Questione di priorità

Ieri sera mi trovavo sul divano con il mio coinquilino Paolo a guardare distrattamente le giravolte di Neymar contro la nazionale serba. Questione di priorità. Mentre Milinkovic-Savic e compagni si apprestavano ad abbandonare la competizione, Paolo scrollava la news feed di Facebook alla ricerca di qualcosa che suscitasse il suo classicissimo “Oh zì, guarda che roba”.

Alla fine, come ogni volta, riuscirà a dirlo. I suoi occhi, provati dalla stanchezza di un afoso mercoledì sera, avevano un bagliore diverso dal solito: aveva letto la parola vitalizio.

Da un qualche improbabile contatto Facebook, la ricondivisione di un articolo del 2015, in cui Occhetto lamentava lo stato di povertà in cui si sarebbe ritrovato qualora non avesse percepito il vitalizio da ex parlamentare. Quasi seimila euro, sommati ai quattromila della moglie. Nell’ormai datata intervista sostiene di mantenerci i figli disoccupati. Roba che di andare a lavorare non se ne parla neanche. Questione di priorità. Allora iniziamo a fantasticare su cosa faremmo insieme con una pensioncina condivisa da diecimila al mese. E cosa ci toccherà fare nella vita per arrivare a cifre simili. Nel frattempo finisce la partita, archiviamo il discorso, il bagliore dei suoi occhi si dilegua con la stessa velocità dei calciatori che attraversano il tunnel degli spogliatoi.

Ovviamente la ricondivisione di quell’articolo non era casuale: rispettando i criteri di newsworthiness, la vecchia intervista si era riaffacciata nel grande calderone delle notizie di Facebook. Per tutto il giorno, infatti, il dibattito pubblico si era concentrato sulla delibera del Presidente della Camera, Roberto Fico. Il testo verrà votato tra il 9 e il 13 luglio, entrerà eventualmente in vigore l’1 novembre.
Rideterminazione della misura degli assegni vitalizi e delle quote di assegno vitalizio dei trattamenti previdenziali pro rata nonché dei trattamenti di reversibilità, relativi agli anni di mandato svolti fino al 31 dicembre 2011. Questione di priorità.

Cerchiamo di essere più specifici. Non sono stati aboliti i vitalizi. Per il semplice fatto che è già accaduto nel 2012. Sei anni fa, infatti, Camera e Senato avevano modificato il sistema pensionistico dei parlamentari sul modello contributivo, eliminando il regime dei vitalizi, rimasto in essere solo per gli ex parlamentari al momento dell’entrata in vigore della riforma. Perché? Questione di priorità.

Allora cosa sta combinando il M5S? Semplice: riforma dell’intero sistema pensionistico, intervento esteso anche agli ex deputati e rideterminazione. Nello specifico, come riportato da SkyTg24: “La rideterminazione è effettuata moltiplicando il montante contributivo individuale per il coefficiente di trasformazione relativo all’età anagrafica del deputato alla data della decorrenza dell’assegno vitalizio o del trattamento previdenziale pro rata. La base imponibile contributiva è determinata, secondo quanto previsto dalle disposizioni per i dipendenti pubblici, sulla base dell’ammontare dell’indennità parlamentare lorda definito dalla normativa vigente nel periodo di riferimento”.

Chiaro, no? Lasciando parlare le cifre, il vitalizio minimo per chi ha preso parte a una sola legislatura sarà di 980 euro mensili. Per chi subirà una decurtazione maggiore al 50% (il Presidente Fico ha parlato di tagli dal 40 al 60%), sarà di 1470 euro al mese. Mica male, comunque.

Gli esponenti del M5S, per il momento, hanno anche preso di mira il Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, rea di aver dato uno “schiaffo ai cittadini”. Parola di Luigi Di Maio.
La sua colpa sarebbe quella di aver abbandonato Fico in questa battaglia, non volendo incidere sui tagli anche per gli ex senatori: lei, però, risponderà che ha qualche perplessità circa il poter incidere sui diritti acquisiti, aprendo comunque ad una possibile soluzione condivisa. Il vitalizio, un tempo garanzia di indipendenza degli eletti, diventa un privilegio. Questione di priorità.

Intanto, il risparmio stimato è di 40 milioni di euro annui, circa 70 centesimi per italiano. Un caffè, circa.
Considerando la parziale nobiltà dell’iniziativa, le casse dello Stato potrebbero beneficiare di introiti differenti e maggiori, alleggerendo al contempo le tasche dei contribuenti, se seguisse strade più scoscese: lotta alla mafia, legalizzazione delle droghe leggere, lotta all’evasione fiscale (quella seria, si intende). Un’idea potrebbe portarla la Svezia, con il suo modello cashless: basta banconote, anche i venditori ambulanti muniti di un praticissimo pos. Perché? Non solo perché la Svezia è uno dei paesi più digitali al mondo, ma per un fine maggiore: lotta allo spaccio, lotta all’evasione fiscale, lotta al lavoro in nero. Perché? Questione di priorità.

Tornando al mondo reale, le polemiche non mancano neanche in casa PD: fioccano infatti analogie e differenze con il ddl Richetti, approvato alla Camera ma bloccato in Senato con la fine della legislatura.
Tra le analogie, il ricalcolo secondo il metodo contributivo anche per gli ex-parlamentari usciti indenni dalle modifiche passate.
La differenza, invece, riguarda il bacino di parlamentari coinvolti: avendo forza di legge, il ddl Richetti avrebbe interessato non solo ex deputati ma anche ex senatori e consiglieri regionali (circa 2600, contro i 1338 della delibera di Fico), con un risparmio di 76 milioni di euro, a fronte dei 40 della nuova delibera.

Mentre infuriano le voci di eventuali ricorsi, lo stesso Richetti ha commentato quanto sta accadendo nelle ultime ore, paventando il rischio di incostituzionalità: “Riguardando una sola categoria, gli ex deputati della Camera e non gli ex senatori ed ex consiglieri regionali il rischio di incostituzionalità è ancora più alto. Perché un consigliere regionale mantiene il suo vitalizio e un deputato no? Non vorrei che lo avessero fatto consapevoli che questa disparità possa essere utilizzata davanti ad un eventuale ricorso. Adesso che sono al governo, hanno la maggioranza, perché non sono intervenuti con una legge anziché con una delibera?”
Bella osservazione, Matteo. Ti rispondo con un filo di ironia: si tratta di una questione di priorità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *