San Lorenzo: tra natura popolare e proibizionismo

La storia
San Lorenzo è uno degli storici quartieri popolari di Roma. Da Porta Tiburtina, arco monumentale ad opera di Augusto nel V secolo a.C. lungo tutte le Mure Aureliane che lo incorniciano, il quartiere si sviluppa e giunge fino al cimitero del Verano. Al suo interno si cammina attraverso vicoli, piazzette, passando per il mercato rionale fino alla piazza dell’Immacolata, dove sorge la Chiesa di Santa Maria Immacolata. Rimasto prevalentemente agricolo nell’800, nasce come quartiere popolare nel decennio subito successivo all’Unità d’Italia e alla proclamazione di Roma Capitale; così, comincia la storia dell’urbanizzazione di San Lorenzo, attorno alla fine del XIX secolo e presto si definisce la vera anima del quartiere: senza dubbio alcuno, completamente popolare.

La natura popolare di San Lorenzo era fatta da fabbri, artigiani, ferrovieri vicini alla stazione. Una signora, tra i quaranta e i cinquanta, quando la fermo per qualche domanda mi risponde:

“Era un quartiere da “Vini e Oli” ma forse signorì te manco lo sai de che parlo” – le rispondo che, contro ogni aspettativa so a cosa si riferisce, e soddisfatta allora mi continua a raccontare: “sai, me ricordo che da ragazzina camminavo da casa fino alla Chiesa e c’erano tutte le signore del quartiere che se abitavano al piano terra tiravano fuori le sedie e le trovavi lì in mezzo alla strada a chiacchierare. Ci conosciamo tutti a San Lorenzo”.

Assieme alla gente, vera essenza del quartiere, la definizione politica dichiaratamente di sinistra. San Lorenzo difatti, come riporta Skytg24, fu il primo quartiere a resistere alla Marcia su Roma del 1922, “dai tetti volavano oggetti di ogni tipo in testa alle camicie nere”. Storia dunque di una primordiale resistenza rossa che verrà alimentata dalle fervide iniziative politiche; nel quartiere ebbero infatti sede il Partito Comunista, Lotta Continua, il Movimento Studentesco e Potere Operaio. Anche il quotidiano di sinistra, per eccellenza, L’Unità, fondato da Antonio Gramsci nel 1923, apre la sua seconda sede nel quartiere di San Lorenzo, in via dei Taurini, 19. Una redazione colma di intellettuali, politici e personaggi pubblici in un quartiere che rappresenta in quel momento le reali istanze della sinistra.
E non solo in Via dei Taurini, 19, San Lorenzo diventa un luogo di incontro di grandi intellettuali italiani, basti pensare a Pasolini e Moravia seduti ai tavoli dello storico Pommidoro. Colpito poi, il 19 luglio del 1943 dai bombardamenti degli Alleati in cui persero la vita 1674 persone, il quartiere porta ancora i segni di un bombardamento rimasto alla storia e camminando tra le vie si trovano palazzi amputati, lasciati così per non dimenticare.

La vicenda
San Lorenzo ha acquisito ora tinte più fosche a causa della recente cronaca nera che ha visto la morte di Desirée Mariottini, sedicenne di Cisterna di Latina trovata priva di vita a seguito di un ampio cocktail di sostanze stupefacenti – c’è chi dice somministrategli con la forza – per facilitare la violenza di gruppo a cui è stata sottoposta. Non scenderemo assolutamente nel merito della vicenda, ampiamente trattata da tutti media italiani, e a detta di qualche abitante del quartiere, strumentalizzata per demonizzare San Lorenzo come un quartiere “dove è meglio non andare”. A seguito di questa vicenda, che ha scoperchiato il vaso di Pandora sulla presenza di spazi e locali abbandonati, divenuti oggetto di degrado, spaccio e consumo di sostanze, la sindaca Virginia Raggi ha deciso di rispondere con forza e repressione seguendo la classica teoria della tolleranza zero.

Il punto di vista sociologico
La teoria delle finestre rotte viene proposta da James Q. Wilson e George Kelling nel 1982. Alla base della teoria c’è l’equazione “degrado porta degrado”; una finestra rotta necessita di essere riparata subito, così da non lasciar spazio ad un’incuria che “legittimi” altro imbarbarimento e dunque lo sviluppo di criminalità. La teoria suppone che il disordine fisico – da finestre rotte e cumuli di spazzatura, ad edifici o veicoli abbandonati – crei paura nelle menti del cittadino che si convince che l’area non è sicura. Di conseguenza questi si ritira dal contesto sociale indebolendo il controllo sul quartiere e permettendo quindi che il disordine si trasformi in micro-criminalità e dilaghi, secondo un processo di autoalimentazione. La risposta della tolleranza zero, utilizzata a New York dagli anni ’90, prevede: una presenza poliziesca fissa che colpisca i “petty crimes” (la micro-criminalità) per disincentivare anche le attività criminose più gravi. Ampiamente discussa e criticata, da un lato i dati sui crimini nella città di NY la disegnarono come trionfante. Dall’altro però, recenti inchieste e studi hanno portato alla luce la corruzione dei rapporti e della raccolta dei dati, dimostratisi spesso manomessi da ufficiali della polizia per attestare la reale efficacia della strategia messa in atto.

