SettimAnale: Ma come mai, ma chissà Rai

È l’ultimo lunedì di un luglio qualsiasi nel Paese del cambiamento e il Ministro (del cambiamento) degli Interni, Matteo Salvini, si gode una meritata vacanza. «Mare, sole, amici, due birre, natura e qualche ora di relax. Evviva la pesca in Romagna!» cinguetta, stoccando con garbo l’ennesimo, vile avversario politico: «Baci a Maiorca». Mentre inquietanti notizie giungono da oltreoceano: «Sono d’accordissimo con quello che state facendo sul tema immigrazione» dice il Presidente (del cambiamento) degli Stati Uniti, Donald Trump, al Ministro (del cambiamento) più in vacanza che ci sia.

Intanto, a qualche chilometro di distanza dalla sdraio più del cambiamento d’Italia, la Guardia Costiera Libica opera, in barba a qualsivoglia normativa internazionale, un respingimento collettivo, deportando a Tripoli alcuni migranti presi a bordo del rimorchiatore italiano Asso Ventotto.

 

Il giorno dopo, un qualunque martedì di fine mese nel Paese del cambiamento, alcuni osservatori europei denunciano quanto accaduto qualche ora prima nel Mediterraneo. Ma il Ministro (del cambiamento) Salvini, più esperto di palle che mai dopo tre giorni di sessioni accanite di flipper, rassicura: «La Guardia Costiera Libica nelle ultime ore ha salvato e riportato a terra seicento sessantuno immigrati». Così, mentre alcuni “buonisti” si chiedono come si possa “salvare” delle persone portandole in Libia, «porto non sicuro» (a detta ONU); mentre svariati radical-chic fanno notare come le navi libiche, «trattandosi di mezzi militari, sono [escluse] dalla normativa civile che prevede strumenti di identificazione a bordo» (parola di Ministro, del cambiamento, delle Infrastrutture, Danilo Toninelli) e, dunque, il loro operato non risulta affatto verificabile dall’Italia (del cambiamento); mentre orde di frequentatori di centri sociali ricordano come la Guardia Costiera Libica non si addestrata al primo soccorso in alto mare; giunge finalmente una spiegazione: «Ogni campagna di guerra ha i suoi caduti». A dirlo è un militare italiano, rimasto anonimo, al Fatto Quotidiano. E peccato se la guerra gli immigrati non la portano, ma la rifuggono; dispiace se partono non con armi, ma con mezzi di fortuna; insomma, sarebbe un vero sbattone se, una volta giunti alle porte dell’Occidente, dopo immani sofferenze, gli occidentali, violando nuovamente i loro diritti umani, li riportassero dai loro carnefici.

È triste. Sì, ma è fine luglio. E la politica italiana (del cambiamento), dunque la stampa italiana (del camb… No, no quella è sempre la stessa!), hanno altro a cui pensare: le nomine RAI.

 

È il primo d’agosto e, vero perseguitato politico del profumo del primo bikini dell’anno, Silvio Berlusconi riappare sulla scena politica italiana. O, meglio, la scena politica italiana riappare su Silvio Berlusconi. Matteo Salvini, infatti, uscito da casa di Di Maio con la scusa di comprare le sigarette, si reca all’alba al San Raffaele di Milano, clinica dove Berlusconi sta effettuando alcuni controlli. Argomento dell’incontro: Marcello Foa, candidato del Governo (del cambiamento) a presidente della RAI. Un profilo sovranista, che con i propri profili social insultò il Presidente Mattarella: un candidato indipendente, insomma. Così indipendente che a garantire sulla di lui indipendenza sono due vice-premier (del cambiamento).

Sono le ore 8 e Matteo Salvini ha appena incassato il “sì” di Berlusconi. Ore 8:40: la Vigilanza procede alla citazione, senza gli esponenti di Forza Italia. Ore 9:00: la nomina di Marcello Foa, ventidue voti favorevoli a fronte d’un quorum di ventisette, è bocciata.

Le versioni si sprecano: c’è chi sostiene che il via libera sia arrivato, ma fuori tempo massimo, e chi sibila d’un ammutinamento della base; c’è chi parla di minacce di dimissioni, in primis quelle di Tajani, in caso di “sì” e chi, memore dei servizi di Studio Aperto, invoca al colpo di calore. Provvidenziale ed autorevole, dunque, giunge la voce forzista di Giorgio Mulè, che con la sicurezza d’uno Scajola qualsiasi dichiara: «Io sono il capogruppo in Vigilanza, non è arrivato nessun contrordine dal San Raffaele, altrimenti lo avrei saputo». Tant’è che Berlusconi rassicura: «La scelta di non votare è stata presa dai componenti forzisti della Vigilanza e da me condivisa». Mentre Matteo Salvini, nel dubbio, è già sul piede di guerra: «La Lega prende atto che FI ha scelto il PD per fermare il cambiamento». Eppure «il centrodestra non è finito»: B, in serata, sostiene abbia ancora le mestruazioni.

 

È il due agosto: non un giorno qualsiasi in Italia (del cambiamento e non). È l’anniversario della strage di Bologna e in Parlamento si sta rendendo omaggio alle vittime con un minuto di silenzio (nonostante i familiari invochino la verità, non certo altro silenzio). Passati sessanta secondi, probabilmente nel vacuo tentativo di rimpiazzare l’orrido con il disgustoso, la deputata (del cambiamento) di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti insorge, perché «bisognerebbe avere il coraggio di dire che i giudici a Bologna sono sempre stati prigionieri di logiche ideologiche-giudiziarie, con lo scopo non di ricercare la verità, ma di riuscire, a tutti i costi, ad arrivare alla conclusione che la matrice fosse nera per ragione di Stato».

Alcuni cronisti ivi presenti riportano, poi, che alla domanda “Dunque dobbiamo ricordare solo le stragi non nere?” la risposta sia stata “E allora le foibe?“. Versione che trova la conferma di alcuni camerieri della bouvette del Senato, cui sarebbe stata data la medesima risposta alla domanda “Gradisce il dolce?“.

 

È venerdì 3 agosto. E dopo una settimana di ronde ammazza-presunti-ladri, uova in faccia, Ministri (del cambiamento) degli Interni al flipper con magliette recanti slogan neo-fascisti e tweettanti frasi di Benito Mussolini nel giorno del suo compleanno, è tempo di parlare dei veri problemi del Paese.

Il Ministro (del cambiamento) della Famiglia Lorenzo Fontana, infatti, propone di abrogare «la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usta dai globalisti per ammantate di antifascismo il loro razzismo anti-italiano». Molto strani, questi anni. «I burattini della retorica del pensiero unico se ne facciano una ragione» dice il devoto alla Madonna e alla sovranità, «il loro inganno è stato svelato». D’altronde, «se c’è un razzismo, oggi, è in primis quello utilizzato dal circuito dei mainstream contro gli italiani», perché «un popolo che non la pensa tutto allo stesso modo, consapevole e cosciente della propria delle propria identità e della propria storia fa paura […], perché non è strumentalizzabile». Come non lo erano, e notoriamente non lo sono, le opinioni pubbliche sotto dittatura.

Conclude, Fontana, rinnovando idealmente la promessa di «intervenire per potenziare i consultori per cercare di dissuadere le donne ad abortire», con un augurio di buona gravidanza a tutte le donne. Soprattutto quelle che incinte lo sono sempre.

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