la soglia critica del 65%.

La criticità dell’affluenza e i brogli elettorali

Il dato sull’affluenza è molto interessante: nelle ultime settimane, infatti, due sono stati gli elementi che possono aver influenzato in maniera netta questo dato. Se, da una parte, ha giocato infatti il fattore Nalvany, dall’altra gli avvenimenti britannici del caso Skripal possono aver favorito l’affluenza, evidenziando la necessità, in Russia, di un leader forte e universalmente riconosciuto che potesse andare a opporsi alle continue minacce provenienti dall’Occidente. Accanto a questi eventi specifici, va sottolineata l’azione serrata del governo nel periodo precedente alle elezioni, volta a spingere gli elettori a recarsi alle urne.

Ma andiamo per ordine: Alexei Navalny, il blogger e unico reale oppositore di Putin, la cui candidatura era stata rigettata dalla Commissione elettorale nazionale a dicembre scorso, aveva invitato il popolo russo a boicottare le elezioni, dichiarando una sorta di sciopero dell’elettorato. Seguendo questo invito, molti elettori hanno deciso di disertare le elezioni, che avevano già, secondo loro, un risultato prestabilito.

Accanto al loro boicottaggio delle elezioni, i sostenitori di Navalny hanno giocato un ruolo fondamentale nella denuncia dei brogli elettorali, dislocandosi volontariamente sull’immenso territorio russo come osservatori della conformità del voto. I 33mila osservatori hanno rilevato irregolarità perpetrate con diversi metodi: il più comune è stata il condizionamento dei datori di lavoro e professori sulla partecipazione al voto di dipendenti e studenti, spesso spinti perfino a fotografare il proprio voto come prova di aver svolto correttamente il proprio dovere. In altri casi, autobus pieni di elettori sono stati scortati alle urne direttamente dalla polizia; in altri ancora sono stati distribuiti ai seggi coupon di sconti, cibo, e istituite delle vere e proprie lotterie a premi, tutto questo per raggiungere la tanto desiderata soglia del 70%. Il risultato è stato molto evidente in alcune regioni della Federazioni, come in Kamchatka e in Chukotka, dove l’affluenza registrata si è aggirata intorno al 100%.

Secondo l’ONG russa Golos le irregolarità sono diminuite rispetto alle precedenti tornate elettorali, anche perché il grosso delle frodi è avvenuto con modalità diverse rispetto a quelle “classiche”: Stanislav Andreiciuk, osservatore indipendente di Golos, afferma che “il trucco è stato fatto durante la campagna elettorale. Con la minaccia di licenziare chi non votava, coi regali ai seggi. In certi posti, chi presentava il certificato elettorale poteva vincere un appartamento, un’auto, un check-up medico, il pagamento delle bollette. Se eri col bambino, lo lasciavi a baby-sitter che lo facevano partecipare al concorso ‘disegna il tuo presidente Putin’”

In ogni caso, la Commissione elettorale centrale guidata da Ella Pamfilova nega che ogni tipo di frode sia stata posta in essere. Non la pensa così Grudinin, leader del partito comunista e secondo arrivato alle elezioni, che le ha definite come “le più sporche nel territorio dell’ex URSS”, dando adito alle dichiarazioni di Navalny.

L’altro fattore che può aver influenzato l’affluenza alle urne è stato il caso Skripal, che ha avuto un effetto favorevole all’establishment soprattutto nei seggi esteri della Federazione, dove l’affluenza è stata più massiccia del previsto: basti pensare che a Milano e Roma sono addirittura finite le schede elettorali disponibili. Unica eccezione, l’Ucraina, dove gli elettori non hanno potuto esprimere il loro voto, bloccati dalla polizia locale, come contromisura all’annessione della Crimea.

Andrei Kondrashov, portavoce della campagna elettorale del presidente, ha affermato che esiste effettivamente un fattore Skripal, che più che screditare il Cremlino, ha contribuito alla vittoria del presidente: “Dobbiamo ringraziare la Gran Bretagna perché ancora una volta non ha capito la mentalità della Russia: ogni volta che ci accusano di qualcosa in modo infondato il popolo russo si unisce al centro della forza e il centro della forza oggi è senz’altro Putin.”

Il discorso di Putin

“Vi ringrazio: il successo è il nostro destino” queste le parole con cui Putin si è rivolto alla folla riunita al Maneggio, a due passi dalla Piazza Rossa, nella gelida notte di ieri.

Il presidente, ringraziando i suoi elettori, si è definito come parte di un team unito, forte, che va oltre la nazionalità ed unisce tutta la Federazione. Alla base di questo team, i suoi sostenitori, che Putin definisce come una forza unitaria, dimostrazione vivente del supporto e della fiducia del popolo per le azioni del governo russo negli anni precedenti, nonché della loro speranza nell’ottenere un futuro migliore per la propria nazione e i propri figli.

