Salvini a Forlì: parlano i manifestanti

Il comizio contestato

Venerdì sera in piazza Saffi, a Forlì, si prepara per il comizio di Matteo Salvini. Nonostante la pioggia lo spazio, transennato e controllato dalle forze dell’ordine, è discretamente affollato. Sullo schermo installato per l’occasione vengono trasmessi slogan, dati sul successo della Lega al governo e i progetti che promette di realizzare. Salvini non parlerà dalla piazza ma dal balcone del salone comunale del municipio, scelta, pare, dovuta alla forte pioggia. Verso le 21:30 pare che  stia per cominciare il suo discorso: la piazza inizia a movimentarsi, per poi esplodere in un coro di protesta non appena Salvini appare affacciato dal balcone del municipio. Scelta forse discutibile per un leader di partito, decisamente inappropriata per un ministro dell’Interno.

Ci si rende subito conto di quale sia effettivamente la percentuale di suoi sostenitori presenti al comizio: praticamente irrilevante. La maggior parte della piazza, infatti, è occupata dai suoi oppositori e ciò è chiaro fin dai primi minuti, da quando si intonano i primi versi di “Bella Ciao” e si sovrappongono diversi gridi di protesta. Per chi si trova in mezzo alla folla è impossibile, fra i vari cori, sentire una sola parola di quello che sta dicendo il Ministro e lo si intravede appena gesticolare da balcone. Al grido della piazza «chi non salta è un fascista», il leader della Lega non ha saputo fare altro se non rispondere «chi non salta è un comunista». Dopo una decina di minuti scarsi Salvini rientra, per poi tornare fuori accompagnato da una fisarmonica e intonando «Romagna mia». Un’altra scena di pessimo gusto seguita da un altro commento infelice: «Saviano e la Boldrini chiederanno le dimissioni perché ho osato parlare di Romagna dal balcone». Si conclude così il suo comizio all’aperto.

Un appunto doveroso riguarda il balcone del municipio che si affaccia su Piazza Saffi: venne usato da Mussolini, nel corso del suo ventennio di dittatura fascista, per parlare alla folla. Da allora non è più stato usato con questo scopo. I lampioni rossi di Piazza Saffi, tra l’altro, portano in sé la memoria dei partigiani Iris Versari, Silvio Corbari, Adriano Casadei e Arturo Spazzoli, impiccati su di essi il 18 agosto del 1944.

L’appello di Forlì Città Aperta

In comunicato stampa i ragazzi di Forlì Città Aperta riassumono la vicenda così: « (…) Tutto era stato organizzato ad arte per dare l’impressione che il sostegno al “capitano” fosse largo e condiviso: palco opportunamente sistemato nella parte finale della piazza, inquadrature e foto pronte per immortalare una ressa resa possibile dallo spazio limitatissimo lasciato ai partecipanti, titoli “Piazza piena” già pronti. Poi, a rovinare tutto è arrivata la pioggia e un nutrito gruppo di forlivesi, tra cui molti studenti e studentesse. Quando Salvini si è affacciato dal balcone è stato salutato con fischi, cori, striscioni e cartelli. Guardando i video girati dai suoi stessi sostenitori, il leader del carroccio, forse colto di sorpresa, appare a disagio e, tra pause e tentennamenti, risponde come sempre con frasi fatte prive di contenuto e un ridicolo teatrino musicale. Nessun commento ai cartelli e striscioni che gli chiedevano conto delle magagne giudiziarie della Lega (che di legalità si riempie la bocca), delle politiche disumane tese ad alimentare un clima di odio e divisione sociale, degli accordi con i torturatori libici, degli attacchi ai diritti delle donne e della comunità LGBT+. (…) Ebbene, una parte della città ha dimostrato di non essere disposta a ignorare tali atteggiamenti, corredati da una strategia politica che, pur di portare avanti una campagna elettorale permanente, è pronta a mettere in discussione la vita e i diritti degli esseri umani e incitare all’odio razziale. Forlì ha dimostrato di volere un futuro di speranza, all’insegna di democrazia e libertà, e di respingere con fermezza chi tenta di evocare un oscuro passato, rimanendo sotto la pioggia per far sentire la propria voce e per gridare che non staremo a guardare mentre si seminano odio e discriminazione. Un’Italia diversa esiste! Un’Italia meticcia e accogliente, forte dei valori contenuti nella nostra preziosa Costituzione. Un’Italia che mette al primo posto gli esseri umani e i loro diritti, rifiutando qualunque tipo di mercificazione elettorale della vita umana.»

