Rosatellum-bis: Pro e Contro

In questi giorni in Parlamento è stata messa in votazione la nuova legge elettorale chiamata “Rosatellum”, dal cognome del parlamentare PD Ettore Rosato. In realtà si tratta di un remake del Rosatellum presentato ad inizio estate, per cui è più corretto chiamarlo Rosatellum-bis. Questa legge presenta un sistema misto: il 64% dei parlamentari eletti con sistema proporzionale e il rimanente 36% tramite sistema maggioritario. La soglia di sbarramento è fissata al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni.

Quello della Legge elettorale è sempre stato un tema spinoso per il sistema politico italiano. Il governo Gentiloni aveva il preciso compito di elaborare una soluzione ad inizio legislatura, ma, dopo l’affossamento del Legalicum (Italicum modificato dalla Corte Costituzionale) e del “Modello tedesco” (sostituto del Rosatellum iniziale), siamo giunti a fine legislatura con una situazione ancora molto ingarbugliata. Per accelerare i tempi, il governo ha posto la fiducia sulla legge. Scelta che ha scatenato aspre polemiche (in particolare da parte di M5S e Sinistre) perché in passato ciò era stato fatto solo da Mussolini (Legge Acerbo, 1923), De Gasperi (Legge “truffa”, 1953) e Renzi (Italicum, 2015).

Pregio di questa legge è sicuramente l’omogeneizzazione tra Camera e Senato. Finalmente, questa legge risponde alla sollecitazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad “armonizzare” i due sistemi per evitare il disallineamento avvenuto nelle scorse elezioni politiche.

Ma il Rosatellum-Bis presenta numerose criticità come la mancanza del voto disgiunto e la presenza delle liste bloccate. Il voto disgiunto, presente nel “Mattarellum” è stato infatti sostituito dal voto disperso: ogni elettore può esprimere un solo voto, che sarà assegnato alla lista che appoggia il candidato e al candidato stesso. Ciò significa che non è possibile votare solamente per il candidato o solamente per la lista (a seconda delle preferenze individuali), pena l’annullamento della scheda. A mio avviso, in una situazione di crescente astensionismo, si tratta di una mossa poco intelligente che non incentiva l’elettore a recarsi alle urne.

Altro elemento di criticità, come accennato, sono le liste bloccate. Ritenute (stavolta) ammissibili dalla Corte Costituzionale purché non siano eccessivamente lunghe. Questo aspetto della legge è forse quello maggiormente criticato poiché consente ai capi-partito di “nominare” i candidati offrendo all’elettore un pacchetto preconfezionato. L’elettore in sostanza non può esprimere il voto di preferenza tra i candidati, ma deve accettare la sequenza prestabilita.

All’interno dei gruppi parlamentari vi sono naturalmente favorevoli e contrari. Tra i “pro” vi è il segretario del PD Matteo Renzi, autore di una manovra di “proporzionalizzazione” della legge al fine di attirare l’aiuto dei berlusconiani in Parlamento. Forza Italia ha infatti da sempre preferito il sistema proporzionale, data la capacità di Berlusconi di imporsi come protagonista delle coalizioni a cui prende parte.

Tra i “contrari” vi è il Movimento 5 Stelle e i gruppi della sinistra extra-PD, come Sinistra Italiana e Articolo Uno. Per il Movimento 5 Stelle si tratta di una legge molto sfavorevole. Il motivo risiede fondamentalmente nella difficoltà che i collegi uninominali possono presentare per chi non possiede una necessaria radicalizzazione a livello territoriale, come appunto i pentastellati, che sono più forti a livello nazionale. Il ragionamento sui collegi uninominali può comprendere anche la Lega Nord, ma stavolta in termini positivi. Non è un caso che Matteo Salvini non stia battagliando contro la legge, perché quest’ultima lo vedrebbe favorito a livello territoriale. Un altro aspetto negativo in ottica “5 Stelle” è la necessità di formare delle alleanze (anche post-elettorali). Il M5S su questo punto continua a ribadire la posizione originaria, ovvero il categorico “no” alle alleanze. Ma con questo sistema ciò appare molto difficile.

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