Sanzioni contro la Russia: Trump ad un bivio, Putin contrattacca

Giorni roventi alla Casa Bianca, dove, prima della pausa estiva, si continua a legiferare: i temi, tutti caldissimi, vanno dalle sanzioni contro Mosca al budget stanziato per la costruzione del muro in Messico (non dovevano pagarlo loro, per altro?).

Chi ne è uscito peggio di tutti è sicuramente Donald Trump: come se non bastassero le sanzioni contro la Russia votate dal Congresso, il Presidente degli Stati Uniti in questi giorni è andato continuamente a sbattere contro l’abrogazione dell’Obamacare.

La questione, che ruota intorno alle presunte interferenze russe nell’ultima corsa alla Casa Bianca dove proprio Trump è risultato vincitore, va avanti e assume dimensioni sempre maggiori.
Tra giovedì e venerdì il Congresso non solo ha votato per sanzioni più pesanti nei confronti del Cremlino, della Corea del Nord e dell’Iran, ma soprattutto per un inasprimento delle sanzioni verso Mosca.

Mediante la nuova legge sulle sanzioni il Congresso limita i poteri del Presidente, rendendolo incapace di emettere e ritirare ordini esecutivi in materia, ed obbligandolo a conquistarsi il proprio benestare.

Con oltre i due terzi del Congresso contro, dunque, il potere del Presidente diventa inutile e lo stesso si trova abbandonato ad un bivio spiacevole. Da una parte la possibilità di porre un veto che sarebbe vano, e che certificherebbe la sua subordinazione alla Russia, dall’altra accettare la sconfitta controfirmando la legge del Congresso, causando lo strappo definitivo con la Russia (e disattendendo una delle sue promesse in campagna elettorale, il riavvicinamento alla Russia).

La risposta dalla Russia è arrivata tempestiva. Dopo aver aspramente criticato le azioni degli Stati Uniti d’America, Putin ha fatto sapere tramite i media russi di aver pronta la ritorsione da attuare: “È venuto il momento di dimostrare agli Usa che non lasceremo le loro azioni senza risposta. Senza alcuna provocazione, hanno assunto nuove decisioni che peggiorano le nostre relazioni bilaterali. Possiamo mettere in campo anche altre misure per rispondere loro, ma ad oggi sono contrario”.

Il Presidente russo ha inoltre ordinato che ben 755 diplomatici statunitensi dovranno abbandonare le ambasciate Usa a Mosca entro il primo di settembre, portando il numero a 455, gli stessi su cui possono fare affidamento i russi nelle ambasciate e nei consolati americani.

Dal canto suo, però, Putin si è reso conto di non poter contare su una salda posizione di Donald Trump, che, secondo le indiscrezioni, sarebbe intenzionato a firmare i provvedimenti: pena l’umiliazione da parte del Congresso.

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