Sabato 23 a Roma la Marcia per il clima e contro le grandi opere inutili

A distanza di una settimana dall’invasione in più di 200 piazze italiane del movimento di Greta Thunberg #FridaysforFuture, il mondo dell’ambientalismo non si ferma e torna alla carica. Con l’arrivo di una primavera rovente è il momento di cavalcare l’onda verde inaugurata il 15 marzo, perché quando su un tema c’è tanta attenzione conviene non mollare la presa. Per questa ragione sabato 23 marzo Roma si prepara ad accogliere la ‘Marcia per il clima e contro le grandi opere inutili’, con un afflusso previsto di 100 mila persone. “La cittadinanza attiva sta capendo. Sono oltre 650 le organizzazioni da tutto il territorio che si stanno mobilitando”, ha spiegato un membro dei comitati ambientalisti, come riporta l’Agenzia Dire, durante la conferenza stampa tenutasi martedì 19 marzo, presso il ministero dell’Ambiente a Roma.
Il luogo simbolico è stato scelto per alzare la voce contro il “volto buono del governo giallo-verde” colpevole per ora di “timidi provvedimenti nei confronti del cambiamento climatico considerati del tutto insufficienti”. Si parla di ambiente ma soprattutto di “grandi opere inutili”: TAV terzo valico,  TAP, rete Snam, Grandi Navi, Mose a Venezia. E ancora, ex Ilva, Muos in Sicilia e Pedemontana veneta. Tutte opere finite nel mirino degli ambientalisti a causa degli “esiti catastrofici nello Jonio, nell’Adriatico, in Basilicata e in Sicilia”. I protagonisti della marcia vengono quindi da Nord a Sud e hanno voci forti e diversificate.

Da Venezia, Mose e No Grandi Navi

Il Veneto ospita ‘la madre delle grandi opere’: il Mose. Un braccio di ferro posto alle bocche di porto della laguna di Venezia per proteggerla dalle alte maree. “Tuttavia nonostante i 4 miliardi di fondi pubblici spesi – di cui uno, solo in tangenti – il Mose non funziona”, ha commentato Marta Busetto, dal comitato No Grandi Navi di Venezia. Bussetto ha spiegato poi, che uno dei motivi principali per il malfunzionamento di un’opera, costata oltre 4 miliardi di euro, sono le cozze che bloccano i bracci di ferro. “Questo ci fa capire come la natura che dipingiamo come inerte ci sta facendo pagare un prezzo molto caro per quello che gli stiamo facendo”, ha concluso.

Dalla Terra dei Fuochi, Stop Biocidio

Dalla Campania in vista di sabato sono attesi più di 20 pullman organizzati, a maggioranza, dalla coalizione sociale Stop Biocidio. Bus in partenza da Napoli, Giugliano, Acerra, Caivano, Ercolano, Caserta, Orta di Atella, Avellino, Benevento e Salerno. Raniero Madonna, esponente di Stop Biocidio non si è fermato all’attacco contro le grandi opere inutili e ha dichiarato: “Saremo in piazza perché al Sud il M5s ha acquisito quasi il 60% dei voti facendo promesse sulle questioni ambientali, dall’Ilva alla Tap, alla questione Terra dei Fuochi e tutti i comitati territoriali sono stati traditi dal Movimento come dal ministro Costa. Doveva essere il ministro della Terra dei Fuochi e ha prodotto soltanto un decreto-spot che in realtà c’entra poco: riorganizza semplicemente le competenze ministeriali ma non serve per risolvere il problema”. “Il Sud scende in piazza sfiduciando il Governo”, ha concluso.

Dalla Val di Susa, i NoTav

Durissimo l’attacco di Emilio, padre di famiglia della Val di Susa: “È una farsa. Il sistema predatorio ha interesse a utilizzare soldi pubblici per gli interessi di pochi. A guadagnare saranno sempre i soliti. Prima sembrava una lotta ideologica mentre è una lotta per la natura che sta accusando i colpi che le infliggiamo. Le risorse di questo mondo non sono inesauribili. Saremo in piazza sabato perché il movimento NoTav si è sempre mosso per sostenere anche le altre comunità in lotta con un sistema a cui non interessa della salute pubblica”. Emilio ha raccontato di avere una figlia in valle e “come genitore la sto difendendo. Smuovere smarino, con i minerali ad esso connessi, in una valle così ventosa è pericoloso. I milioni di km che dovranno fare i camion per trasportare lo smarino, come il buco che vogliono fare nella montagna, è uno stupro della montagna stessa. Se questo è il progresso ha fallito”.

Contadini e agricoltori

Diverse quindi le proteste che arriveranno domani a Roma e tra le voci c’è anche Enrico, che di professione fa il contadino e fa parte del movimento TerraTERRA – la sperimentazione di un modello di economia che impegna reciprocamente produttori e consumatori per sovvertire le catene di distribuzione, ridurre la distanza alimentare, valorizzare le relazioni sociali, sensoriali e gustative. “Il governo del cambiamento in peggio- ha provocato Enrico- nell’agricoltura convenzionale ha innalzato le dosi di metalli pesanti e idrocarburi che vengono utilizzati come concime. Poi noi tutti mangiamo l’insalata coltivata così”.

Pietro Vicari, del ‘Progetto Riace’, ha spiegato: “Solo come ha fatto Greta, andando tutte le settimane sotto i palazzi di chi decide, possiamo intervenire”. “Non e’ più il tempo dei grandi vertici che si incontrano a porte chiuse, distanti dalle sofferenze della crisi climatica. I governi devono assumersi le responsabilità di politiche ignoranti e pericolose, che sempre hanno tutelato il privato a discapito del diritto al futuro di tutti e tutte. Il cambiamento climatico è uscito dai libri e dai documentari ed è venuto a bussare alla porta di casa nostra”.

La questione ambientale sembra vestire i panni di una nuova lotta di classe. Non più soltanto ricchi e poveri, sfruttati e sfruttatori, imprenditori e lavoratori. La battaglia per la cura della casa, come la definisce Papa Francesco, coinvolge i liceali quanto i dottorandi, gli agricoltori quanto gli operai. Ogni settore sembra toccato dal tema ambientale, dalla filiera dell’insalata servita in tavola alle responsabilità gettate addosso alle nuove generazioni. Il monito è forte, diffuso e non sembra volersi fermare. La battaglia campale per il clima, iniziata silenziosamente e forse troppo tardi, che si innesterà nella società per la prossima decade, sembra divenire il perno di un nuovo conflitto sociale in cui c’è soltanto un lato giusto della barricata in cui schierarsi.

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