ESCLUSIVA ATLAS: Parla il Rappresentante di Campus: “La mia scommessa? Risultati prima a Forlì col dialogo che a Bologna con proteste e occupazioni”

Nei miei primi tre anni a Forlì, almeno fino alle elezioni dello scorso maggio, avevo sentito parlare ben poco degli organi rappresentativi di Campus. Mancava, a mio modo di vedere, quella presenza capillare che permettesse il contatto costante tra studenti, università e città, la triade con cui interagiamo ogni giorno e di cui, volenti o nolenti, siamo parte integrante. Mi sembra che questa dinamica stia cambiando positivamente da quando le elezioni universitarie hanno permesso la vittoria di Lorenzo Di Stefano, attualmente rappresentante di campus per la lista del Nucleo Universitario.

Lorenzo, 23 anni da poco compiuti, forlivese che studia a Forlì, ha alle spalle un forte background di associazionismo e partecipazione attiva: precedentemente rappresentante di istituto presso il Liceo scientifico De Calboli di Forlì, vanta già una candidatura al consiglio comunale, nonché la recente fondazione dell’associazione di promozione sociale Modus. Iscritto al primo anno del corso di laurea magistrale Mass Media e Politica, si è laureato lo scorso settembre in Scienze Internazionali e Diplomatiche, con tanto di esperienza Erasmus in Germania, a Siegen.

Con lui condivido, oltre al titolo di studi recentemente acquisito, la passione per l’impegno civile e, chiaramente, la fede indiscussa per la Juventus, primo elemento che ci ha fatti conoscere. Lo incontro per questa intervista presso il bar Zondini, il 21 gennaio 2017.

 

Lorenzo, la tua elezione ha portato ad un rapporto, originale e molto stretto, tra gli organi di campus e il Comune. Su tutti, mi viene da citare il progetto della Consulta Universitaria. Vorresti parlarmene?

Mi piace definire la Consulta il mio bambino. E’ un progetto nato e sviluppatosi negli anni, con lo sforzo mio e di tutti gli altri che hanno contribuito. Il progetto viene dagli studenti, ma è un organo dell’amministrazione comunale. L’idea è di creare una stretta collaborazione tra la triade comune-università-studenti: proprio gli studenti saranno coinvolti nel dibattito pubblico. I cittadini avranno così modo di leggere le istanze degli universitari, e di valorizzare eventi e strutture.

 

E visto che siamo in tema, cosa ne pensi del nuovo progetto, recentemente presentato, di riqualificazione delle aree esterne al campus?

E’ un progetto molto interessante. Verranno create quattro vaste aree su un terreno di circa tre ettari, con box studio all’aperto, una collina dei colori con piantagioni che cambiano colore a seconda della stagione, un tunnel di glicini, una pista ciclabile. Tutto dovrebbe essere pronto entro Natale 2017. Non sarà la soluzione di tutto, certo, ma è un’ottima idea.

 

Molto spesso può sembrare che il campus non sia un luogo di interazione e contatto costante tra gli studenti, ma un semplice punto di passaggio, una stazione delle lezioni. Cosa ne pensi?

Stazione delle lezioni è un’ottima definizione. I ragazzi guardano i monitor e poi scappano. Il campus non è un luogo di interazione e di incontro. Quello che manca è il fermento culturale, il confronto tra le scuole. Molto spesso, uno studente del SID non conosce nessuno della SSLMIT o di Economia, se non per rapporti da coinquilini. Per migliorare le cose, si potrebbe proporre una raccolta di idee tramite le associazioni e i rappresentanti. E qui ci ricolleghiamo alla Consulta.

 

Passiamo ad un tema delicato. Le elezioni universitarie. Senza nulla voler togliere alla tua vittoria, il dato critico resta l’affluenza, inferiore al 10% nel Dipartimento di Scienze Politiche. Quale è, a tuo modo di vedere, il problema?

