San Lorenzo: la parola ai residenti

Sono 102 le risposte al questionario sottoposto ai residenti di San Lorenzo. Emerge una discrasia tra quartiere diurno e notturno, una percezione di insicurezza diffusa, una maggior richiesta di senso civico e presenza delle istituzioni. Premiato l’impegno, l’approfondimento, la cura nelle risposte che talvolta, per necessità intrinseche alla natura popolare del quartiere, abbiamo dovuto raccogliere passo passo, strada per strada, ascoltando le storie più singolari, i racconti dell’orrore più aberranti, i ricordi edulcorati delle anziane signore e talvolta l’inconsapevolezza del mondo reale.
L’84% degli intervistati vive a San Lorenzo da quasi tutta la vita. Ha visto il quartiere cambiar pelle e qualcuno segnala: “c’è stato un inaridimento progressivo della natura popolare del quartiere che è passato da quartiere storico a divertificio.

Abbiamo parlato di spazi abbandonati che diventano luoghi attrattivi per il degrado, lo spaccio e il consumo di sostanze, dell’inasprimento della presenza delle Forze dell’Ordine e della nuova ordinanza anti-alcool. Garantisce davvero una ripresa e una maggior sicurezza del quartiere?
Il 79,4% degli intervistati pensa di no. E viene spontaneo chiedersi, dovrebbero questo tipo di indicazioni dei cittadini, fungere da monito per le istituzioni?

Secondo te la nuova ordinanza “anti-alcol” in vigore dal 3 novembre fino al 6 marzo garantisce la ripresa e/o sicurezza al quartiere di San Lorenzo?

Quando parliamo dell’ordinanza anti-alcool che definisce la movida sanlorenzina come “molesta” il 57% degli intervistati approva però la definizione. Un altro dato significativo è che il 23% indica che solo nei pressi di alcuni luoghi o locali la movida è da definirsi tale. 
“La movida molesta non è quella dei locali che servono bevande alcoliche, che sono gli unici ad attrarre lavoro e opportunità. La movida molesta è quella delle case occupate e dei tossici”. E su questo punto incalzano in molti: Non sono i locali a rendere il quartiere molesto, a San Lorenzo si sta sicuri solo con gli esercizi commerciali aperti, perché ci si conosce tutti, come un paese. Senza quelli diventa un quartiere fantasma. C’è quindi una discrepanza tra i residenti nella considerazione del concetto di movida, che è interessante continuare a monitorare soprattutto perché l’argomento conduce i residenti a parlare dei problemi più grandi del quartiere.

“C’è movida, ma non tutta è molesta. Che il quartiere raduni diverse folle festanti di persone è vero (facendo anche girare l’economia) ma non tutti si comportano in maniera irrispettosa. Uno dei problemi che rendono alcune folle, moleste, è il fatto che il quartiere sia sprovvisto di sufficienti pattumiere o bagni pubblici adeguati al flusso. E qualcun altro sulla scia aggiunge: “È l’assenza di regole il problema”.

Quando difatti si arriva ai maggiori problemi del quartiere ecco che scopriamo la vera San Lorenzo. La quasi-totalità dei residenti, che hanno partecipato, indicano lo spaccio, l’abbandono; e a conferma della teoria delle finestre rotte, la sporcizia, la mancanza di illuminazione e il decoro. Segnalata senza sosta la gestione dei rifiuti completamente assente e il sistema di raccolta differenziata, porta a porta, non funzionante. “Quello che maggiormente non sopporto è l’estrema sporcizia che ci circonda. Sembra una discarica a cielo aperto con ogni sorta di rifiuto buttato per strada, dalla carta ai frigoriferi”. E un altro residente incalza: La mia battaglia è contro il rapporto assolutamente incivile che alcuni abitanti hanno con l’immondizia; che trasforma San Lorenzo in una enorme pattumiera a cielo aperto.
E così orde di bustoni neri invadono i vicoli in attesa di essere rimosse. “E se per caso l’Ama un giorno non riesce a passare”, i rifiuti rimangono per la strada, piatto ricco e invitante per roditori e gabbiani. Tra le altre segnalazioni: cultura dello sballo, controlli non indirizzati allo spaccio, assenza delle istituzioni e comportamenti aggressivi fino ad arrivare “alla madre di tutti i mali: la ZTL”.

Riguardo il presidio poliziesco, istauratosi dopo i fatti di Via dei Lucani, il 46% degli intervistati considera la presenza delle Forze dell’Ordine intimidatoria, inutile o eccessiva. Un buon 23% invece la definisce più che giustificata o utile ma qualcuno aggiunge: Giustificata sì, ma è una misura che sposta il problema senza risolverlo”,“La maggior presenza va bene, ma l’attività deve focalizzarsi sul contrastare lo spaccio e la criminalità, non gli avventori dei locali”. Scarsa invece per il 21%.