Forlì Città Aperta è un’associazione che da ormai vent’anni si occupa di integrazione a Forlì. Al suo interno è presente uno sportello legale per l’assistenza ai migranti e numerose sono le campagne di sensibilizzazione organizzate sul fenomeno migratorio. Da essa è nata anche la scuola d’italiano per stranieri Penny Wirton (di cui abbiamo parlato qui), che coinvolge più di 40 volontari, tra cui alcuni ragazzi delle superiore nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro. Altas – il blog ha avuto modo di parlare con Nicola, membro dell’associazione: «Ogni martedì Forlì Città Aperta si trova in riunione. Questo martedì abbiamo parlato dell’arrivo di Salvini a Forlì e ci è sembrato doveroso scendere in piazza. Ci siamo sentiti nostro malgrado coinvolti da individuo che fa campagna elettorale sull’odio razziale e fomentando rabbia. Era doveroso manifestare il nostro dissenso e dimostrare che Forlì non accetta certi discorsi. Ci sono persone che vi resistono, non solo qui ma in tutta Italia. Abbiamo quindi lanciato un appello, ma non possiamo prenderci il merito dell’organizzazione della protesta. Abbiamo mandato un messaggio a tante persone dell’ambito associazionista forlivese, tra di noi ci conosciamo un po’ tutti. In particolare, però, ci ha colpito molto la risposta degli universitari: in piazza erano tantissimi, si erano sentiti attraverso un tam-tam, c’erano i ragazzi UDU – Unione degli Universitari, REA, il collettivo di genere, e Link. Insomma, la piazza era affollata da tante persone che si sono sentite in dovere di dare un messaggio di civiltà in risposta a queste politiche retrograde e oscurantiste e al ritorno del nazionalismo. Siamo riusciti a far sentire la nostra voce e anche su internet ho visto commenti da parte di persone che si sono sentite sollevate dal fatto che il comizio dal balcone non fosse andato bene, ma che sia stato dominato dalla voce dei manifestanti. Riguardo alle presenze i giornali dicono che da un centinaio iniziale siamo diventati circa quattrocento. Le forze dell’ordine, all’inizio, hanno militarizzato la piazza: si vedeva che era fatta apposta per scoraggiare qualsiasi tipo di protesta, poi, complice la pioggia e lo spostamento nel salone si è allentato il blocco, senza particolari problemi. Al momento della protesta si sono messi a separare i contestanti e i manifestanti. Non ci sono stati scontri con i leghisti e le polizia. Verso le 23 sono usciti quelli dell’antisommossa per disperderci, ma anche in questo caso non ci sono stati scontri.»

Ad oggi, sui principali social, la protesta risulta rivendicata da numerose realtà associazioniste di Forlì, tra cui anche la Cgil. Lo stesso sindaco uscente Davide Drei ha preso posizione in un post su Facebook definendo il comizio penoso.

Quello a cui Forlì assiste in questo momento è qualcosa di penoso. Usare il balcone del Municipio su piazza Saffi per…

Publiée par Davide Drei sur Vendredi 3 mai 2019

Le testimonianze dei presenti

Atlas – il blog ha deciso di raccontare la protesta contro Matteo Salvini attraverso le parole dei redattori e dei manifestanti presenti il 3 maggio in Piazza Saffi.

«Una volta rientrato nel salone comunale, ha continuato il suo sproloquio con circa 200 sostenitori (il numero che può contenere il salone) lasciando gli altri pochi seguaci in piazza a cercare di provocare “i 4 sfigati dei centri sociali” (più di un centinaio tra studenti e persone più grandi) che si sono sentiti insultare nei modi più svariati da signori di mezza età che hanno usato appellativi poco carini, contro ragazzi che non hanno minimamente osato insultare la loro persona. “Avete finito di cantare? Ma guarda che belle faccine intelligenti che avete, andatevene a casa” è solo una delle tante frasi sentite e, se vogliamo, una delle più carine. Ciò che più dovrebbe far riflettere è che a dirle sono persone adulte, che attaccano giovani studenti insinuando di dover solo ringraziare per essere stati “accolti” nella loro città.» Sara, redattrice di Atlas presente alla manifestazione.

