SettimAnale: Eins zwei Polizei, drei Tria Grenadier

In Italia è un lunedì 16 luglio qualsiasi e, con una nota congiunta col vicepremier (del cambiamento) Luigi Di Maio, il ministro dell’Economia (del cambiamento) Giovanni Tria dice di ritenere «le stime di fonte Inps sugli effetti delle disposizioni […] contenute nel decreto [“Dignità”] prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili». Immediato risponde il presidente d’uno dei più importanti organi previdenziali al mondo, Tito Boeri, ad «un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici nel nostro Paese»: «negazionismo economico».

È un lunedì qualsiasi nel Mar Mediterraneo e Josefa, quarantenne camerunese in cerca d’una vita migliore, è da ventiquattro ore naufraga a ottanta miglia dalle coste libiche.

 

È un martedì 17 luglio qualsiasi e il Ministro del Lavoro (del cambiamento) Luigi Di Maio, in visita a Gioia Tauro, previa lettura d’un bigino de “Dei delitti e delle pene”, annuncia che «il sistema bancario la deve pagare perché ha avuto l’arroganza di infischiarsene dei risparmiatori e dello Stato ed è stato protetto da ambienti politici». Intanto, a qualche chilometro di distanza, a Genova, nel processo d’appello per la truffa della Lega Nord ai danni dello Stato, il sostituto procuratore generale Enrico Zucca definisce «la gestione dei conti della Lega Nord […] un caos totale; ma non un caos primordiale e creativo, una confusione voluta e consentita. Quello che succedeva era funzionale ed essenziale» ed emergono «sconvolgenti e preoccupanti giustificazioni dei membri del comitato di controllo, che sostengono di non avere capito il proprio ruolo, convinti che i controlli spettassero ad altri», oltre ad «un torpore, un sonno che avvolgeva i revisori e chi doveva controllare». Mentre il Tribunale del Riesame, pronunciandosi su una vicenda parallela, dà il via libera al sequestro dei quarantanove milioni truffati dal Carroccio.

È un martedì 17 luglio qualsiasi e Open Arms, ONG spagnola, salva Josefa a ottanta chilometri dalle coste libiche. Accanto a lei il cadavere di un’altra donna e quello di un bimbo di cinque anni. Proactiva, di cui Open Arms fa parte, dopo il salvataggio dichiara: «I libici hanno lasciato morire quella donna e quel bambino. Sono assassini arruolati dall’Italia». Immediata la replica del Ministro (del cambiamento) degli Interni Matteo Salvini, aristotelico: «Le bugie e insulti di qualche ONG straniera confermano che siamo nel giusto», mentre fonti del Viminale promettono prove che smonteranno la «fake news».

 

Mercoledì 18 luglio non è un giorno qualsiasi: è il cinquantesimo giorno di (governo del) cambiamento. E gli effetti sono ben visibili: per Open Arms «l’Italia non è più un porto sicuro». Secondo l’ONG «il reiterato annuncio di una sorta di contro inchiesta o contro versione [italiane] inducono preoccupazione rispetto alla tutela della donna sopravvissuta e della sua piena libertà di rendere testimonianza in condizioni di tranquillità e di sicurezza. Tutto ciò mentre la Commissione Europea, l’ONU, la Corte Europea dei Diritti Umani e l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri ribadiscono che la Libia non è in alcun modo un paese sicuro». L’Italia (del cambiamento), intanto, presenta al mondo le famigerate prove anti-fake news: un reportage video realizzato a bordo di una motovedetta libica da una giornalista tedesca, Nadja Kriewald. La quale, sfortunatamente dotata di parola, dichiara però all’Ansa: «Il capitano libico della nostra imbarcazione mi ha riferito che un paio d’ore prima, nella stessa area, c’era stata un’altra missione». Avvenuta, si legge nel suo articolo online, «ad alcune miglia nautiche dalla motovedetta Ras Sdjeir» sulla quale era a bordo. Le prove si sgretolano definitivamente quando il deputato di Liberi e Uguali Erasmo Palazzotto, a bordo della Open Arms durante il salvataggio, riferisce che «mentre una motovedetta girava la scena del salvataggio perfetto con una tv tedesca, un’altra lasciava in mezzo al mare due donne e un bambino. Sono due interventi diversi, uno a 80 miglia davanti a Khoms, l’altro davanti a Tripoli».

È un mercoledì 18 luglio qualsiasi, invece, per il Ministro del Lavoro (del cambiamento) Luigi Di Maio, tant’è che «Confindustria oggi dice che con il Decreto Dignità ci saranno meno posti di lavoro. […] Non possiamo più fidarci di chi cerca di fare terrorismo psicologico per impedirci di cambiare». Al punto che, dichiara il sottosegretario alla Giustizia (del cambiamento) Jacopo Morrone, «la riforma sulla legittima difesa è una priorità», perché occorre «dare risposte adeguate, come legislatori, ai troppi fatti di cronaca accaduti in questi ultimi anni, che hanno registrato furti in abitazione accompagnati da violente aggressioni e rapine in attività commerciali e aziende».

 

È un giovedì qualsiasi, il 19 luglio, ma per il Movimento Cinque Stelle è un giorno di grande fermento. Alcuni militanti pentastellati della prima ora, infatti, si sono organizzati in think tank nel vano tentativo di calcolare quanti immigrati clandestini servano per rubare quarantanove milioni di rimborsi pubblici in tre anni; mentre altri, i più attenti alle notizie, elmetto sul capo in pieno clima bellico, hanno già presentato domanda per far parte della contraerea. Pare, infatti, almeno secondo Tito Boeri, che «Di Maio [abbia] perso il contatto con la crosta terrestre».

Con i piedi per terra, come sempre, è invece il Ministro degli Interni (del cambiamento), Matteo Salvini, pronto finalmente ad occuparsi d’uno dei più urgenti e gravi problemi di ordine pubblico del Paese (del cambiamento): querelare lo scrittore Roberto Saviano. Per il quale, si legge appropriatamente nel testo della querela, su carta intestata del Viminale, ci sarebbe anche «l’ipotesi che gli venga tolta la scorta come ritorsione politica». A meno che non adotti la Neolingua, ovviamente.

 

È venerdì 20 luglio e nel Paese (del cambiamento) la situazione pare essersi normalizzata: Di Maio ha appena chiesto l’impeachment per Toninelli dopo una partita a Cluedo, i porti sono chiusi anche ai turisti in crociera che vengono a rubare il sole alle spiagge italiane e Tito Boeri, ricollocato ai servizi sociali in Comune, è in coda alle Poste per l’erogazione del reddito di cittadinanza. Solo un dettaglio turba la quotidianità (del cambiamento): il (della discordia) Ministro degli Affari Europei (del cambiamento) Paolo Savona è indagato per usura bancaria.

Così, mentre (il cambiamento di) Matteo Salvini replica popperiano «Vi sembra uno che ha la faccia da usuraio?», con platoniche argomentazioni quali «oltre ad avere tanti difetti è uno di quelli che stimo di più», un elettore cinque stelle della prima ora qualunque si felicita della possibilità, ex nuova legge sulla legittima difesa, di avere una pistola sotto il cuscino.

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