Durante una conferenza stampa successiva al concerto, Putin ha affrontato per la prima volta gli eventi del caso Skripal, affermando che la Russia non avrebbe tratto alcun vantaggio da quella morte. In effetti, specialmente in un momento delicato come quello precedente alle elezioni, l’immagine internazionale della Russia avrebbe potuto essere compromessa dal caso, rinforzando le fila degli oppositori del presidente. Ma d’altro canto, come è effettivamente successo, il voto ha rafforzato il supporto di chi crede che l’Occidente stia strumentalizzando l’accaduto, in una sorta di ritorno alle dinamiche bipolari tipiche degli anni più caldi della guerra fredda. Il presidente, infine, ha concluso la sua analisi sull’omicidio affermando che Mosca è pronta a collaborare con Londra nell’accertamento delle sue dinamiche: in ogni caso, un coinvolgimento della Russia è da ritenere completamente infondato in quanto “se si fosse trattato di nervino di tipo militare Sergei Skripal sarebbe morto sul posto: [inoltre la Russia ha] distrutto il proprio arsenale chimico mentre i [suoi] partner non lo hanno ancora fatto.”

Il futuro della Russia e le promesse del presidente

Nonostante i presunti brogli e gli escamotage per spingere le persone a votare, non è negabile che Vladimir Putin abbia un grande appeal sul proprio elettorato e oltre. Avendo iniziato la propria carriera politica sotto l’ombrello del primo presidente russo Eltsin, Putin si è ben presto riscoperto politico mettendo da parte il suo ruolo di vecchia guardia dell’establishment del KGB. Putin ha portato da entrambe le esperienze ciò che di più utile potessero dargli: dai servizi segreti deriva sicuramente il suo grande bagaglio di spregiudicatezza, autorevolezza, la sua volontà di non scendere a compromessi; a tutto questo si è affiancata una insospettabile capacità oratoria, una percepita vicinanza autoritaria, quasi paternale, al popolo che governa, fatta di piccoli gesti e grandi azioni politiche percepite quasi come eroiche. Putin è un leader che piace perché ha riconsegnato alla Russia il proprio ruolo di superpotenza, contro le ingerenze e le incoerenze dell’Occidente. Inoltre, in un momento in cui i paesi democratici dell’ovest sono caratterizzati da forte instabilità e da una marcata fiacchezza nella loro postura internazionale, Putin si rivela come la persona giusta per sfruttare queste debolezze strutturali (la frammentazione dell’Unione Europea, i governi populisti nei maggiori partner occidentali) a favore del popolo russo. La missione del presidente, così come dichiarata in campagna elettorale, è una sola: accrescere la prosperità del paese e il benessere dei singoli, aumentando i finanziamenti per la sanità pubblica, lottando contro il calo demografico, sostenendo le famiglie e i loro figli, futuro della nazione, specialmente nella formazione di nuovi talenti. Tutto questo va fatto per superare la stagnazione economica degli anni precedenti, dovuta al calo del prezzo del petrolio e fortemente rafforzata dalle sanzioni economiche imposte dai paesi Occidentali su Mosca.

Rispetto alla nuova squadra di governo, la strategia del presidente è quella di allontanare dai ruoli chiave chi è sceso in popolarità e accrescere, al contrario, il potere di volti nuovi e di chi piace all’elettorato. Ma principalmente il presidente, durante questo mandato, ha un altro fondamentale compito: quello di trovare il suo successore. Putin, infatti, è riuscito a ottenere il quarto mandato da presidente, il secondo consecutivo; non gli è quindi permesso, costituzionalmente, di correre nuovamente nel 2024. Il delicato compito della scelta del proprio delfino, quindi, sarà fondamentale e influenzerà l’andamento della politica interna ed estera del presente e del futuro, e non farà altro che accrescere ancora di più l’accentramento del potere nelle mani di Putin nei prossimi sei anni: ognuno dei suoi collaboratori, infatti, cercherà di entrare nelle grazie del nuovo zar di Russia, in quanto la sua scelta ricadrà, con tutta probabilità, sul collaboratore che gli mostrerà più lealtà.

[English version]

Vladimir Putin has been reelected, with no surprises, president of the Russian Federation yesterday, getting the support of 56 million of voters. The result of the election shows that the president gained the 76,66% of votes, followed by the communist Grudinin (11,8%) and by the ultranationalist Zhirinovskij (5,66%). The Kremlin targeted a 70-70 (70% of votes and 70% of turnout) and therefore overcame it on the support for the president, while did not manage to reach the target on the turnout, which stopped to 63,7%.

Critical turnout and electoral fraud

The data on turnout is very important: during the last weeks, indeed, two are the element that could have influenced this number. If, from one hand, the Navalny factor played a role against the turnout, from the other the events of the Skripal case can have favoured it, highlighting the need of voting for a strong and universally recognized leader who could oppose Western menaces. Apart from these specific events, the action of the government to support people’s vote has had a strong result on this data.

But let’s analyze one point per time. Alexei Navalny, blogger and unique real opposer of Putin, who was prevented from running for the presidency last December, invited Russian people to boycott the election as a counter measure to the corruption of the vote. Complying with this request, many electors, in a sort of electoral strike, did not participated to the polls.