I dati della facoltà di Scienze Politiche sono semplicemente drammatici. Il problema essenziale sta nel fatto che la rappresentanza si sposta a Bologna, e i candidati di Forlì non fanno altro che portare manciate di voti per Bologna. Non c’è un confronto, e tanto meno esiste una visione della realtà forlivese.

 

Proprio a questo proposito, il trend che mi sembra tu stia cercando di invertire è, come hai accennato poco fa, quello per cui Forlì sarebbe una piattaforma di voti che molti candidati sfruttano per lanciare la loro carriera a Bologna. E’ corretta questa mia analisi?

E’ estremamente corretta. In occasione delle ultime elezioni, molti candidati si sono presentati a Forlì solo negli ultimi due giorni. Questo non è, a mio modo di vedere, il giusto rapporto con la città che ti ha ospitato per anni. E il paradosso è che quelli che a Forlì ci tengono davvero vengono tacciati di campanilismo. E’ soltanto un gioco politico.

 

Il problema, però, è di chi vota, anzi di chi non vota.

Correttissimo. Sarebbe bastato appena un 5% in più dei voti per persone che vivono, studiano e conoscono Forlì per dare un impulso al cambiamento.

 

Il campus di Forlì sembra ancora essere percepito come un’ancella di Bologna. La difficoltà e macchinosità con cui un’associazione universitaria può accreditarsi presso l’ateneo è un dato emblematico. Ma la didattica sembrerebbe dire il contrario. Cosa ne pensi?

I multicampus sono estremamente specializzati, e rappresentano delle eccellenze nei loro settori. A Forlì, il SID, la SSLMIT e Ingegneria Aerospaziale sono eccellenze a livello italiano e anche europeo. A fronte di tutto ciò, c’è un enorme squilibrio tra Bologna e i campus della Romagna a livello di incentivi all’associazionismo. Poniamo che su un totale di 100 concesso alle associazioni accreditate, 50 viene dato solo a Bologna, e l’altro 50 viene diviso tra quattro campus. I fondi, così, vengono dispersi. A ciò si aggiunge l’accreditamento, che è semplicemente imbarazzante. Ti faccio un esempio: per firmare ci vogliono 9 CFU; quindi, paradossalmente, io da laureato non posso firmare alcun accreditamento, perché ancora non ho crediti nella laurea magistrale.

 

Ricollegandoci alla domanda precedente, il fermento dell’associazionismo è oggi più che mai molto vivo a Forlì. Modus, Vita Activa col suo blog Atlas, e molte altre associazioni stanno dando vita a progetti interessanti e stimolanti, che però spesso mancano delle strutture adeguate e del supporto necessario. Quale potrebbe essere una soluzione?

Innanzi tutto, semplificare i regolamenti universitari. La burocrazia deve essere snellita affinché non sia scoraggiante. Già il fatto che servano 100 firme con fotocopia di ogni documento, presuppone delle strutture per poter partire, che non tutte le associazioni, spesso autofinanziate, posseggono.

 

Un’ultima domanda. Quale credi che debba essere il rapporto tra le associazioni, e tra associazioni e città di Forlì?

A mio avviso, l’associazionismo a Forlì deve essere il contrario di Bologna. Non ci servono case occupate né occupazione delle mense, ma riunioni costanti tra i soggetti che operano per l’università al fine di ottenere risultati. Faccio una scommessa: i risultati arriveranno prima a Forlì col dialogo che a Bologna con botte e proteste. La mia idea è quella di un associazionismo inclusivo anziché esclusivo: gli sforzi non devono essere dispersi per avere il proprio gagliardetto sopra.

 

Sia io che Lorenzo abbiamo messo la nostra firma per evitare la chiusura della storica Salsamenteria Tomba, parte integrante da più di 100 anni della storia e della cultura forlivese. Firmare è semplice. Sarà un bel gesto per preservare una bella tradizione locale nel secolo degli ipermercati.

 

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