L’ordinanza del 3 novembre
Il 31 ottobre si attendeva a Roma la conclusione della classica ordinanza “estiva” che prevedeva il divieto di somministrazione e vendita di alcol in vetro all’esterno dopo le 22 e lo stop al consumo fuori dai locali dopo la mezzanotte. La Raggi sceglie invece di rinnovare l’ordinanza in tutta Roma e per dare “un segnale forte” sottoscrive una nuova ordinanza speciale per i soli quartieri di: San Lorenzo, Esquilino, l’area della stazione Termini, Piazza Bologna, viale Ippocrate, piazzale delle Province.
Le zone in questione vengono messe alle strette dall’amministrazione capitolina, accusate di “movida molesta” e il nuovo provvedimento prevede uno stop della vendita e somministrazione di alcool all’esterno dopo le 21 (sia in vetro che in plastica). Assieme a questa mossa – che, a detta di diversi residenti e commercianti, sembra rientrare nell’ambito del “dare risposte semplicistiche a problemi complessi”, il quartiere viene semi militarizzato. Basta fare due passi di sera per accorgersi che gli effetti dell’ordinanza, più che risolvere i problemi reali, colpiscono il quartiere nel suo fiore all’occhiello: la natura popolare.
Una San Lorenzo trasformatasi in pochi giorni in un fantasma di sé stessa, svuotata dalla presunta “movida molesta” appare un quadro triste e vittima di un disimpegno amministrativo che invece di ascoltare le esigenze del quartiere “porta per porta”, adotta un modello di tolleranza zero che si scaglia sui commercianti tanto quanto sui residenti e poco duole al vero cancro del quartiere: lo spaccio. Riporta infatti il Messaggero in una nota di Fiepet Confesercenti Roma:

“Cosa si pensava di risolvere con questo atto amministrativo? Se lo chiedono molti operatori del quartiere perché gli spacciatori sono sempre lì, mentre la clientela è diminuita del 60%. Gli studenti si sono spostati in altre zone e comprano alcool nei market, bevendo a casa e girando per le strade con le bottiglie nascoste come all’epoca del proibizionismo […] sono calati di botto i fatturati nel giro di 5 giorni. Il quartiere è semivuoto e gli spacciatori sono sempre lì, liberi di agire e mantenere la clientela della droga. L’ordinanza è un provvedimento inutile e pretestuoso non legato con quello che è accaduto le settimane scorse”.

Alla luce delle teorie esposte e dell’ampia trattazione sulla storia e l’anima del quartiere di San Lorenzo: è la tolleranza zero la risposta? E se la teoria delle finestre rotte fosse stata nel tempo strumentalizzata e letta da un’unica angolazione? Si pensi alla possibilità di applicarla secondo un altro punto di vista. Se il degrado porta degrado, svuotare il quartiere dalle persone che lo popolano è davvero la risposta che ridurrà la criminalità? O rischia che San Lorenzo, da sempre fulcro di attività culturali, scambio e associazionismo, svuotata dalle persone che la frequentano, diventi un porto franco esclusivamente per il mondo del crimine?  In questo modo, cosa rimarrà?

Per necessità giornalistica abbiamo deciso di non rispondere a questa domanda in prima persona ma di sentire, “porta dopo porta”, le voci di chi il quartiere lo abita tutti i giorni; scevri da logiche politiche, propagandistiche o sicuritarie. Abbiamo preparato due questionari, uno per i commercianti e uno per i residenti di San Lorenzo che stiamo sottoponendo passo passo, via web e di persona, alla gente; per capire davvero cosa il quartiere necessiti, quali sono i maggiori problemi e se la soluzione proposta dall’amministrazione è davvero quella corretta. Perché le soluzioni per un quartiere dalla natura popolare necessitano di essere raccolte dalle voci della gente che lo vive.

Qui i link da compilare, se vivete o avete attività nel quartiere:

Per i residenti:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdCgvsZsishTTM2QvL6Gm43iz70V7ysP0TxRP-KbsQElDw9cA/viewform?usp=sf_link

Per i commercianti:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSf8YEvx_gqISnNBrKj3vCQv2RIqK332TbqmkcZhXbhKu0aEbA/viewform?usp=sf_link

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