«Quando ieri sera il vicepremier si è affacciato al balcone di piazza Saffi per fare il suo comizio non volevamo crederci: era una scena al limite tra il grottesco e il surreale. Un coro di sdegno si è alzato da vari punti della piazza, per poi confluire al centro, ed eravamo in tanti, la maggior parte studenti universitari, ma non solo. Non so se Salvini si aspettasse un’accoglienza del genere, anche se episodi simili si sono verificati anche nel resto della regione, ma sicuramente siamo riusciti a lanciare un messaggio forte, di resistenza pacifica ma determinata; dinamiche che il ministro ha sicuramente cercato di mascherare sui social, riuscendoci solo parzialmente, per come la vedo io. Quello che è successo ieri dimostra che la Lega e Salvini hanno il consenso di pochi, e la manifestazione di ieri sera ha dimostrato che, organizzati e coesi, noi dell’opposizione possiamo cambiare le cose.» ci scrive Giulia R., partecipante alla manifestazione.

La strategia social di Matteo Salvini

Come è noto, Matteo Salvini è molto attivo sui suoi profili social, e infatti qualche ora più tardi pubblica un post sul suo profilo Instagram per documentare la serata forlivese. Le foto mostrano una piazza affollata, vista dall’alto del balcone, un sacco di ombrelli stretti gli uni agli altri; le righe di descrizione ironizzano sul fatto che il comizio sia stato un successo nonostante la pioggia e le interferenze di un esiguo numero di contestatori. Per chi legge questo post senza essere stato presente in piazza Saffi, è difficile dubitare delle parole di Salvini, perché chi posterebbe le foto di una folla di propri oppositori spacciandoli per propri sostenitori? Sembrerebbe troppo ridicolo per essere vero. Il problema, però, è che è vero.

Forlì è una città universitaria, in cui un buon numero di studenti è fuorisede: si può dire che gran parte di loro, quindi, sia forlivese “di adozione”. Le proteste di ieri sera non sono partite da “4 sfigati dei centri sociali”, come al Ministro piacerebbe credere e fare credere, bensì da una comunità studentesca attiva e che ha voluto far sentire la propria voce.

La percezione distorta offerta da Salvini non è solo ingiusta, in quanto fa passare per successo ciò che è stato un clamoroso fallimento, ma è anche pericolosa. Se si tratta di fake news fatte girare da siti propagandistici o da giornali di scarso livello, non si può comunque dire che sia accettabile, ma è quantomeno prevedibile. Nel momento in cui un ministro dell’Interno manipola la rappresentazione di quanto è accaduto così da simulare un consenso che in realtà non ha, la situazione comincia a sfuggire di mano. Se Salvini avesse fatto lo stesso, ma solo in qualità di leader della Lega, sarebbe stata comunque una scelta di cattivo gusto e a tratti penosa, ma non avrebbe portato con sé le implicazioni che invece ha avuto.

Un ministro dell’Interno, una volta eletto, dovrebbe comportarsi come funzionario dello Stato e smettere di fare campagna elettorale, o almeno ci dovrebbe provare. Più delle dichiarazioni eclatanti, più delle catchphrases come “ve lo dico da papà”, più dei vari hashtag come “#chiudeteiporti”, sono questi atti a fare la differenza. Sono questi dettagli che dovrebbero far fermare e riflettere su ciò a cui possono portare. Perché, preso singolarmente, mentire sull’esito di un comizio tenuto a Forlì un venerdì sera può non avere tutto questo rilievo. Ma bisogna considerare che una bugia di questo tipo, oltre a creare un precedente, se sommata ad altre piccole e apparentemente irrilevanti bugie può contribuire creare una percezione completamente sbagliata della realtà. Anzi, può dare vita a un’altra realtà, parallela, che non combacia assolutamente con quella effettiva. Se poi la realtà parallela è più comoda e più semplice, non c’è da stupirsi se è quella scelta dalla maggioranza.

Articolo a cura di Giulia Delaini, Sara Giannotte, Alessandro Sodano, Angela Trentin


Per saperne di più:

https://bologna.repubblica.it/cronaca/2019/05/04/news/forli_il_comizio_di_salvini_dal_balcone_del_municipio_e_polemica-225451780/

https://www.corriere.it/politica/19_maggio_04/forli-salvini-fa-comizio-stesso-balcone-mussolini-sindaco-scimmiotta-duce-38e6d968-6e4f-11e9-9f5c-13325bb45f74.shtml

http://www.forlitoday.it/politica/2019-salvini-forli-reazioni-politiche.html

https://www.agi.it/politica/salvini_boldrini-5436178/news/2019-05-04/

 

 

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