Apart from boycotting the elections, Navalny supporters played a fundamental role in denouncing electoral frauds, stationing at the polls in Russian territory as voluntary observers. The 33 000 observers have revealed some irregularities perpetrated by different means: the most common one was the conditioning by employers and professors to employees and students’ participation at the election. In some cases, people were brought to the ballot box in buses escorted by the police; in others, discounts coupons were handed to voters, food was offered, and prices were won by lucky voters in lotteries held up for the occasion. The positive result of these influences was very evident in some poor regions, as in Kamchatka and in Chukotka, where the turnout was around 100%.

The NGO Golos underlines that the irregularities reduced compared to the previous elections, but also that the big part of the frauds was very different from the “typical” ones: Stanislav Andreichuk, Golos independent observer, stated that: “the trick was done during the campaign. Threatening to fire people who would not have voted, giving present to the voters. In some places, who presented the certificate of vote could have won an apartment, a car, a medical check-up, a payment for his bills. If you were with a child, you could have left him with a babysitter who would have made him participate to a ‘draw your president Putin’ contest.”

In any case, the Central Electoral Commission guided by Elle Pamfilova underlines that no fraud was registered during the election. The communist Grudinin, who arrived second at the polls, does not share this opinion, stating that these elections were the most corrupted in the territory of the former USSR.

The other factor which could have influenced electoral turnout was the Skripal case, which had a positive effect on the establishment, especially for Russians who live abroad, as the electoral turnout in diplomatic delegations was higher than expected. The only exception to that was Ukraine, where Russians were not able to vote blocked by the local police, as a countermeasure to the annexation of Crimea.

Andrei Kondrashov, speaking on the behalf of the president, stated that a Skripal factor existed as it contributed to the victory of the president: “We should thank Great Britain as it did not understand again Russian mentality: whenever Russia is accused of something indiscriminately and without any evidence, the Russian people unite around the centre of power. And the centre of power is certainly Putin today.”

Putin’s speech

“Thank you: success is our destiny”: these are the words Putin said to the people last night, who were ready to celebrate his reconfirmation as president of the Russian Federation.

Putin, thanking his voters, underlined the strength of his team, which managed to unite the whole Russia, and its supporters, defined as an unifying force, demonstration of the support and the faith that Russian people have put on their government and on their action during last years, and as well on their hopes of creating a better future for their nation and children.

During a press conference, Putin faced for the first time the issue of the Skripal case, affirming that Russia is unrelated to the events, and that the country would have gained nothing from that death. Indeed, especially in a fragile moment as the elections, the international image of Russia could have been compromised by the case, strengthening the opposition to the president. On the other hand, as it actually happened, the vote consolidated the support of the ones that believe that Western countries are exploiting the events, in a sort of getting back to the dynamics of the bipolar conflict during the Cold War. The president concluded his analysis stating that Moscow is ready to cooperate with London in understanding what happened: in any case, the involvement of Russia is not founded as “if it was the military nerve gas Sergei Skripal would have died immediately: [moreover, Russia has] destroyed its chemical arsenal, while its partners have not done it yet.”

The future of Russia and Putin’s promises

Apart from presumed frauds and stratagems to push people to vote, it is undeniable that Vladimir Putin has a strong appeal on his electorate. Having started his political career under the umbrella of former president Eltsin, Putin found himself at ease wearing the suit of a politician and putting apart his previous occupation of KGB officer. Putin managed to get from both the experiences the most: as the secret services helped him on the side of unscrupulousness, authority and his unwillingness to reach compromises, his political career made him develop surprising public speaking skills, and an authoritarian closeness to the people, somehow paternalist, made of small gesture and big heroic political actions. Putin is the leader that gave back to Russia his role of international superpower, against the incoherence of the West. Moreover, in times when the democratic powers of the West are characterized by instability and international weakness, Putin is the right leader to exploit this fragmentation to give to Russia supremacy in the international arena.

The mission of the president, as declared during the electoral campaign, is to increase the well being of the population and of the country: Putin want to face the economic stagnation of the previous years, caused by the decrease of oil price and reinforced by the economic sanctions imposed by the West. His program speaks to the people, promising an increase of the financing on the public healthcare, a support of the family and of the new generation, of the sons and daughters of Russia, especially in the education of new talents.

Turning to the new government, the strategy of the president is to distance from the ones who lost popularity and to get closer to new faces and politicians liked by the electorate. More importantly the president, during this six years, has to find his political successor. Putin, indeed, got the fourth mandate as president, the second consecutive one; therefore, he is not allowed by Russian Constitution to run for presidency again in 2024. The delicate job of finding a new heir is going to influence the politics of the region during the next years, and it will increase the centralization of power in the president’s hands: each of his collaborators, indeed, will act in order to be supported by the new tsar of Russia, because he will probably choose the one who is going to convince him of his loyalty.

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