 

Qualcuno aggiunge: “Da quando ci vivo il quartiere è sempre stato presidiato da spacciatori, sempre le stesse facce, sempre negli stessi luoghi. Negli anni ho sporto denuncia ma mi è anche capitato di vedere situazioni in cui le forze dell’ordine davanti agli spacciatori hanno fatto gli indifferenti e non sono intervenuti, nonostante questi continuassero le loro attività illegali proprio davanti ai loro occhi […]. Personalmente mi sento abbandonato dal momento che sono odiato in molti casi dagli “autoctoni” come studente fuorisede, le FdO non mi tutelano, le istituzioni sono assenti o intervengono proponendo soluzioni che non colgono il problema e il quartiere resta in mano a loschi figuri”.

Secondo gli intervistati la situazione di Via dei Lucani è tutt’altro che una novità. E alla domanda “ci sono altre situazioni del genere”, la risposta si fa talmente allarmante che andrebbe forse inoltrata “a chi di dovere”. C’è chi cita campetti da basket, un androne in Via degli Ausoni, 60, chi dice: “Trovo assurdo che quel posto sia ancora lì intatto mentre a rimetterci sono appunto i commercianti e i ragazzi. Oltre il danno la beffa” e addirittura si parla di “famiglie conosciute che gestiscono lo spaccio”. La specificità delle risposte oltre che angosciare regala un quadro capillare del quartiere: a San Lorenzo le piazze di spaccio sono ovunque.  

 “Le zone sono moltissime: all’angolo in Via dei Sabelli, Via dei Latini e in Via degli Equi, di fronte al kebab, c’è uno spaccio prevalente di coca e fumo. All’angolo di Largo Osci, Via degli Umbri e nella Piazza dell’Immacolata spaccio di ogni genere con consegne verso lo Scalo San Lorenzo. In Largo Talamo all’angolo in Via dei Campani sono specializzati in crack e eroina. In Via di Porta Labicana c’è spesso pericolo di furti e scippi. Nel Piazzale Tiburtino, oltre le mura, c’è una “crack house” che mette insieme: consegna, spaccio, consumo e deposito borse rubate. Molti di questi individui si recano oltre lo scalo San Lorenzo, all’altezza di Largo Settimio Passamonti, scavalcano la recinzione verso la ferrovia dove probabilmente c’è un deposito per la fornitura della droga”.

Gran parte dei residenti però, propongono modalità per combattere il degrado del quartiere. A maggioranza contribuiscono attraverso la partecipazione alle attività collettive – ad esempio col comitato. Molti si impegnano nella lotta allo spaccio attraverso la denuncia del fenomeno e con la raccolta differenziata ben fatta, anche se qualcuno riflette: “è chiaro che poi i rifiuti vengono gettati tutti insieme. È molto frustrante, è come remare controcorrente”. C’è poi chi dà una mano da residente come da commerciante: “aiuto con prodotti di qualità. Ripulendo il mio tratto di strada, ritinteggiando il muro da chi lo imbratta, e tenendo il fiato addosso ai presidi degli spacciatori con foto e presenza.

Saresti disposto a partecipare a incontri di confronto per favorire la riqualificazione del quartiere ospitati all’interno delle attività commerciali disponibili a questo fine?

Tra le soluzioni per rendere il quartiere più creativo e sicuro escono idee che rendono chiara la voglia e la necessità di attuare politiche pubbliche volte alla riqualificazione urbana e sociale: cinema all’aperto, aree verdi, bandi per la street art, aree ludiche per bambini, eventi per famiglie, mercatini dell’usato. E ancora, iniziative che promuovano l’educazione civica, sgomberi delle aree occupate e riassegnazione degli spazi a cooperative giovani, riapertura delle botteghe artigiane. Politiche proattive per risolvere il problema della droga, che considerino non solo la lotta allo spaccio ma anche il reinserimento sociale delle persone con problemi di dipendenza.
Diffusamente i trend pongono l’accento su: la maggior presenza delle istituzioni consapevoli delle reali necessità del quartiere, la lotta seria alla criminalità organizzata, la promozione del divertimento sano e della cultura del “buon bere”. Altri partecipano promuovendo una cultura di socialità e umanità, antirazzista, e c’è chi apostrofa, con una giusta dose di rammarico:

“Ad esempio ho contribuito con la richiesta di denuncia di demolizione delle casette, in via dei Lucani. Una denuncia fatta due anni prima della morte di Desirée”.

I dati, per quanto non statisticamente rappresentativi, evidenziano delle indicazioni chiare per il mondo politico-istituzionale. L’ordinanza non funziona perché tenta di dare una soluzione semplicistica ad un problema che andrebbe affrontato su più livelli. Si riparta dalla consapevolezza delle amministrazioni, che ogni territorio, municipio o quartiere, ha uno storico, delle necessità e delle problematiche che vanno affrontate con una valutazione singola. Non può più valere la regola del dare la stessa risposta a contesti tra loro così differenti. Ma soprattutto, ciò che emerge da questa indagine, chiacchiera (o chiamatela come meglio credete) è che le persone non aspettano altro che esser prese in considerazione. Aspettano che il loro parere venga ascoltato, ed è un’aspettativa che tuttora le istituzioni e l’informazione stessa lasciano disattesa. 

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